
Una volta tanto non parliamo di un progetto futuro, ma di quello che tre anni fa era un progetto, una ipotesi ed ora è una iniziativa felicemente realizzata.
L’assessorato regionale sardo alla agricoltura e pesca, tre anni fa circa, lanciò l’idea di aree di ripopolamento attivo. Una sperimentazione della durata di tre anni per dare la possibilità ai crostacei di Sardegna di crescere, viste le limitate e non commerciali dimensioni, a causa della pesca praticata senza regole, ma soprattutto un modo per ripopolare il mare sardo, sempre più povero a causa, appunto, di una pesca senza alcuna regola né criterio.
Le aree di ripopolamento che furono individuate erano sei : Sant’Antioco, Cabras-Marceddì, Cabras-Su Pallosu, Alghero, Castelsardo, La Caletta o San Teodoro (o comunque nella Costa Orientale).
“ Ciascun area potrà racchiudere una porzione di mare di forma quadrata avente i lati di 4 chilometri circa. Dagli studi eseguiti dai biologi marini della università di Cagliari, infatti, risulta che nell’arco di dieci anni una aragosta femmina può percorrere 1,4 chilometri (più sedentari gli esemplari maschili con 0,3 chilometri di spostamento). Nelle aree di ripopolamento sarà vietato pescare. Anzi in quei tratti di mare le marinerie o le associazioni di pescatori titolari della concessione immetteranno gli esemplari pescati sottotaglia, dopo essere stati marchiati. La sperimentazione in ciascuna area durerà 3 anni. Una volta che le aragoste raggiungeranno le dimensioni ammesse dalle norme comunitarie (Regolamento CE n. 1967/2006, che prevede per le aragoste una taglia minima di 90 mm di lunghezza carapace), potranno essere ripescate. Le spese per realizzare il progetto saranno a carico della Regione che seguirà la sperimentazione attraverso i propri tecnici . Nelle stesse aree dell’Isola, potranno essere avviate attività di multifunzionalità (ristorazione, ittiturismo, pescaturismo, visite subacquee, ecc,) che consentiranno ai pescatori di integrare il proprio reddito e, indirettamente, di migliorare la sorveglianza e il monitoraggio delle zone.” (Fonte La nuova Sardegna).
Gianni Usai, un operaio Fiat ritornato in Sardegna a fare il pescatore, credette in queste ipotesi e fondò a Su Pallosu una cooperativa dedicata soprattutto all’allevamento e pesca delle aragoste che chiese ed ottenne l’aiuto della Università di Cagliari, in particolare del professore. Angelo Cau, il quale studiò uno specifico progetto per “il ripopolamento sostenibile dell’aragosta rossa nel mediterraneo”.
Oggi si può proprio dire che il progetto è riuscito, infatti nella zona di Su Pallosu si sono ottenuti risultati eccezionali ovvero oltre il 500 % di incremento della biomassa delle aragoste.
A questa iniziativa è stato dedicato anche un film-documentario di 30 minuti - realizzato dai registi Francesco Cabras e Alberto Molinari, prodotto da Ganga Film e Lighthouse Foundation in collaborazione con Legambiente e Ocean2012, il documentario è stato presentato in anteprima lunedì 16 dicembre 2013 a Roma.
Foto greenews.info
Domitilla Senni di Ocean2012, ideatrice del filmato, in occasione della prima del film ha detto che “Ciò che abbiamo voluto cogliere e mostrare è che se la pesca viene affidata a chi sa prendersi cura del mare, può realmente essere sostenibile e offrire un futuro anche occupazionale” e Gianni Usai “Ci siamo resi conto che eravamo vicini all’estinzione delle aragoste, soprattutto a causa della pesca a strascico e anche perché molti pescatori non rispettavano le taglie minime delle aragoste …da circa 13 tonnellate di aragoste all’anno, eravamo arrivati a pescarne una soltanto. Così, abbiamo avviato questo esperimento di ripopolamento. Ora i nostri pescatori stanno finalmente capendo che da predatori si può diventare agricoltori del mare”.
Fonti: la Nuova Sardegna on line 19 agosto 2009; Ansa.it; Corriere on line 17 dicembre 2013 ; La Stampa on line 17 dicembre 2013; Legambiente.it; Ocean2012.eu; Greenews.info.
SEGUE VIDEO TRAILER DEL DOCUMENTARIO