ECOLOGIA ED ENERGIA
aprile 2014
PECHINO A GAS
Proposte per risolvere un enorme problema di inquinamento di una enorme città
Pechino risulta essere tra le città più inquinate al mondo. Nei periodi peggiori lo smog risulta talmente pesante e saturo di cattivi odori che spesso è anche causa di sospensione o ritardi nei voli per la ridotta visibilità causata. I principali responsabili di questa cattiva qualità dell’aria sono le emissioni degli autoveicoli e delle industrie.

Occorre pertanto che sia il governo sia le imprese ed i cittadini diventino maggiormente consapevoli e responsabili del modello di sviluppo e di consumi che si sta consolidando in Cina.

Il livello di inquinamento raggiunto è infatti un segnale della scarsa lungimiranza tenuta durante la redazione del trattato di Kyoto. Infatti, il trattato, mentre prevede per i paesi sviluppati l’obbligo di ridurre almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas inquinanti per evitare l'effetto serra e l'allargamento del buco dell'ozono, non obbliga i paesi in via di sviluppo, Cina compresa, a ridurre le proprie emissioni.

L’inquinamento a Pechino è diventato un fenomeno così importante che, segnala l’agenzia stampa AGI, per fronteggiarne l'emergenza, sono stati diramati avvisi a stare in casa e le scuole elementari e medie hanno vietato le attività sportive all'aperto nei giorni in cui lo smog raggiunge livelli più alti di concentrazione di polveri sottili. Le autorità municipali hanno messo in atto un piano di emergenza, in vigore dallo scorso anno, che prevede, tra l’altro, una diminuzione delle attività delle imprese di costruzione e una riduzione delle emissioni industriali.

Il sito greenreport, nel quadro della lotta contro l'inquinamento, riporta che molte province, municipalità e regioni autonome della Cina hanno firmato con il ministero della protezione dall'ambiente un Libro bianco sulla responsabilità ambientale con il quale si sono date l'obiettivo di ridurre tra il 5 e il 25% le emissioni di particolato e che richiede a regioni e province di adottare molteplici misure, come l'eliminazione delle strutture industriali obsolete e il miglioramento del controllo su caldaie, veicoli e attività che producono polveri, ma soprattutto la diminuzione dell'utilizzo di carbone. L’impatto di queste misure sembra però essere ridotto dal fatto che in Cina nel 2013 sono state approvate nuove centrali a carbone che bruciano più di 100 milioni di tonnellate del combustibile inquinante. Si tratta di una crescita dell'utilizzo del carbone sei volte più alta rispetto al 2012 che mette in dubbio la serietà degli obiettivi di riduzione dell'inquinamento citati.

Una conferma delle cause dell’inquinamento è data dal sito “lescienze.it” dove si evidenzia che il tumultuoso sviluppo economico della Cina è andato di pari passo con l’aumento delle sue emissioni di gas inquinanti. Grazie a dati comparati raccolti in studi pluriennali, è stato possibile valutare l'origine di queste emissioni che sono dovute in parte alla produzione di beni destinati all'esportazione, soprattutto verso gli Stati Uniti. In pratica, questo significa che delocalizzando in Cina la produzione industriale, gli Stati Uniti vi portano inquinamento atmosferico, con conseguenze sul clima globale, Stati Uniti inclusi. Ulteriori studi dimostrano che nel 2006 la produzione in Cina di beni destinati all'esportazione è stata responsabile di consistenti percentuali di sostanze inquinanti, e, per ogni inquinante, circa il ventuno per cento delle emissioni cinesi legate all'esportazione è da attribuire agli scambi verso gli Stati Uniti.

Infine, il problema dell’inquinamento è talmente sentito che, come segnalato d’agenzia ANSA, un ricercatore dell'università cinese di Zhejiang e di quella statunitense del North Carolina, sostiene che spruzzare acqua dagli edifici simulando la pioggia potrebbe ridurre l'inquinamento atmosferico nelle metropoli della Cina.

Questo espediente non servirebbe comunque a ridurre la produzione di inquinamento. Più efficaci benefici per contenere l’inquinamento e i cambiamenti climatici si possono raggiungere sviluppando la cooperazione internazionale anche con la Cina sulla base delle seguenti azioni previste dalla legislazione europea:
• raggiungere l'obiettivo della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in una percentuale molto significativa rispetto al livello del 1990, migliorando quanto stabilito nel protocollo di Kyoto con misure riguardanti la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, la politica dei trasporti e la promozione di tecnologie rispettose del clima;
• informare costantemente i cittadini in modo da arrivare a modificarne il comportamento, anche con appropriate campagne di sensibilizzazione;
• rafforzare la ricerca sia per approfondire le conoscenze sui cambiamenti climatici e sulle relative incidenze a livello planetario e locale, sia per sviluppare strategie di attenuazione dei cambiamenti climatici e strategie di adeguamento ai cambiamenti climatici;
• rafforzare la cooperazione internazionale sia a livello scientifico e a livello di trasferimento di tecnologie rispettose del clima, sia con i paesi in via di sviluppo, elaborando politiche di sviluppo rispettose del clima e rafforzando le capacità di adattamento dei paesi più vulnerabili.
Elia Bova

 
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