
La vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus Yasamatsu) è uno degli insetti più dannosi per il castagno. Simile ad una piccola vespa lunga circa 2,5 mm, è originario del nord della Cina: era sconosciuto in Italia fino al 2002, anno in cui è stato accidentalmente introdotto, ed oggi è segnalato in varie regioni italiane, soprattutto in 'Emilia-Romagna, dove i primi focolai sono stati segnalati nel 2008.
La presenza del parassita si manifesta con le caratteristiche galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 5 a 20 mm di diametro, di colore verde o rossastro) che sono uno strumento di autodifesa della pianta in quanto incorporando le larve ne impediscono la diffusione al resto della pianta.
In caso di forti attacchi, però, rallentano lo sviluppo vegetativo delle piante e riducono drasticamente la fruttificazione, pur senza portare le piante alla morte.
All'interno delle galle ci sono le larve dell'insetto, che in estate danno origine alle piccole vespe adulte, le quali depongono subito le uova nelle gemme presenti in quel momento sulla pianta. Le larve trascorrono autunno e inverno all'interno delle gemme senza che esternamente vi siano sintomi particolari; in primavera, alla ripresa vegetativa, la presenza delle larve determina una forte reazione nelle gemme, con la formazione delle galle su foglie e germogli.
La vespa cinese si diffonde mediante il materiale di propagazione infetto e grazie al vento, che può trasportare le femmine adulte fino a 10-15 km dalla pianta in cui sono sfarfallate. Va considerato che la popolazione di vespa cinese è composta da sole femmine, per cui è sufficiente l'arrivo di un solo insetto in un castagneto per propagare l'infestazione.
Gli insetticidi non sono efficaci per il controllo della vespa cinese, perciò il Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con l'Università di Torino, sta sperimentando la lotta biologica mediante l'impiego di un nemico naturale, un piccolo imenottero - Torymus sinensis - in grado di parassitizzare le larve di vespa cinese, ovvero si innesta nelle larve di vespa portando alla loro eliminazione. Purtroppo il parassita non può essere allevato in grandi quantità in laboratorio, perciò è necessario favorirne l'adattamento e la proliferazione nei nostri ambienti montani. Per questo in varie zone dell'Appennino (tra cui aree del comune di Sasso Marconi) sono stati liberati adulti dell'imenottero parassitoide nei pressi di giovani castagni con presenza di galle, segno inconfondibile della loro presenza. Per cercare di contrastare la diffusione dell'insetto deve essere utilizzato soltanto materiale vivaistico munito di passaporto delle piante e proveniente da zone esenti, sulla base di quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 30 ottobre 2007 (disponibile di seguito nella sezione Documenti).
Il materiale destinato alla propagazione (gemme e marze) proveniente dalle aree con presenza dell'insetto non può essere portato al di fuori della zona di insediamento, e lo spostamento all'interno della zona infestata deve essere richiesto al Servizio Fitosanitario Regionale.
Il taglio delle galle può essere utile solo precocemente (maggio-giugno) e nei casi di scarsa infestazione. In tutte le altre situazioni, specialmente nelle località in cui sono in atto iniziative di lotta biologica, il taglio delle galle è controproducente perché potrebbe ostacolare la diffusione di T. sinensis.
Inoltre il taglio è sempre da evitare in autunno, quando le galle sono state abbandonate dalla vespa cinese ma potrebbero contenere dei parassitoidi indigeni.
L’invasione della temibile vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus), che dove si insedia impedisce la fioritura del castagno provocando cali nella produzione fino al 60-70 per cento, sta mettendo a dura prova i coltivatori italiani. I castagni, invasi dal parassita, rimangono senza foglie o con foglie sfigurate da visibili calle e con i giovani getti disseccati e col tempo la pianta deperisce e muore. Ogni galla contiene 4 o 5 larve di vespa che a maturità depositano tra le 100 e le 150 uova.
Questa vespa, arrivata per errore in Piemonte per opera di un vivaista, si è propagata velocemente in mezza Italia che è il terzo produttore mondiale di castagne (circa 70.000 tonnellate) e il primo in europa a causa della mancanza di un suo antagonista asiatico: Torymus sinesis, che si nutre delle sue larve. Soltanto in Emilia-Romagna gli ettari coltivati a castagno, dove primeggia il pregiato marrone biondo, sono 4.400 senza contare quelli spontanei.
La lotta, per ora è soltanto quella biologica. Per questo gli operatori fitosanitari delle Regioni, con grande abilità e pazienza, coltivano e trasportano in grosse provette gli insetti di Torymus depositandoli sulle piante infettate.
Fonti: Wikipedia, Regione Emilia Romagna, apitalia.net