ECOLOGIA ED ENERGIA
gennaio 2014
MATTARELLUM E SISTEMA INGLESE
Ciclo approfondimenti sulla Costituzione Italiana - quarta puntata
fotoLa recente elezione del nuovo segretario del partito democratico sembra avere dato nuovo impulso alla riforma della legge elettorale. Tra i vari sistemi proposti quello che sembra avere maggiori possibilità di successo è il ritorno al Mattarellum per l’elezione di camera e senato. Tale sistema, contenuto nelle leggi n. 276/1993 e n. 277/1933, era la trasposizione dei risultati ottenuti dai referendum del 1993 e prevedeva l’elezione in un turno unico del 75 per cento di deputati e senatori in collegi uninominali e per il restante 25 per cento con ripartizione proporzionale previo scorporo dei voti utili all’elezione dei candidati nei collegi uninominali.

Il vantaggio di questa eventuale soluzione sarebbe quello di ripristinare una legge elettorale che aveva consentito nel 1994, nel 1996 e nel 2001 di bipolarizzare il sistema politico con l’alternanza degli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra. Sarebbe comunque opportuno procedere a un intervento di correzione abrogando lo “scorporo”, sia per evitare il depotenziamento degli effetti maggioritari, sia per eliminare il fenomeno delle cosiddette “liste civetta”.

Anche il Regno Unito ha un sistema elettorale interamente maggioritario a turno unico per l’elezione della Camera dei Comuni dove in ognuno dei 650 collegi elettorali ciascun partito o movimento politico può presentare un solo candidato e viene eletto quello che ottiene il maggiore numero di voti. Il sistema “first past the post” presenta il vantaggio di essere un meccanismo comprensibile a tutti, di consentire il mantenimento di un costante contatto tra elettore ed eletto per la dimensione ridotta del collegio e quello di permettere all’elettore di scegliere il governo di legislatura. Infatti, per una delle “conventions of the Constitution”, il potere regio di scelta del premier è in pratica annullato in quanto l’incarico viene sempre affidato al leader del partito di maggioranza. Nonostante i difetti che può avere questo sistema elettorale, per gli inglesi ha dato una buona prova nel tempo e per questo il referendum del 2011 - fortemente voluto dai liberaldemocratici come uno degli accordi di coalizione - che prevedeva l’introduzione del voto alternativo, è stato bocciato dagli elettori.

Oltre al sistema elettorale, diversi sono gli elementi di stabilità al sistema inglese.
Innanzitutto i poteri del Primo Ministro che è il capo del governo e in quanto tale nomina e revoca i propri ministri. Essendo anche il leader della maggioranza della Camera dei Comuni ha la possibilità di fare approvare i disegni di legge necessari alla realizzazione del programma di governo. Inoltre, rappresenta la Gran Bretagna nelle sedi internazionali ed è il canale esclusivo di comunicazione con la Regina. Il Primo Ministro aveva anche di fatto il potere di proporre al monarca lo scioglimento della Camera dei Comuni stabilendo in pratica la data delle elezioni nel momento più conveniente al proprio partito, ma il sistema è stato razionalizzato dal Fixed-Term Act del 2011, frutto del “coalition agreement” tra conservatori e liberaldemocratici. L’Act stabilisce che lo scioglimento anticipato può avvenire soltanto in seguito all’approvazione a maggioranza assoluta di una mozione di sfiducia, oppure, mediante una risoluzione votata a maggioranza di due terzi dalla Camera dei Comuni che stabilisca lo scioglimento e le elezioni anticipate. Negli altri casi la legislatura avrà la durata di cinque anni e la Camera dei Comuni si scioglierà diciassette giorni prima delle elezioni generali.
Il Primo Ministro risulta dunque essere la figura con più poteri del Regno Unito e per questo si può parlare di forma di governo del Primo Ministro.

Per quanto riguarda il potere legislativo vige in Gran Bretagna un bicameralismo imperfetto. La Camera dei Comuni ha diritto di decidere della tassazione, per il principio “no taxation without representation”, e del budget. In pratica però, per norma convenzionale, ogni iniziativa di spesa è riservata al Governo. Inoltre, per consuetudine, è soltanto la Camera dei Comuni che deve garantire la fiducia al Governo. Nelle altre materie, ogni proposta deve essere approvata sia dalla Camera dei Comuni sia dalla Camera dei Lords. In caso di rifiuto di una delle Camere di votare lo stesso testo, l’opposizione della Camera dei Lords può soltanto ritardare per due sessioni gli effetti di legge di un testo approvato dai Comuni.

Nonostante le elezioni del 2010 abbiano portato a un Governo di coalizione tra conservatori e liberaldemocratici, il fallimento del referendum per l’abolizione del sistema elettorale uninominale, indebolendo i liberaldemocratici conferma che il sistema britannico è tendenzialmente bipartitico. La maggioranza emersa dalle elezioni per la Camera dei Comuni forma un governo omogeneo con il massimo della stabilità.
La maggioranza, forte dell’investitura popolare, realizza il proprio programma attraverso le Camere che approvano le proposte del Governo, il quale viene aiutato anche alla rigida disciplina di partito.
La minoranza ha la funzione di controllare il Governo e di segnalarne gli errori in parlamento anche attraverso l’istituto del “question time”. Si tratta di una critica non fine a se stessa, in quanto i parlamentari temporaneamente all’opposizione hanno interesse di tornare al più presto al governo e si asterranno da comportamenti irresponsabili.

In conclusione, un insieme di regole per lo più convenzionali, risultato di una lunga evoluzione dalla monarchia assoluta alla attuale forma di governo, hanno realizzato nel Regno Unito una compiuta democrazia dell’alternanza in cui la maggioranza governa svolgendo il proprio programma, la minoranza controlla il governo lavorando per potere diventare, grazie al voto degli elettori, maggioranza alle elezioni successive.
Elia Bova

 
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