
Necessita una premessa:
Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è un movimento italiano nato e cresciuto informalmente dall'inizio degli anni 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso e successivamente sfociato in un'associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Georgescu –Roegen, fondatore della bioeconomia ed in linea con il pensiero di Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del PIL si riscontra una diminuzione della qualità della vita.
Nell'ottica di un indirizzo più autarchico della società, dove l’autosufficienza e quindi l'autoproduzione giochino un forte ruolo, il manifesto del movimento sostiene che un normale prodotto alimentare commerciale coinvolga un giro sproporzionato di risorse, che vanno ad incidere non solo sullo stesso prodotto finale, e sul suo prezzo al consumo, ma ancora di più sull'intero sistema.
Si conteggia il costo di produzione, trasporto e smaltimento finale di contenuto, contenitore ed imballaggi ed i costi ecologici e sociali indotti, dal consumo di carburante, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti agli aspetti sanitari ed ambientali derivati, considerando tutte le ricadute economiche collaterali, mostrando così che il prodotto fatto in casa ha un impatto ecologico minore rispetto a quello industriale e addirittura conseguenze migliori sul benessere delle persone.
I sostenitori del MDF ritengono che vi siano casi piuttosto frequenti in cui attraverso processi di autoconsumo, di risparmio energetico e di relazioni di scambio, che non transitino necessariamente per il mercato, si verifichi un incremento della qualità della vita materiale associata ad una diminuzione del PIL.
Viene auspicato quindi l'aumento del benessere riducendo il PIL tramite l’autosufficienza e la produzione in proprio. Un esempio classico in seno alle scienze economiche è quello paradigmatico della economia contadina.
Queste idee stanno per avere una pratica realizzazione a Vicofertile, frazione del comune di Parma, dove un imprenditore agricolo con idee innovative sta realizzando un villaggio che sarà composto da 60 abitazioni, per un totale di duecento cinquanta abitanti, fornito di negozi e servizi e totalmente autosufficiente per quanto riguardai bisogni alimentari ed energetici, anzi oltre alla realizzazione di una economia a costo zero, per duecento persone circa, si potranno vedere prodotti agricoli per cinque volte circa i bisogni “interni” del villaggio.
Giovanni Leoni non è un visionario, dirige già una solida azienda agricola che produce 1500 forme di parmigiano-Reggiano/ anno, 22 mila quintali di pomodori e 10 mila quintali di cipolle.
Dice Leoni “ la sintesi del mio pensiero e della mia proposta è nel ‘manifesto per l’agrovillaggio’ un libro in cui racconto come sia possibile affrontare in modo positivo la crisi del nostro tempo coniugando inoltre l'aspirazione al vivere bene delle persone con le necessità della Natura.
Sono un agricoltore. Lo sono da sempre. Per questo conosco sia le degenerazioni dell'agricoltura sia le potenzialità che ha per le persone.
Non solo per produrre il cibo, ma anche per ricostruire un tessuto comunitario che non c'è più. Oggi la crisi ci mette di fronte al fallimento del modo di vivere individualistico del Novecento, ma le alternative non ci sono ancora. Bisogna ancora costruirle e l'Agrivillaggio è una proposta che va in questa direzione.
Con la crisi abbiamo sempre più la necessità di dover contare su rapporti sociali di vicinato che sono stati estirpati dal vivere urbano.
Senza nostalgie, però.
L'agrivillaggio non è ritorno al "bel tempo andato". Per nulla. Le conquiste del Novecento come, in particolare, l'emancipazione delle donne dal controllo familiare così oppressivo nelle nostre campagne sono irrinunciabili.
Così come tutte le tecnologie che ci permettono di spostare informazioni anziché persone e cose.
Queste sono le ragioni che mi hanno mosso a ideare l'agrivillaggio. Innanzi tutto nella mia città, a Parma, dove siamo in uno stadio avanzato del progetto.
Ma Parma è solo una delle mille città dove può nascere un Agrivillaggio. Ognuno riadattato sulle necessità della comunità locale. Perchè non c'è un solo modello di agrivillaggio.
Ce ne sono tanti.
Ognuno differente. Biodifferente.”
Ogni casa, ad un piano, sarà composta da moduli di 18 mq., dotata di moduli fotovoltaici e solare termico. I rifiuti verranno smaltiti attraverso la fitodepurazione, la creazione di biomassa, biogas, metano e quindi produzione di energia; gli abitanti si muovono a piedi, in bici o con auto elettriche.
Il cuore pulsante, “il polo energetico” dice Leoni, è la stalla già perfettamente funzionante e in linea con le migliori tecnologie, che sforna cibo, consente il riciclo dei rifiuti e produce energia.
L’agrovillaggio sarà a regime nel 2015 in concomitanza con l’Expo ed i suoi temi centrati sulla alimentazione.
Fonti: https://www.agrivillaggio.com, wikipedia, Francesco Alberti “L'ecovillaggio al cento per cento dove cibo ed energia sono a km 0” Corriere della sera. 12 gennaio 2014;