rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
febbraio 2014
I PICCOLI PASSERIFORMI : L'ALLODOLA
Le allodole appartengono alla famiglia Alaudidae; questi uccelli sono particolarmente diffusi in Eurasia e Africa, mentre poche specie sono presenti in Australia del nord e in America settentrionale. Molte delle specie frequentano habitat aridi e desertici, come la specie africana Eremophila bilopha o allodola cornuta, altre prediligono la campagna aperta, le distese erbose senza alberi e i campi coltivati, come l’allodola propriamente detta (Alauda arvensis). Sono passeriformi di medie dimensioni, raggiungono lunghezze di 20 centimetri e presentano colorazioni a tinte smorte, ravvivate in alcune specie da parti bianche o scure; a volte sono presenti sul capo ciuffi o creste di penne erettili e, in generale, non esiste dimorfismo sessuale. Una livrea di questo tipo ha lo scopo principale di mimetizzare e di nascondere questo uccello che ha l’abitudine di nidificare a terra e quindi è maggiormente esposto ai predatori. Possiedono un becco piuttosto robusto, lungo e leggermente arcuato verso il basso, hanno zampe slanciate con l’unghia del dito posteriore piuttosto lunga, per consentire una maggiore stabilità al suolo. Nel nido a terra la femmina depone da due a sei uova maculate. Raramente si sposta su alberi o cespugli, resta quasi sempre a terra; quando però avvertono un minimo segno di pericolo o quando devono segnalare la loro presenza ai potenziali partner o il possesso territoriale, si alzano in volo in maniera rapida e leggera, emettendo canti melodiosi composti da brevi fraseggi musicali alternati a prolungati gorgheggi.
L’allodola è una specie gregaria e parzialmente migratrice, infatti alcune popolazioni, soprattutto quelle del sud dell’Europa, sono stanziali, mentre quelle del centro e del nord Europa durante la migrazione autunnale si spostano nell’Europa occidentale, dall’Inghilterra, all’Irlanda e fino ai paesi più meridionali come la Spagna, il sud della Francia e il nord dell’Italia; alcune popolazioni preferiscono addirittura svernare in Africa. Le popolazioni che nidificano nella parte nord dell’Europa centro-orientale svernano in Iran, Afghanistan, Pakistan e nel nord-ovest dell’India, alcune volano fino al lontano oriente, in Cina, Corea e Giappone.
Il simbolismo dell’allodola ha sempre preso spunto dal suo particolare comportamento. Quel suo innalzarsi verso il cielo cantando soavemente e poi ritornare giù in picchiata sulla terra le ha fatto assumere il significato di messaggera fra il cielo e la terra, fra dio e gli uomini. Il suo canto allegro ha ispirato poeti e scrittori. Shakespeare la definisce “messaggera del mattino” poiché comincia ad emettere il suo canto melodioso già dalle prime luci del giorno. Dante Alighieri così la cita nella sua Divina Commedia (Paradiso XX, 73-75):
“Quale allodetta ch’n aere si spazia
prima cantando, e poi tace contenta
dell’ultima dolcezza che la sazia”.
Ispirò anche il poeta inglese Shelley che le dedico la sua poesia A un’allodola:
“Salute a te, o spirito di gioia!
Tu che non fosti mai uccello, e dall’alto
del cielo, o vicino, rovesci
la piena del tuo cuore in generose
melodie di un’arte non premeditata.
Sempre più in alto, più in alto ti vedo
guizzare dalla terra, una nube di fuoco,
e percorri con l’ali l’infinito azzurro,
ti levi nell’aria cantando,
e librandoti alta ancora canti.
Nei bagliori dorati del sole
che sta per tramontare, là dove
s’accendono in alto le nubi
tu corri e veleggi, una gioia incorporea
che ha appena iniziato la corsa”.
Nello yoga e dagli alchimisti indiani viene paragonata al santone che lievita e “diventa così forma simbolica della trascendenza oltre la condizione umana; la capacità di sollevarsi nell’aria indica l’accesso alle estreme verità”.
Presso i cristiani il suo canto in onore della luce e il suo svelto salire verso il cielo la faceva paragonare alla preghiera e si riteneva che il suo nome Alauda derivasse da a lauda e cioè “dalla lode”.
San Bonaventura di Bagnoregio, nella sua Leggenda maggiore in cui narra la morte di Francesco d’Assisi, così ci racconta l’amore per la luce dell’allodola: “Le allodole, che sono amiche della luce e hanno paura del buio della sera, al momento del transito del santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e, roteando a lungo con non so quale insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla gloria del santo, che tante volte le aveva invitate a lodare Dio”.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006