
Con quasi il 42 per cento dei voti Angela Merkel vince le elezioni per il rinnovo del Bundestag, la Camera ad elezione diretta in Germania. Giustamente la Cancelliera ha espresso soddisfazione per il “super risultato” delle elezioni politiche che ha visto i cristianodemocratici tedeschi, l’unione CDU/CSU, reindossare i panni della Volkspartei (partito del popolo).
Una vittoria di queste proporzioni mancava dal 1990, quando Helmut Kohl vinse sulla scia della riunificazione. La campagna elettorale centrata sulla propria persona, sulla politica dei piccoli passi e sullo slogan “Angie”, le ha consentito di ottenere un risultato che oltrepassa ogni previsione.
Nonostante il grande successo, alla CDU/CSU mancano comunque cinque voti per raggiungere la maggioranza assoluta al Bundestag, quindi, non essendo i liberali della FDP riusciti a superare la clausola di sbarramento del cinque per cento, occorrerà formare un governo di “Grosse Koalition”, probabilmente con i Socialdemocratici della SPD. Sarà infatti più difficile concludere un accordo con i “Grunen” (i Verdi) per il poco entusiasmante risultato elettorale da loro conseguito anche a causa dell’effetto spiazzamento dovuto alla svolta verde di Angie che, dopo il disastro di Fukushima, aveva annunciato la immediata chiusura di sei impianti nucleari, la dismissione degli altri impianti esistenti entro dieci anni e la loro sostituzione con energie rinnovabili. L’obiettivo finale della Cancelliera, però, è ancora più grande: produrre l’ottanta per cento di energia da fonti rinnovabili entro il 2050.
In Italia, questi risultati conseguiti dalla Cancelliera Angela Merkel, avrebbero dato alla coalizione vincente la maggioranza assoluta alla camera e, probabilmente, anche al senato, nonostante le asimmetrie esistenti tra i sistemi elettorali delle due camere.
Malgrado ciò, il sistema politico tedesco rimane un sistema stabile, che permette di governare anche con la maggioranza di un voto, mentre quello italiano rimane un sistema instabile anche quando produce larghe maggioranze, come ad esempio nelle elezioni politiche del 2008, che videro la coalizione vincente ottenere una larga maggioranza in entrambi i rami del parlamento.
Diversi sono gli elementi di stabilità del sistema politico costituzionale tedesco. In particolare, la forma di governo federale - progettata per assicurare la massima stabilità per prevenire le tensioni che avevano portato al fallimento della repubblica di Weimar - funziona grazie ad una forte razionalizzazione dovuta alle previsioni costituzionali che riguardano i procedimenti di nomina ed elezione del Cancelliere, i procedimenti fiduciari che disciplinano l’istituto della sfiducia costruttiva, il circuito parlamento/esecutivo basato su un bicameralismo imperfetto e la legge elettorale tedesca che ha introdotto nel sistema elettorale la Sperrklausel, la clausola di sbarramento.
Quanto al primo elemento relativo alla posizione del Cancelliere, la Grundgesets, la Legge fondamentale tedesca, prevede un Governo federale composto dal Cancelliere e dai Ministri. Il Cancelliere è eletto, su proposta del Presidente federale, dal Bundestag a maggioranza assoluta ed è nominato dal Presidente stesso. I ministri federali vengono nominati e revocati dal Presidente federale su proposta del Cancelliere, titolare in sostanza della decisione. Il Cancelliere federale stabilisce inoltre l’indirizzo politico del governo, ne assume la responsabilità e ne dirige i lavori sulla base di un regolamento stabilito dal governo stesso e approvato dal Presidente federale.
Risulta ancora più evidente il rafforzamento della posizione del Cancelliere federale dal più conosciuto elemento di stabilizzazione della forma parlamentare tedesca, cioè, la mozione di sfiducia costruttiva, in base alla quale il Bundestag può esprimere la sfiducia al Cancelliere solo eleggendone, con la maggioranza dei propri componenti, un successore e chiedendo al Presidente di revocare il Cancelliere. Da tutto questo, risulta chiara la posizione di preminenza che il Grundgesets (Legge fondamentale) assegna al Cancelliere - “primo tra ineguali” - nei rapporti con i Ministri.
