NATURA
febbraio 2014
NON C'E' PACE TRA GLI ULIVI
fotoNon c’è pace tra gli ulivi.
Così si chiamava uno dei capolavori del neorealismo italiano, splendido e drammatico film degli anni ’50 interpretato da Raf Vallone e Lucia Bosè. Lo citiamo solo come pretesto per parlarvi della grave situazione che si è venuta verificando, nel Salento, in questi ultime mesi.
Cominciamo dai titoli e contenuti allarmistici riportati dai media locali:
Un batterio killer “ Xylella”sta attaccando gli ulivi del salento e dell’intera regione e provocando il dissecamento rapido delle piante, per ora in un territorio di ottanta kilometri quadri: la malattia incomincia con il disseccamento della chioma a zone, estendendosi via via a tutto l’albero e terminando con la morte della pianta.
Le cause di questa moria improvvisa hanno dato un bel grattacapo ai ricercatori di Bari, in quanto non sembra esserci una causa unica. Spiega Giovanni Martelli, fitopatologo dell’Università e del CNR di Baried a capo del laboratorio che si sta occupando delle indagini sulla causa della malattia,quanto si riscontra “è verosimilmente il risultato dell'azione di tre diversi attori: il lepidottero Zeuzera pyrina (rodilegno giallo), le cui larve scavano delle gallerie nel tronco e nei rami dell'olivo che facilitano l'ingresso del secondo attore, un complesso di funghi microscopici del generePhaeoacremonium. Il terzo attore è il batterio Xylella fastidiosa.”
“Nella zona d’interesse”, aggiunge Giovanni Martelli, “sono proprio le piante secolari a soffrire e morire. Nella zona colpita non ho visto impianti recenti”.
Come riportato anche da Antonello Cassano su Repubblica, “è una malattia molto seria che mette a rischio l’intera Europa … e l’ipotesi di sradicamento ( per fermare l’infezione ) potrebbe riguardare sei mila alberi di ulivo”.
Sono interventi anche esperti internazionali tra i quali il prof .Rodrigo Almeida della università di Berkeley, che ha avvallato le valutazioni più preoccupate ed anche se il ministro Di Girolamo rassicura che “l’infezione non intacca minimamente l’olio” nel piano d’emergenza predisposto dalla regione Puglia si ipotizza l’estirpazione delle piante malate nell’area definita come focolaio, il rogo della vegetazione di piccole dimensioni ed il divieto assoluto della movimentazione del materiale infetto.

Ma le valutazioni in merito a questi fenomeni sono molto contrastanti, infatti in un rapporto ,riportato da National Geographic Italia, si sostiene che “le piante effettivamente uccise da questa misteriosa infezione sono poche. Leggendo I giornali ci si aspetterebbe una distesa di ceppaie morte che si estende a perdita d’occhio” ma non sembra che le cose stiano così.
“Secondo l’agronomo salentino Cristian Casili, gli alberi morti per via di questa patologia sono una percentuale davvero minima dei 9 milioni di ulivi presenti in Salento, meno dell’1%, e l’infezione è comunque a macchia di leopardo, con poche piante gravemente colpite frammiste a piante sane o debolmente affette, bisogna tener presente che l’ulivo è una pianta molto resistente e con una grande capacità di ripresa. Le piante colpite erano probabilmente indebolite da tecniche colturali errate o scarse, con potature estreme che favoriscono l’ingresso di patogeni e altri fattori antropici che avevano precedentemente colpito l’agroecosistema”.

Secondo altre fonti, si sta assistendo ad una vera iniziativa di mistificazione da parte di “poteri forti” e con obiettivi molto diversi da quelli dichiarati.

Secondo il Forum Ambiente e Salute si starebbe fomentando un "clima terroristico, cui stiamo assistendo con massima indignazione, che insieme agli olivi minaccia l'intero territorio salentino, la sua economia, i suoi cittadini e la libertà.
Tutto trae spunto da un intervento ufficiale della autorevolissima Accademia dei Georgofili di Firenze, la quale ben ha spiegato che tra gli ulivi salentini, oggi sotto analisi, non si riscontra il batterio Xylella nella sua forma genomica fastidiosa e preoccupante dal punto di vista fitosanitario, per ulivi, come per altre culture, mandorli, vite, agrumi, etc.; non solo, ma anche dai ricercatori dell'Università del Salento si rende noto, che è asintomatico per gli ulivi sui quali è presente (questo anche confermato da pubblicati articoli scientifici) e non solo, tale sottospecie salentina, potrebbe persino essere endemica, ovvero qui presente da millenni e assolutamente presenza innocua.
Sostiene ancora il Forum che è vergognoso dover ancora leggere sui giornali e vedere nei TG irresponsabili tecnici locali, nonché disinformati politicanti, parlare ancora della presenza di un batterio “killer” che sarebbe presente nell’ nostro ecosistema salentino e da sterminare: questa l'assurda terapia da quarantena è solo propaganda propagandata: sterminando nei fatti l'ecosistema stesso!

