NATURA
settembre 2013
OLIVO: L'ALBERO DOVE LA STORIA E LA MITOLOGIA SI INTRECCIANO
fotol'olivo o ulivo (Olea europaea) venne considerato un simbolo sacro fin dai tempi più lontani. Infatti l'olivo rappresentava nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione ed è considerato come sinonimo di fertilità e rinascita, oltre ad essere considerato un simbolo di pace.

Si raccontano numerose leggende sull'olivo: tra queste si attribuisce l'introduzione della pianta a Cecrope, fondatore e primo re di Atene. Mezzo uomo e mezzo serpente, fu secondo i mitologi, uno dei più celebri re dell'antichità. Giudicando il suolo dell'Attica particolarmente adatto alla coltivazione della pianta dell'Olivo, consacrò questo albero ad Atena per renderlo ancora più prezioso per il popolo. Per Diodoro, lo scopritore della pianta dell'Olivo fu invece Mercurio, il primo ad insegnare agli uomini l'arte della sua coltivazione e della spremitura per ottenere l'olio dai suoi frutti.

Sprenghel, nel 1° Libro della Storia della Medicina, racconta che fu Ercole a trasportare dal paese degli Iperborei l'Olivo silvestre in Grecia, e forse in ragione di questa credenza che nei giochi Attici si incoronava il vincitore con un ramo di Olivo.
Questa pianta era tenuta in così grande considerazione, da punire con pene severissime chiunque l'avesse rubata o danneggiata in qualche maniera. Quando Sparta mosse guerra ad Atene, nella devastazione che seguì, gli Spartani, risparmiarono gli alberi d'olivo per il sacro rispetto che nutrivano nei confronti di questa pianta.

Sono circa settanta le citazioni che se ne fanno nella Bibbia. D'altra parte che questo fosse un simbolo è chiarito anche dall'episodio della colomba che torna all'arca di Noè tenendo nel becco un rametto d'olivo. Lo stesso nome di Gesù, christos, vuol dire semplicemente unto. La Bibbia racconta che fu un Angelo a dare a Seth, il figlio di Adamo, tre semi da mettere fra le labbra del padre dopo la sua morte. Dalle ceneri di Adamo germogliarono così un cedro, un cipresso e un olivo.

La coltivazione dell'olivo risale ad almeno 6.000 anni fa: ne fanno fede racconti tradizionali, testi religiosi e rinvenimenti archeologici.

Probabilmente la pianta ebbe il suo habitat originario in Siria ed i primi che pensarono a trasformare una pianta selvatica in una specie domestica furono senza dubbio popoli che parlavano una lingua semitica.

Fra le piante arboree l'Olea europaea si distingue per la sua longevità .
La pianta comincia a fruttificare verso il 3º–4º anno ed inizia la piena produttività verso il 9º–10º anno; la maturità invece è raggiunta dopo i 50 anni. È una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli un olivo può vivere anche mille anni. Le radici, per lo più di tipo avventizio, sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60–100 cm di profondità.

Il fusto è cilindrico e contorto, con corteccia di colore grigio o grigio scuro, il legno è molto duro e pesante. La ceppaia forma delle strutture globose, dette ovoli, da cui sono emessi ogni anno numerosi polloni basali. La chioma ha una forma conica, con branche fruttifere pendule o patenti (disposte orizzontalmente rispetto al fusto) secondo la varietà.
È una pianta sempreverde, la cui attività è pressoché continua con attenuazione nel periodo invernale.

Alla fine degli anni novanta i cinque Paesi con la maggiore superficie olivicola erano la Spagna (2,24 milioni di ha), la Tunisia (1,62 milioni di ha), l'Italia(1,15 milioni di ettari), la Turchia (0,9 milioni di ha), la Grecia (0,73 milioni di ha). I primi cinque Paesi produttori di olio di oliva erano la Spagna (938 000t), l'Italia (462 000 t), la Grecia (413 000 t), la Tunisia (193 000 t), la Turchia (137 000 t). Le produzioni indicate sono una media delle ultime tre annate degli anni novanta. I primi cinque Paesi produttori di olive da mensa erano la Spagna (304 000 t), la Turchia (173 000 t), gli USA (104 000 t), il Marocco(88 000 t), la Grecia (76 000 t). Le tendenze attuali vedono una forte espansione dell'olivicoltura in Spagna, Marocco, Sudafrica, Australia

L'oliveto più settentrionale attualmente esistente si trova sull'isola di Anglesey, al largo del Galles, nel Regno Unito

In Sardegna, nella Gallura esiste un "olivastro" - ulivo selvatico - di ben 4000 anni.
Sebbene persista ancora qualche dubbio sull’età di questo antichissimo albero (gli studi svolti dai botanici non avrebbero determinato con esattezza se abbia già compiuto i 4 mila o si sia fermato a 3800) l’olivastro millenario rimane un esemplare mastodontico e impressionante: 12 metri di circonferenza per 8 metri di altezza.
A quanto pare nel passato l’albero (che per l’esattezza si trova a Santo Baltolu di Carana) era temuto dagli abitanti della zona in quanto considerato un rifugio degli spiriti maligni o di qualcosa del genere. Proprio questa brutta fama avrebbe contribuito a garantirgli una vita eccezionalmente lunga.
Nel 1991, questo “patriarca della natura” è stato dichiarato Monumento Naturale, rientra nella lista dei “Venti alberi secolari italiani” da tutelare e dichiarare Monumento Nazionale con decreto ministeriale. A pochi metri di distanza, un altro olivastro più “giovane” (solo…2000 anni!)
Una giovane cooperativa si occupa del sito, con visite guidate che tutelano questo immenso patrimonio naturale (purtroppo oggetto di episodi di vandalismo in un recente passato).

Fonti: Wikipedia ;www.taccuinistorici.it; https://www.travelblog.it; costaparadisoedintorni.com; https://www.demetra.org
Anna Zacchetti

 
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