Un ulteriore elemento di stabilità è dato dal fatto che la fiducia viene concessa al Cancelliere unicamente dal Bundestag, la Dieta federale eletta direttamente dal popolo. L’altra camera, il Bundersrat (Consiglio federale) non rientra nel rapporto fiduciario con il Cancelliere federale, poiché serve a assicurare rappresentanza ai componenti dei governi regionali dei Lander tedeschi.
Il sistema politico che risulta da questo assetto è bipolare con un multipartitismo temperato basato sulla competizione tra i cristiano-democratici, CDU/CSU, e il partito socialdemocratico, SPD, ai quali si alleano i Verdi/Grunen e il partito Liberale, FDP, che nel dopoguerra ha giocato il ruolo di ago della bilancia alleandosi ora con la SPD ora con la FDP.
Meno evidenti sono gli effetti di semplificazione sul quadro politico prodotti dal complesso sistema elettorale adottato per il Bundestag, la cui elezione avviene ogni quattro anni. E’ un sistema misto che viene denominato “proporzionale personalizzato” con doppio voto. Dei 598 seggi di cui è composto il Bundestag, il cinquanta per cento, 299 seggi, viene assegnato nei collegi uninominali in un turno unico, gli altri 299 seggi, il restante cinquanta per cento, sono attribuiti proporzionalmente ai candidati inseriti nelle liste di partito fino al raggiungimento dei seggi spettanti a ciascuna lista in ogni circoscrizione/Lander. In pratica, col primo voto, l’Erststimme, viene eletto il candidato che ottiene più voti in ogni collegio uninominale. Il secondo voto, Zweitstimme, serve a votare le liste di partito in ciascun Lander su base proporzionale. Il sistema è a lista bloccata e quindi l’elettore non può esprimere alcuna preferenza tra i candidati presentati. L'elettore ha invece la facoltà disgiungere primo voto dal secondo. Lo scrutinio proporzionale del secondo cinquanta per cento dei seggi è quello decisivo, in quanto da esso dipende la composizione del Bundestag, poiché il numero di seggi spettante a ciascun partito è determinato dal risultato del riparto proporzionale dei voti che può fare aumentare il numero degli eletti oltre i 598 previsti. Può accadere infatti che un partito ottenga nel Lander mandati diretti in eccedenza rispetto ai seggi che nel Lander stesso gli spettano in base al calcolo proporzionale sui secondi voti ottenuti. In questo caso i seggi non vanno persi, ma, effettuato l’eventuale scorporo, il partito mantiene comunque tali mandati, anche se essi eccedono il numero di seggi spettanti. Il partito ottiene così dei seggi “in soprannumero”. Il numero dei componenti il Bundestag non è quindi fisso bensì variabile, di legislatura in legislatura, a seconda di quanti seggi “in soprannumero” si aggiungano al minimo di 598 seggi previsto per legge.
Gli effetti di governabilità del sistema sono assicurati dalla Sperrklausel, la clausola di sbarramento, prevista dalla legge elettorale, l’ultimo elemento stabilizzatore preso in considerazione. Questa clausola, correggendo gli effetti proporzionali della legge elettorale, ammette alla ripartizione dei seggi soltanto i partiti che abbiano ricevuto almeno il cinque per cento dei secondi voti validi espressi a livello nazionale, oppure, abbiano conseguito un seggio in almeno tre collegi uninominali, per la cosiddetta clausola alternativa, l’Alternativklausel. Non sono ammessi apparentamenti di liste, volti al superamento dello sbarramento.
Viene in tal modo semplificato il quadro politico senza compromettere un adeguato livello di rappresentatività. La Sperrklausel responsabilizza inoltre sia partiti evitando che gli stessi presentino liste minori, sia gli elettori che concentrano il loro voto su partiti che hanno reali possibilità di superare lo sbarramento del cinque per cento al fine di evitale l’inutilità del proprio voto.
Questi in sintesi gli elementi del sistema politico tedesco che risulta permeato da una forte logica a favore della stabilità al fine di evitare il ripetersi della volubilità e frammentazione del quadro politico presente nel sistema dalla repubblica di Weimar, caratterizzato da una cronica debolezza delle maggioranze parlamentari che videro avvicendarsi ventuno governi dal 1919 al 1933.