
E ’possibile uno sviluppo energetico sostenibile nel nostro paese? La forte crescita delle fonti energetiche rinnovabili (FER) è avvenuta con scarsa attenzione al territorio avendo come unico riferimento la massima produttività della risorsa di ogni singola FER. La scommessa contenuta nel nuovo volume “Il Territorio fabbrica di Energia ” è quello di promuovere la realizzazione di modelli integrati di pianificazione energetica in grado di individuare un “mix energetico ottimale di fonti rinnovabili” peculiare di ogni specifico contesto territoriale.
Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (FER) ha raggiunto, negli ultimi 15 anni, livelli molto significativi producendo profonde modifiche nello scenario energetico italiano. Nel rapporto di Legambiente del 2012, si mette il luce come, siano stati realizzati più di 400mila impianti di grande e piccola taglia con il coinvolgimento di circa il 95% dei comuni italiani. La produzione energetica da fonti rinnovabili non è cresciuta solo sul piano della diffusione territoriale ma anche in termini di potenza installata e di contributo alla produzione coinvolgendo, seppur con trend differenziati, l’insieme delle tipologie produttive.
Questo sviluppo, senz’altro positivo in termini ambientali, ha prodotto però una serie di criticità sia di ordine ambientale – paesaggistico che di ordine tecnico, essenzialmente per la difficoltà di “mettere in rete” l’energia prodotta da fonti diffuse e disperse sul territorio. Inoltre lo sviluppo delle rinnovabili ha portato scarsi benefici alle comunità locali (Fig.1,2).
Il modello di “green economy” italiano si è infatti caratterizzato, nella maggior parte dei casi, con interventi calati dall’alto, senza confronto con il territorio, con l’unica attenzione alla produttività della risorsa e dell’investimento imprenditoriale.
Coerentemente con questo approccio, nella scelta dimensionale degli impianti è stata privilegiata la taglia del grande investimento industriale in sostanziale contraddizione con il carattere “distributivo” dell’economia energetica basata sulle fonti rinnovabili.
Questo modo di operare nasce, prevalentemente dalle difficoltà degli Enti locali che, di fronte alla liberalizzazione del mercato di produzione e distribuzione di energia elettrica (Direttive Europee n°92 del 1996 e n°30 del 1998, non hanno saputo svolgere il loro compito di salvaguardia ambientale e di verifica dell’efficienza energetica. Ne è testimonianza il ritardo nell’approvazione delle Linee Guida nazionali (settembre 2010) che avrebbero dovuto governare il fenomeno. Le difficoltà procedurali hanno favorito i grandi operatori (spesso multinazionali), capaci di grandi investimenti finanziari supportati dai meccanismi di incentivi e royalties che hanno avuto campo libero sia nella scelta del sito e della potenza installabile che nelle modalità realizzative. In questa situazione l’Ente Locale, privo di reali strumenti di controllo, ha ridotto il proprio ruolo alla sola interdizione, producendo lungaggini nella concessione delle autorizzazioni, senza una reale capacità di intervento progettuale.
Il testo “Il territorio fabbrica di energia” riporta i risultati di un progetto sperimentale, condotto sul territorio della provincia di Prato, frutto della collaborazione tra RSE S.p.A.(2) . e un’equipe dell’Università di Firenze coordinata dal Prof. Alberto Magnaghi. Il metodo si propone di analizzare in modo integrato e sostenibile il potenziale energetico che ogni territorio esprime. Nella carta di scenario (Figura 3) sono sintetizzati i risultati del modello energetico sviluppato nella provincia di Prato. Con l’evidenziazione delle risorse energetiche e della loro possibilità di valorizzazione: i parchi eolici sui rilievi appenninici e sulla Calvana, i macrolotti industriali con le loro coperture che possono ospitare la combinazione fotovoltaico-microeolico, gli edifici residenziali e i loro tetti da sfruttare per il solare termico, le viti, gli olivi e le aree boscate che forniscono biomasse, il Parco Agricolo multifunzionale, i mulini e le gore (canali) per il mini-idroelettrico, ed un occhiello mette in evidenza l’area del distretto industriale tessile con gli scarti di produzione da recuperare per la realizzazione di materiali isolanti per l’edilizia.
In questo modello di sistema integrato tutte le fonti rinnovabili potenzialmente attivabili in un territorio concorrono alla composizione del mix energetico, sviluppando ognuna una quantità di energia compatibile con un uso sostenibile delle risorse. Inoltre l’innovazione di questo tipo di approccio consiste nel coinvolgere tutto il territorio nella produzione di energia, procedendo, anziché attraverso la realizzazione di interventi isolati, secondo uno scenario d’insieme elaborato a partire dall’analisi delle risorse locali, con l’obiettivo di valorizzare il loro potenziale energetico nel rispetto del patrimonio territoriale, ambientale e paesaggistico.
Questo tipo di approccio può essere una risposta coerente con gli scenari del global change e del tendenziale esaurimento delle fonti petrolifere. Tali prospettive impongono, infatti, di riformulare modelli territoriali in grado di sviluppare la loro capacità auto - riproduttiva anche in campo energetico. Il modello sottolinea infatti l’esigenza di una produzione energetica decentrata, che utilizzi fonti di energia locali, e garantisca una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti energetici, minori distanze di trasporto, una ridotta dispersione energetica, nonché lo sviluppo e la coesione delle comunità grazie alla disponibilità di fonti di reddito e alla creazione di posti di lavoro a livello locale.
(1) Magnaghi A., Sala F.: “Il territorio fabbrica di energia”, Wolters Kluver – Italia, 2013.
(2) RSE SpA - Ricerca sul Sistema Energetico - è una società per azioni del Gruppo GSE SpA, che sviluppa attività di ricerca nel settore elettro-energetico, con particolare riferimento ai progetti strategici nazionali, di interesse pubblico generale, finanziati con il Fondo per la Ricerca di Sistema del Ministero dello Sviluppo Economico.