rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
dicembre 2013
I GRANDI RAPACI : I FALCHI
Alla famiglia dei Falconidae appartengono circa 70 specie delle quali 35 ascritte al genere più famoso, il genere Falco. L’aspetto è quello classico da rapace con un corpo particolarmente adattato al volo, soprattutto acrobatico, visto che gli appartenenti a questa famiglia sono dei veri spericolati del volo. Hanno dimensioni abbastanza ridotte, dal piccolo falconetto delle Filippine (Microhierax erythrogonys) lungo al massimo 15 centimetri, fino al falco pellegrino (Falco peregrinus) lungo fino a 50 centimetri. Hanno un becco piccolo, ma munito di una punta uncinata, zampe corte e potenti artigli.
Tra i falchi il falco pellegrino è uno degli uccelli più spettacolari in volo, è capace infatti di accoppiare un’alta velocità ad una precisione quasi millimetrica. Per questo motivo è il falco utilizzato dai falconieri. La massima accelerazione la raggiunge durante la picchiata sulla preda, è stato infatti valutato che possa superare una velocità di 200 km/h e c’è chi azzarda, addirittura di 400 km/h. È una specie cosmopolita, distribuita praticamente in ogni continente; le popolazioni presenti nel nord e nell’est Europa migrano in autunno verso aree centro-meridionali del continente europeo. Ha un piumaggio color cenere scuro nella parte dorsale, mentre inferiormente è bianco, screziato di nero. Nidifica su pareti di roccia particolarmente accessibili o su alberi alti; nel nido depone da due a quattro uova di color giallastro chiazzate di marrone che vengono covate per un periodo di almeno 20 giorni. In Europa occidentale, a partire dagli anni ’80, il falco pellegrino subì una drastica riduzione della popolazione a causa degli alti livelli di inquinamento da DDT, un pesticida universalmente e notevolmente utilizzato in quegli anni nella lotta contro la malaria. Diversi studi dimostrarono che questo contaminante interferiva con i processi di formazione del guscio delle uova rendendolo estremamente fragile. Le uova quindi si rompevano con facilità, anche con i consueti urti che avvenivano durante l’incubazione, causando inevitabilmente la morte del piccolo all’interno. Con la messa al bando del DDT e di altri composti simili le popolazioni di falco pellegrino ritornarono a fiorire, anche se a tutt’oggi altri pericoli minacciano questo stupendo cacciatore alato.
Nell’Antico Egitto il falco veniva accostato ad una delle divinità più antiche, Horo, il cui nome derivava da hr che significa sia cielo che falco; questo dio veniva rappresentato con le sembianze di un uomo con la testa di falco, oppure solamente col rapace. In Grecia invece veniva attribuito al dio Apollo. Nel Medioevo i falchi venivano addestrati per la caccia, come riporta l’imperatore Federico II nel suo trattato ornitologico del 1247 Ars venandi cum avibus; ma l’arte della caccia col falco era stata inventata dai popoli nomadi dell’Asia e da lì si diffuse in Cina, Giappone ed Europa durante le loro invasioni. L’addestramento dei falchi era una vera e propria arte: l’uccello non si riproduceva in cattività, per cui si doveva catturare sempre un nuovo individuo. Prima dell’inizio della caccia, al falco veniva coperta la testa con un cappuccio di cuoio in modo tale da mascherare gli occhi; la copertura veniva tolta nel momento in cui veniva avvistata l’eventuale preda. Alle zampe venivano applicati dei sonagli in modo da poter rintracciare l’uccello; infine un lungo filo lo teneva legato al braccio del cacciatore.
Il fatto infine che sia un uccello particolarmente pulito, che si fa il bagno ogni giorno per liberarsi dei parassiti suoi e di quelli eventualmente presi dalla sua preda, lo ha reso simbolo, insieme al gatto, della pulizia.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006