NATURA
giugno 2013
LE OCHE
fotoLe oche sono uccelli relativamente grandi, hanno in genere una lunghezza di circa 90 centimetri e un’apertura alare di circa 1,8 metri; hanno un piumaggio in genere di color grigio o bianco, che le aiuta a mimetizzarsi nelle aree in cui vive. Sono distribuite solamente nell’emisfero settentrionale e sono animali gregari che nidificano, di solito, in colonie in habitat di tundra aperta, sul fianco di colline, in luoghi rocciosi o in vicinanza dei fiumi. In passato le oche erano molto diffuse, ma una caccia spietata e la distruzione del loro ambiente naturale ha fatto sì che subissero una grande riduzione e solo negli ultimi anni, grazie all’istituzione di aree rifugio situate in Europa, in Nord America e in Giappone, questa specie ha dato confortanti segni di ripresa.
Tra le specie più importanti si ricorda l’oca selvatica (Anser anser), l’oca lombardella (A. albifrons), l’oca granaiola (A. arvensis) e l’oca zampe-rosse (A. brachyrhynchus) diffuse nella parte settentrionale dell’Europa e che migrano durante la stagione invernale nelle regioni centrali europee.
L’oca delle nevi (A. caerulescens) dall’abito completamente bianco, tranne le remiganti, le penne più esterne dell’ala, che sono nere, nidifica nel nord-est della Siberia, nell’America settentrionale e nel nord-ovest della Groenlandia; le popolazioni della Siberia svernano in Giappone e nella Cina orientale, ma alcune popolazioni attraversano lo Stretto di Bering e vanno a svernare sulle coste dello stato di Washington, situato a nord-ovest degli Stati Uniti, e nelle valli centrali della California, le popolazioni provenienti invece dal nord dell’America svernano nel Golfo del Messico.
L’oca di Ross (A. rossii), simile nella colorazione all’oca delle nevi, nidifica nell’America settentrionale e verso la metà di settembre migra nelle regioni meridionali degli Stati Uniti, dove trascorre l’inverno.
Infine l’oca del Canada (Branta bernicla), specie originaria del Nord America, luogo in cui nidifica regolarmente, che migra in inverno verso gli stati meridionali degli Stati Uniti,fino al Messico. In Europa è stata introdotta in Inghilterra nel diciassettesimo secolo e nella regione scandinava all’inizio del 1900; in queste aree ha trovato habitat ottimali, tanto che alcune popolazioni sono diventate addirittura stanziali, mentre altre migrano regolarmente negli stati dell’Europa centro-meridionale..
L’oca, in passato, ha sempre avuto un valore simbolico positivo, ma col passare del tempo ha assunto un simbolismo piuttosto negativo, tanto che ai nostri giorni viene comunemente considerata un animale stupido; il termine oca viene riservato, infatti, ad una persona sciocca e poco intelligente e di uso comune sono diventate alcune espressioni come “Avere il cervello di un’oca”.
Lo stesso dicasi per l’altra loro caratteristica e cioè la loquacità; con il loro continuo starnazzare stridulo sono diventate oggetto di scherno e questo aspetto, visto negativamente, ha prodotto modi di dire riferiti soprattutto alle donne, come per esempio: “Due donne e un’oca fanno un mercato”o “Dove vi sono femmine e oche, non vi son parole poche”.
Ma nell’antichità le oche era tenute in ben altra considerazione; i Greci e i Romani, oltre ad apprezzarle per il loro fegato grasso, le consideravano animali molto fedeli e molto vigili, addirittura più dei cani. Questi animali divennero così simbolo della vigilanza e protettrici della casa; i Romani le utilizzavano appunto come “oche da guardia” e nei templi si tenevano oche ammaestrate, con il compito di avvertire dell’arrivo di qualche persona indesiderata. Famoso è, a questo proposito, l’episodio delle oche del Campidoglio, le quali, durante l’assedio di Roma da parte dei Galli, avvertirono starnazzando intensamente dell’arrivo del nemico che venne così scacciato.
Il volo aggraziato e maestoso dell’oca selvatica (Anser anser) rievocava presso gli antichi, insieme al cigno, il significato di messaggera degli dei. Similmente presso i Celti le oche erano considerate sacre poiché simboleggiavano il messaggero dell’aldilà; venivano quindi addomesticate perché accompagnassero i pellegrini ai loro santuari.
In India questo animale era associato al sole, ad indicare il principio maschile della fertilità; era inoltre considerato anche la manifestazione della Grande Madre originaria e venne per questa ragione chiamato Madre dei Veda, creatrice della lingua scritta e dea della parola.
Nell’Antico Egitto l’oca, precisamente l’oca egiziana (Alopochen aegyptiaca), era considerata un animale sacro e veniva associata ad Amon-Ra, il dio creatore.
Tutto ciò che di simbolico è riferito all’oca, viene racchiuso nel gioco dell’oca, uno dei giochi più antichi in Europa. Si presenta come una spirale circolare, divisa di solito in 63 o 90 caselle numerate che contengono figure simboliche e allegoriche. Il traguardo finale è posizionato nel centro, con una casella di solito non numerata. Vengono utilizzati due dadi, la cui somma dei punti indica al giocatore il numero di caselle da percorrere. Le caselle recanti la figura dell’oca sono positive e avvantaggiano chi ci passa sopra, altre immagini hanno invece un valore negativo e impongono delle penitenze, come soste o retrocessioni. Chi prima arriva alla casella centrale è il vincitore. Il valore simbolico di questo gioco, già presente in modo simile negli antichi Egizi, è quello del viaggio iniziatico.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti
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