IL CLIMA CHE CAMBIA
I cambiamenti climatici sono stati in passato i principali responsabili delle estinzioni avvenute sul nostro pianeta, basti ricordare la grande estinzione di massa avvenuta nel Permiano. Attualmente si discute spesso di quanto il continuo surriscaldamento del nostro pianeta sia deleterio per la conservazione della biodiversità. Il surriscaldamento globale è potenzialmente un forte fattore di minaccia verso molte specie, sia animali che vegetali; soprattutto verso le specie più vulnerabili, più sensibili ai cambiamenti del clima e meno mobili.
Il rischio non è ormai solo potenziale, ma effettivo, in quanto la Terra non è mai stata così calda negli ultimi 10.000 anni e di conseguenza sta andando incontro a una sostanziale modifica del clima e della distribuzione delle fasce climatiche, con variazioni delle quantità di precipitazioni annuali, della durata delle stagioni, eccetera.
Questo cambiamento è strettamente legato alle emissioni nell’atmosfera dei gas associati all’ormai noto effetto serra e alimenta a catena un processo di degradazione degli ambienti naturali, incrementando la perdita di habitat e modificando i periodi di crescita e di maturazione dei vegetali e i comportamenti e i bioritmi naturali di molti animali. Il destino prossimo di molti animali è quindi legato alla loro capacità di spostamento, di migrare verso condizioni ambientali più favorevoli.
Molti sono gli esempi dell’effetto negativo che il cambiamento climatico ha sugli esseri viventi e di come questo fattore di minaccia diventerà in un futuro prossimo sempre più allarmante per numerose specie animali.
Ad esempio in Costa Rica, presso Monteverde, in tempi recenti è cambiata del tutto la distribuzione e la relativa abbondanza di uccelli, rettili e anfibi in relazione al cambiamento nella frequenza della stagione secca; nel 1987 in relazione a una netta diminuzione della stagione umida, sono scomparse dalla 20 alle 50 specie di anfibi.
CATENE DI ESTINZIONI
Con il termine di catene di estinzioni si indica la scomparsa di una specie a causa dell’estinzione di un’altra; può accadere in natura che l’improvvisa scomparsa di una specie generi a catena l’estinzione di un’altra specie ad essa in qualche modo correlata.
Originariamente il termine era stato coniato per indicare l’estinzione di un insetto parassita in seguito alla scomparsa della specie che lo ospitava.
Attualmente è anche usato per indicare la conseguente scomparsa di una specie in relazione con un’altra, come nel caso del rapporto preda – predatore o di specialisti erbivori nei confronti della loro specifica fonte di cibo, come nel caso del panda gigante e del bambù.
UN PROBLEMA SENZA CONFINI
Il problema principale dell’inquinamento è che non conosce confini nella sua espansione; i materiali inquinanti, soprattutto i gas che si riversano nell’atmosfera, vengono infatti trasportati e diffusi su tutto il Pianeta tramite la circolazione dei venti.
Le sostanze chimiche tossiche, soprattutto gli idrocarburi clorurati come il
DDT, si concentrano nelle catene alimentari colpendo in modo particolare gli anelli posti alle loro estremità.
Il DDT interferisce, ad esempio, con il metabolismo del calcio negli uccelli, provocando la formazione di uova con guscio sottile, quindi più fragile, e di pulcini deformi. Molti inquinanti possono inoltre creare mutazioni genetiche e problemi relativi alla fertilità animale, come è stato riconosciuto in molti pesci, negli alligatori e negli orsi polari. L'inquinamento e l'aumento della temperatura dell'acqua hanno eliminato specie endemiche, cioè tipiche di aree limitate.
Anche lo sfruttamento commerciale da parte dell’uomo di alcune specie animali, per ottenere cibo o altri prodotti, ha portato alla minaccia e all'estinzione di molte specie. Quando il numero di individui cacciati o uccisi supera il numero di individui che nascono, la popolazione della specie animale minacciata non è più in grado di reggersi ed è condannata a un lento declino.
Ne sono tristi esempi il massacro delle grandi balene per l'olio e la carne, il bracconaggio nei confronti del rinoceronte africano per ottenere il suo corno, l’estinzione nel Diciannovesimo secolo dell’alca impenne, una sorta di pinguino dell’emisfero boreale, incapace di sfuggire alla persecuzione dei marinai, l’estinzione all’inizio del Ventesimo secolo del piccione migratore a causa della caccia incontrollata, delle trappole e del taglio delle foreste.
Il piccione migratore solo all'inizio del Diciannovesimo secolo si riproduceva in colonie di molti milioni di esemplari, nelle foreste decidue dell'America settentrionale, ma una caccia sconsiderata lo ha portato all’estinzione nel giro di soli cento anni.
Attualmente molte specie ittiche sono minacciate dalla pesca intensiva che viene ormai praticata quasi dappertutto e in tutte le stagioni per soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione umana sempre in crescita.
Tra gli esempi celebri del passato di animali estinti a causa di una forte pressione venatoria da parte dell’uomo si può ricordare il lupo della Tasmania, la tigre di Bali e la tartaruga dello Yunnan.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006