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La famiglia degli Accipitriformes comprende i cosiddetti rapaci diurni, cioè quegli uccelli da preda che cacciano e sono attivi solamente nelle ore del giorno. Sono tutti carnivori e per catturare le proprie prede possiedono un fisico perfettamente adattato a questo scopo: un corpo estremamente compatto, agile e scattante, ottimale al volo; una vista acutissima; zampe particolarmente forti e robuste, dotate di potenti artigli; un becco uncinato utilizzato per strappare i brandelli di carne dalle prede. La maggior parte delle specie appartenenti a questa famiglia caccia e uccide direttamente le proprie prede, tranne gli avvoltoi che si nutrono di carogne.
Esiste un evidente dimorfismo sessuale nella maggior parte delle specie di rapaci, con la femmina visibilmente più grande del maschio. Le dimensioni variano tra le varie specie e dipendono dall’ambiente in cui vivono, dal regime alimentare e dalle strategie di caccia; così gli avvoltoi sono uccelli molto grandi con un’altezza di 1,2 metri e un’apertura alare che può raggiungere i tre metri, mentre alcuni falchi arrivano al massimo ai 15 centimetri di altezza, come per esempio il falco nano dal collare africano (Polihierax semitorquatos) o il falconetto delle Filippine (Microhierax erythrogonys).
Gli avvoltoi vengono suddivisi in avvoltoi del Nuovo Mondo e avvoltoi del Vecchio Mondo: dal Canada all’estremità meridionale del Sud America sono diffusi tra gli altri l’avvoltoio o condor delle Ande (Vultur gryphus), il condor della California (Vultur californianus) e l’avvoltoio dal collo rosso (Cathartes aura), tutte specie che secondo le ultime scoperte sarebbero parenti delle cicogne. In Europa, Asia e Africa sono presenti invece il gipeto (Gypaetus barbatus), il grifone (Gyps fulvus), il capovaccaio (Neophron percnopterus) e l’avvoltoio monaco (Aegypius monachus).
Gli avvoltoi, ad eccezione del gipeto, hanno in genere la parte superiore del collo nuda,; tuttavia le specie di maggiori dimensioni possiedono un collare di penne soffici e lanceolate ed hanno zampe con dita molto lunghe e artigli poco incurvati, non molto adatte per ghermire la preda
Le leggende sugli avvoltoi sono numerose tra i popoli dell’antichità e anche tra quelli moderni. In India l’avvoltoio è molto apprezzato perché nutrendosi di carogne elimina le infezioni e le epidemie, tanto che vengono portati cadaveri umani su costruzioni molto alte chiamate le “torri del silenzio”, dove questi uccelli possono nutrirsene indisturbati. In questo suo compito esso è considerato come un agente rigeneratore delle forze vitali contenute nelle carni di cui si nutre; così anche presso i Maya era sia simbolo di morte, sia artefice del ciclo del rinnovamento in quanto in grado di tramutare la morte in nuova vita.
In Egitto l’avvoltoio era accostato alla dea Mut, sposa di Amon e signora di Tebe; il suo nome aveva il significato di madre. La dea veniva rappresentato in aspetto muliebre e con un copricapo a forma di avvoltoio, sormontato dalla doppia corona dell’Egitto.
Presso gli Egizi l’avvoltoio aveva anche un altro significato e cioè quello dell’anno, come scrive Orapollo: “…i 365 giorni che costituiscono l’anno sono esattamente ripartiti nelle abitudini di questo animale: 120 giorni dura la gravidanza e altrettanti l’allevamento dei piccoli; nei 120 giorni rimanenti esso si dedica soltanto a sé stesso senza allevare più i figli; e si prepara a un altro concepimento: gli ultimi cinque giorni dell’anno sono impiegati, come ho detto prima, per l’accoppiamento con il vento”.
Presso i Romani gli avvoltoi erano ritenuti sacri ad Apollo, dio della bellezza, della luce, delle arti e della divinazione, in quanto si riteneva che dall’osservazione dei loro voli si potessero avere dei presagi. Furono inoltre fondamentali nella fondazione di Roma, infatti si narra che grazie all’osservazione del volo di questi uccelli, Romolo e Remo stabilirono il luogo dove la città sarebbe sorta. Così Plutarco, famoso biografo e filosofo greco, ci racconta nella sua opera Vite parallele: “ I due fratelli, dunque, decisero di fondare insieme una città. Ma nacque subito un disaccordo sulla scelta del luogo: Romolo fondò quella che si chiama Roma Quadrata poiché ha la forma di un quadrato, e pretendeva che la città sorgesse in quel punto; Remo invece scelse una posizione più dominante sull’Aventino, che da lui fu denominata Remonia e ora si chiama Rignaria. Convennero perciò di affidare la decisione del contrasto agli uccelli di buon augurio, e si misero a sedere l’uno lontano dall’altro. La storia dice che a Remo apparvero sei avvoltoi, a Romolo il doppio; ma qualcuno sostiene che mentre Remo vide effettivamente i suoi sei, Romolo mentì; tuttavia appena il fratello gli si avvicinò, ecco apparire nel cielo proprio dodici avvoltoi. Per questo motivo oggi, quando vogliono avere dei presagi, i Romani si servono specialmente degli avvoltoi. Lo storico Erodono Pontico riferisce che anche Eracle diventava di buon umore se all’inizio di una sua impresa appariva un avvoltoio. In effetti è la bestia meno dannosa che si conosca; non nuoce alle seminagioni, alle piantagioni e agli animali allevati dall’uomo, ma si nutre di cadaveri senza ucciderne mai o fare del male a essere vivente. Gli uccelli poi non li tocca neppure morti perché appartengono alla medesima specie […] Inoltre gli altri uccelli vanno e vengono, per così dire, davanti ai nostri occhi e ci appaiono continuamente mentre è raro vedere un avvoltoio. Difficilmente poi ci capita di trovare i suoi piccoli, tant’è vero che ad alcuni venne lo strano sospetto che gli avvoltoi approdino sulla nostra terra provenendo da altri mondi; e le loro apparizioni sono così rare e intermittenti che gli indovini non le stimano naturali né spontanee, ma inviate da dio”.
Gli avvoltoi sono stati anche un simbolo negativo a causa delle loro abitudini alimentari, infatti nei bestiari medievali venivano considerati come messaggeri del demonio; nel Libellus de natura animalium così si racconta: “ La proprietà dell’avvoltoio è tale che ogniqualvolta un esercito va da qualche parte lo segue perché spera di trovare qualche cadavere da mangiare. L’avvoltoio è il diavolo che sempre segue gli uomini che vanno a commettere colpe e peccati…”.
Le popolazioni di avvoltoi sono in parte stanziali ed in parte migranti; le specie residenti in Europa compiono migrazioni abbastanza brevi nelle stagione autunnale. Aiutandosi con correnti d’aria calda, raggiungono quote molto elevate e si lasciano trasportare verso sud, attraversando le vie migratorie utilizzate dalla maggior parte degli uccelli migratori europei e cioè lo Stretto di Gibilterra, quello del Bosforo e i Dardanelli. Il capovaccaio, diffuso in quasi tutta l’area meridionale europea e soprattutto in Spagna e Turchia, migra in Africa, dove sverna nelle regioni costiere oppure più a sud oltre il deserto del Sahara. Il grifone, diffuso anch’esso soprattutto in terra spagnola e turca, è diventato per la maggior parte stanziale e solo alcuni individui migrano per svernare in Marocco e nell’est dell’Africa.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006