rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
novembre 2013
I GRANDI RAPACI: LE AQUILE
Le aquile sono diffuse in tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide; sono uccelli grandi e particolarmente potenti, con possenti artigli e un becco molto robusto. Sono grandi cacciatori e catturano la preda piombandogli addosso dall’alto e all’improvviso.
Le aquile appartengono alla famiglia dei Buteoninae, alla quale appartiene anche la poiana (Buteo buteo); esistono circa una novantina di specie appartenenti a questa famiglia, distribuite in tutto il mondo. Tra le aquile la più famosa è sicuramente l’aquila reale (Aquila chrysaetos), che nidifica nelle foreste e nelle montagne di tutto l’emisfero boreale, in buona parte dell’Europa, nella maggior parte dell’Asia meridionale, in Arabia, nell’Himalaya e nel sud della Cina e anche nelle aree settentrionali e occidentali del Nord America. I movimenti migratori non sono molto ampi e riguardano principalmente gli individui più giovani; nel caso degli individui del nord Europa le aree di svernamento si trovano nei paesi più meridionali e alcuni individui raggiungono anche il nord Africa.
L’aquila imperiale (Aquila heliaca) ha una colorazione bruno-scura con riflessi giallo-oro sul capo e nidifica nelle foreste o nelle steppe dell’Europa orientale e sud-orientale, nel sud della Siberia e dell’Iran e in Pakistan; le migrazioni iniziano nel mese di settembre e gli individui presenti in Europa e nel sud-ovest dell’Asia svernano in Medio Oriente e nel nord-est dell’Africa, altre popolazioni si spostano invece nel nord dell’India, del Pakistan, dell’Indocina e della Cina orientale.
L’aquila minore (Hieraaetus pennatus) nidifica in foreste vicino ad aree aperte o sulle pareti rocciose dell’Europa centro-meridionale e dall’Iran orientale fino all’Himalaya e al Lago Baykal; nell’Africa sub-sahariana nidifica solo in alcune aree del Sud Africa. Le migrazioni sono massicce e avvengono, in Europa, sorvolando lo Stretto di Gibilterra e quello del Bosforo, alcuni individui utilizzano anche il Canale di Sicilia; le aree di svernamento si trovano nel nord-ovest dell’Africa e in Egitto, ma la grande maggioranza degli individui migra oltre il Sahara, nelle savane dell’Etiopia, e dal Sudan fino al Sud Africa, alcune anche in Africa occidentale.
L’aquila di mare (Haliaetus albicilla), riconoscibile per la grande coda bianca cuneiforme e per il becco grosso e giallo, nidifica praticamente in tutta Europa, dal centro e dal sud della Siberia fino alla costa Pacifica, in Kamchatka and Giappone, in Mar Rosso, Himalaya e Australia, e perfino dal Nord America fino all’America Centrale e le Antille. La maggior parte delle popolazioni europee sverna in Africa. Le aquile di mare sono uccelli molto attraenti e, nonostante il nome, frequentano aree costiere sia di acque dolci che marine, nutrendosi quasi esclusivamente di pesci.
L’aquila di mare dalla testa bianca (Haliaetus leucocephalus), completamente nera ad eccezione delle penne del capo e della coda, era molto diffusa in passato in America settentrionale e negli Stati Uniti, tanto da diventare l’emblema nazionale americano. Oggi è molto comune solo in Alaska e in Florida, e le sue popolazioni sono costantemente minacciate dalla continua distruzione dell’habitat da parte dell’uomo.
L’aquila, grazie alle sue dimensioni, alla capacità di volare a grandi altezze, al suo volo forte e sicuro e alla sua potenza è diventata, nel Cristianesimo, il simbolo del Dio supremo e del suo messaggero; di conseguenza è diventata l’emblema di grandezza, potenza, elevazione spirituale, potere temporale e religioso, vittoria e coraggio e altezza d’ingegno, tant’è vero che si usa dire di una persona più intelligente rispetto al normale che è “un’aquila”.
La vista particolarmente acuta dell’aquila ha invece ispirato un altro modo di dire e cioè “ha una vista d’aquila”.
In Grecia e Roma antica era considerata simbolo o messaggero del dio supremo, Zeus o Giove; nelle tradizioni nordiche è considerata simbolo di percezione diretta della luce divina; nell’Antico Testamento era simbolo di velocità, resistenza e forza; nei bestiari occidentali medievali significava rinnovamento spirituale, nei salmi è riportato : “Tu rinnovi come un’aquila la tua giovinezza”.
Secondo una leggenda diffusa dal Mediterraneo all’Oriente, si narrava che “all’aquila, giunta alla vecchiaia, si appesantivano le ali mentre la vista si offuscava. Volava allora nel cielo, su verso il sole, e bruciava ai suoi raggi le vecchie ali e la caligine degli occhi; poi scendeva in una fonte e vi s’immergeva tre volte, ritornando giovane”.
Dante Alighieri utilizza spesso l’aquila nella sua simbologia e la indica spesso come emblema dell’Impero romano antico e del Sacro Romano Impero d’Occidente; inoltre nella Divina Commedia viene spesso indicata come simbolo di giustizia.
L’aquila appariva già sugli stendardi della Persia; l’aquila simbolo di vittoria ha origine nei popoli dell’Asia minore, come gli Ittiti; Alessandro il Grande, di ritorno dalla spedizione in Oriente, la adottò e dalla Grecia questo simbolo si diffuse in tutto il Mediterraneo. Anche a Roma, sotto il consolato di Mario, venne adottata come simbolo della testa delle legioni romane.
Nell’antica Firenze fu il simbolo dei ghibellini che si opponevano al leone, simbolo dei guelfi; in epoca moderna divenne il simbolo dell’Impero Napoleonico e anche del Terzo Reich.
Oggi la ritroviamo come simbolo nazionale nella bandiera di 17 Stati, come per esempio in quella dell’Austria, dell’Albania, della Germania, della Spagna e della Polonia.
Fra gli Indiani d’America è considerata la rappresentazione del Grande Uccello del Tuono (Wakinyan Tanka), un animale sovrannaturale che si nasconde tra le nubi e produce i raggi solari con gli occhi e i tuoni con il battere delle gigantesche ali. Inoltre per questo popolo è simbolo anche di Wakan Tanka, il re dei cieli, e lo sciamano Sioux così prega: “Accogli le mie suppliche, tu che stai nel più alto dei cieli, oh Aquila del potere”.
Antonio Mediano nel suo Il simbolismo dell’aquila tra i pellirosse descrive bene il suo significato presso quei popoli: “…È in una parola, l’incarnazione simbolica della suprema forza spirituale, immutabile e inalterabile, sovrannaturale e ultraterrena, la quale, proiettandosi sull’universo manifestato, opera in maniera creativa e distruttiva al tempo stesso, al fine di plasmare l’armonia cosmica (il medesimo simbolismo che il sole incarna con i raggi luminosi)”.
Penne d’aquila ornavano le lance, le cavalcature di guerra e lo scudo sul braccio sinistro; grandi copricapo fatti di penne d’aquila ornavano le teste dei capi indiani e anche il calumet o pipa sacra era decorato con le stesse penne. Prima di combattere i grandi guerrieri Sioux si decoravano con una linea a zig-zag, simbolo del fulmine, e al momento di lanciarsi contro il nemico innalzavano al cielo il grido di battaglia che imitava quello della grande aquila quando si lancia dall’alto dei cieli.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006