Questo è quanto scritto dagli accademici dei Georgofili e ripreso da più fonti, ma ad oggi ignorato gravemente in loco in territorio pugliese: “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l'olivo.

Di ciò è stata data notizia al Servizio Fitosanitario Regionale ed al Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e se ne è parlato, sembrerebbe invano, nei numerosi incontri con tecnici ed agricoltori che si sono tenuti nelle zone colpite. In conclusione, non vi sono al momento elementi che facciano ritenere X. fastidiosa come l'agente primario del disseccamento rapido dell'olivo.”
Molte anche le anomalie nei comportamenti consigliati, per esempio le olive raccolte possono essere portate (e probabilmente vendute), .. non però campioni di rami e foglie per le giuste e doverose contro-analisi indipendenti!. I contadini sono obbligati a bruciare i rami secchi sul posto, come comprensibile, ma poi, obbligo alquanto anomalo, il grosso della legna dovrebbe restare sul campo per mesi a seccare per, poi, essere asportato quale biomassa!

Si parla di “obbligo” di estirpazione degli alberi colpiti, anche se monumentali e vincolati, senza ancora conoscere, dunque, le cause del disseccamento di alcune loro foglie, ed ignorando la grande forza rigenerativa di un ulivo vetusto, come di ogni altro albero. Ignorando che ci si avvia verso i freddi mesi invernali, ed ogni buon agronomo, o meglio “vero deontologicamente” agronomo, sa essere il freddo una importantissima cura naturale volta a abbattere e/o ridimensionare innumerevoli parassitosi in un periodo anche in cui le piante sono a riposo vegetativo.

Se da un lato, ancora, per fortuna il Salento e l'Italia tutta, possono contare su un ente di vera scienza agronomica quale l'Accademia fiorentina, dall'altro lato, assistiamo invece ad una, questa sì, vera, “contaminazione” del settore agronomico ad ogni suo livello.
Una non-agronomia che vede enti di spacciata ricerca ed associazioni di categoria organizzare convegni e siglare, persino, accordi con le ditte delle centrali termoelettriche a biomasse, cui destinare alberi abbattuti con ogni possibile scusa, come gli oli vegetali da produrre sui terreni, depauperati dalle antiche tipiche colture, e “riconvertirti” alla produzione di biocarburanti, ovviamente, senza più alcun possibile limite per l'uso di nocivi prodotti chimico-industriali …
Ed è così che alcuni contadini, con olivi anche perfettamente sani, nella loro, spesso abusata e strumentalizzata buona fede, dicono di voler vendere i loro uliveti, e hanno paura di utilizzare la loro legna per il loro focolare domestico!

Più recentemente, alla fine di dicembre, viene riportata una nota sulla bacheca di Facebook che l’onorevole Adriano Zaccagnini, vicepresidente della Commissione Agricoltura della camera dei deputati, ha scritto dopo un sopralluogo della zona, si legge:
"La visita sul campo nella zona focolaio con esperti agroecologi mi ha permesso di riscontrare come gli uliveti presentano dei sintomi da disseccamento a macchia di leopardo, ma di certo meno massicciamente di quello che ci si può aspettare dalle descrizioni apocalittiche delle settimane scorse. Inoltre i nuovi germogli che spuntano da tutti gli ulivi precedentemente disseccati non sono affatto riseccati, come qualche esperto ha affermato, anzi sembra che le piante siano in fase
di "succhio", ovvero di rivegetazione.
Altro elemento assolutamente centrale è l'aver rilevato come nella zona sia comune la pratica di
utilizzare oltremodo massicciamente i disseccanti (glifosate) per pulire dalle erbe i terreni, la differenza con gli oliveti biologici è netta.
Questi ultimi più rigogliosi e pochissimo affetti da dissecamento, E' chiaro come nella ricerca scientifica, per comprendere la vicenda in tutti i suoi contorni, sia da approfondire la probabile correlazione fra utilizzo massiccio dei disseccanti e dei fungicidi (vietati perlegge) e il generale complesso di disseccamento rapido degli ulivi (CDRO).
Per quanto riguarda la patogenicità della Xylella nel 2010 R.Krugner per l'Univ della California ha pubblicato uno studio in cui si afferma come l'inoculazione della Xylella in piante di olivo sane non ha portato a riscontrare gli stessi sintomi del disseccamento, questo ha dimostrato come la patogenicità al momento non è dimostrata per l'ulivo e ancora da dimostrare scientificamente. Ovviamente credoche l'EFSA, se farà uno studio serio, si avvarrà di questo studio scientifico nella redazione delle proprie indicazioni precauzionali."


Fonti: National Geographic.it, articoli vari di Antonello Cassano e Chiara Spagnolo apparsi su repubblica ed. di Bari, Libero 24.7, teatronaturale.it, tagpresse.it, forum ambiente.altervista.org, il pastonudo.it
Sergio Saladini
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