
“l’albero del pane” – così era chiamato il castagno- per la sua importanza nella cultura contadina - era coltivato per sfamare, riscaldare, medicare, conciare le pelli.
Per le popolazioni della montagna gli usi, i costumi, le tradizioni, i regolamenti comunali, le tecniche agronomiche, le strutture per la produzione della farina, tutto era legato a questo albero. La farina di castagne é stata inoltre l'alimento base per tutte le famiglie fino a dopo la seconda guerra mondiale. I castagneti erano la principale ricchezza dell'economia montana povera. Un proverbio della Garfagnana dice:" Se tu non avessi la castagna moriresti dalla famma"
Per aumentare la superficie coltivata a castagneto da frutto, interi versanti erano stati, nei secoli, disboscati, dissodati e spesso sistemati a terrazze, sulle quali erano stati piantati i castagni.
Dal 1950 in poi lo sviluppo economico e il cambiamento degli stili di vita e di consumo, che causarono lo spopolamento della montagna, unitamente al diffondersi di malattie del castagno, hanno segnato la decadenza della castanicoltura.
L'inizio della distribuzione del castagno in Europa parte nel Cenozoico, (periodo che ha avuto inizio 65,5 ± 0,3 milioni di anni fa) ma che nel corso delle glaciazioni pleistoceniche ( epoca che durò da circa 2.588.000 a 11.700 mila anni fa, )l'areale si sia progressivamente contratto verso sud. Nel corso dell'ultima glaciazione (finita circa 10.000 anni fa), la specie si ritirò definitivamente nell'Asia Minore.
La successiva diffusione in tutta l'Europa ebbe inizio con i Greci, fu ampliata dai Romani e proseguì ininterrottamente per tutto il Medioevo per opera degli ordini monastici. Lo scopo di questa estensione era la sua duplice funzione, come risorsa per le castagne e per il legname .
Anche in Liguria il primo sfruttamento intensivo dei castagni cominciò nell’alto Medioevo.
La crisi alimentare che colpì l’Italia settentrionale negli ultimi secoli dell’Impero romano aveva già determinato l’abbandono progressivo degli insediamenti costieri in decadenza e il ritorno di molte famiglie alla vita rurale.
Da allora la coltura del castagno cominciò a diffondersi nella zona della Repubblica di Genova fino in Corsica e raggiunse il massimo grado nella seconda metà del 1800.
In particolare nel Levante, da Chiavari alla valle del Magra i castagneti erano diffusissimi, tanto che ancora oggi nella zona di Borzonasca, in valle Sturla la voce dialettale “èrburu” (albero) significa castagno.
Il castagno è molto longevo e può raggiungere dimensioni imponenti, fino a 30-35 m di altezza e 8-10 di diametro del tronco.
In giugno produce fiori, maschili e femminili sulla stessa pianta, che in autunno danno origine a grossi ricci legnosi e spinosi, al cui interno si possono trovare 2-3 grossi semi: le castagne. I fiori di una stessa pianta sono solitamente incompatibili tra loro, quindi per poter ottenere i frutti è necessario possedere più di un esemplare di castagno.
Esistono in Garfagnana esemplari davvero maestosi di questa pianta che raggiungono circonferenze superiori ai 10 metri.
Sul territorio del Canton Ticino e del Moesano il progetto di ricerca dell'inventario dei castagni monumentali ha individuato la quasi totalità dei castagni con una circonferenza del tronco superiore ai 7 metri misurata ad un'altezza media di 130 cm dal suolo. Il censimento comprende circa 310 esemplari.
La circonferenza del tronco é un' indicazione molto vaga dell'anzianità dell'albero. Per esempio con una circonferenza di 8 metri un castagno potrebbe avere dai 300 ai 700 anni.
La distribuzione dei castagni con la dimensione del tronco superiore ai 7 metri è tutt'altro che casuale. Stando alle indagini svolte nelle valli al Sud delle Alpi, oltre il 90% di questi colossi si trova in prossimità di edifici rurali nella area dei maggenghi (ossia l'area intermedia di pascolo del bestiame tra le sedi invernali di pianura o di fondovalle e le sedi estive di alpeggio), il più delle volte al di sopra dei 700 metri di altitudine.
La "civiltà del castagno" che ha sfamato per decine di secoli il mondo rurale delle colline e delle montagne, è entrata in competizione dalla fine del 1700 quando lo scienziato francese Parmentier dimostrò la non tossicità del tubero importato dalle Americhe, con la patata che ha progressivamente sostituito l'uso esclusivo della castagna.
fonti: https://www.itchiavari.org/ https://www.giardinaggio.it/ www.associazionecastanicoltori.it/ https://www.wsl.ch/fe https://www.associazionecastanicoltori.it/ https://it.wikipedia.org