

Con il termine anatidi si indicano quegli uccelli legati agli ambienti acquatici, con collo di solito lungo e gambe corte; posseggono tra le dita delle membrane natatorie che li rendono buoni nuotatori e una ghiandola detta dell’uropigio situata sulla coda che rilascia una sostanza oleosa utile per rendere le penne idrorepellenti.
Tra le specie più rappresentative si trovano il cigno, l’oca e le anatre.
Cigno
Il cigno è presente nell’emisfero settentrionale, in Sud America, in Australia e in Tasmania, ma non in Africa. Le cinque specie diffuse nell’emisfero settentrionale hanno tutte un piumaggio bianco, mentre livree più scure sono tipiche delle due specie meridionali: il cigno dal collo nero (Cygnus melanocoryphus) che vive in Sud America e il cigno nero (Chenopsis atrata) diffuso in Australia e Tasmania che è completamente nero ad eccezione della parte inferiore delle ali.
In Europa hanno l’areale di nidificazione due specie: il cigno reale (Cygnus olor) e il cigno selvatico (Cygnus cygnus). Il cigno reale è sostanzialmente diffuso in quasi tutta l’Europa centro-occidentale; in molte aree, soprattutto dei paesi centro-meridionali è diventato una specie stanziale e infatti non migra più; in alcuni stati europei, come Germania, Olanda e Italia, è stato introdotto nel diciannovesimo secolo, mentre in altri come la Gran Bretagna veniva già apprezzato anche come cibo durante il Medioevo. Gli spostamenti migratori non sono particolarmente significativi e riguardano in particolare le popolazioni che nidificano nel Nord dell’Europa, in Svezia, Norvegia, Finlandia e nel nord della Germania fino all’Estonia; queste popolazioni migrano verso sud e in base alla rigidità dell’inverno, migrano nei pesi del centro Europa, come Olanda, Belgio, Svizzera, nord della Francia e sud dell’Inghilterra, oppure svernano ancora più a sud, nei paesi mediterranei. Le popolazioni presenti in paesi come l’Ucraina e il Kazakhistan, svernano sulle coste del Mar Nero o del Mar Caspio; alcuni individui passano anche lo Stretto dei Dardanelli e vanno a svernare in Grecia e Turchia, occasionalmente alcuni raggiungono l’Egitto, il Golfo Persico, l’Afghanistan e il nord dell’India. Questa specie è stata introdotta anche in Nord America, Sud Africa, Australia and Nuova Zelanda.
Il cigno selvatico, invece, è diffuso e nidifica in un’areale che comprende gli stati scandinavi, l’Islanda e la parte settentrionale della Russia; è una specie migrante e inizia la migrazione in un periodo compreso tra la prima metà di settembre e ottobre. Sverna in Inghilterra e nei paesi centro-orientali dell’Europa. Questa specie è diffusa anche negli Stati Uniti nello stato del New England, in Groenlandia, nel Golfo Persico, in Pakistan e nel Nord dell’India.
Il cigno reale vive in habitat di palude o nei laghi, ed è possibile ormai rinvenirlo anche negli specchi d’acqua all’interno di grandi città dove hanno saputo adattarsi molto bene, diventando in alcune aree anche sedentari; il cigno selvatico si riproduce al nord durante il periodo estivo per poi migrare in direzione sud alla ricerca di acque più temperate.
La base giallo limone del becco nero distingue il cigno selvatico da quello reale il quale invece possiede un becco arancione con un tubercolo nero alla base.
Queste due specie vivono in habitat di palude o nei laghi, ma è possibile ormai rinvenirli anche all’interno delle grandi città dove hanno saputo adattarsi molto bene; si riproducono al nord durante il periodo estivo per poi migrare in direzione sud alla ricerca di acque più temperate.
Nell’immaginario popolare esiste la locuzione “canto del cigno” che indica l’ultima e talvolta la più bella prova che un artista possa compiere prima di ritirarsi o di morire. Sembra che essa derivi dalla musica e precisamente dalla somiglianza del cigno con l’arpa; si narra che l’ultimo canto che intonavano i musici e i poeti fosse accompagnato dal suono di un’arpa e venne così chiamato il “canto del cigno”. Per Aristotele allo stesso modo le anime dei cantori si trasformavano in cigni.
Nei popoli nordici era considerato simbolo del sole e della sua azione benefica, ed effigia recanti la sua immagine venivano applicate sui velieri come auspicio di buona fortuna. Anche per gli eschimesi il cigno è un simbolo benaugurante, tanto che le giovani in età da marito portano sul corpo un suo becco, allo scopo di favorire l’arrivo di un figlio maschio; una testa di cigno svuotata ed essiccata avrebbe, invece, il potere di preservare dalle disgrazie l’abitazione in cui si vive.
I Greci lo associarono ad Apollo, dio della bellezza, della luce, delle arti e della divinazione; così ne scrive Omero nei suoi Inni omerici: “O Apollo, te il cigno canta soavemente col battere delle ali, calando alla riva lungo il Peneo, fiume vorticoso; te, reggendo la cetra armoniosa, l’aedo dalla dolce voce primo e ultimo sempre canta”.
Artemidoro nel suo Libro dei sogni sosteneva che il cigno rappresentasse la musica e scriveva: “il cigno rivela le cose nascoste a causa del suo colore. Se appare a un malato preannuncia la sua guarigione, ma se canta è segnale di morte; infatti non canta se non quando è prossimo a morire”.
In Magna Grecia il cigno assunse anche un altro simbolismo e cioè quello di inviato degli dei, simbologia che si ritrova anche nelle mitologie nordiche e celtiche, dove il cigno è considerato una creatura celeste. Nei suoi moti migratori da nord verso sud e viceversa, assume il simbolo dell’angelo; così quando un eroe viene rappresentato affiancato da un cigno, oppure mentre lo cavalca, si allude all’attraversamento del regno della morte per raggiungere quello dell’eternità.
Nell’Asia settentrionale alcuni popoli hanno attribuito al cigno una valore femminile, tanto da diventare il simbolo della Vergine celeste che deve essere fecondata dalla Terra o dall’Acqua.
Anche nella tradizione nordica viene accostato all’essere femminile, le valchirie si tramutano infatti in cigno e in questo senso assume il significato di sposa celeste. Assume anche il significato di donna come annunciatrice del messaggio divino, di tramite fra cielo e terra; sono infatti le valchirie che conducono gli eroi morti nel Walhalla, la dimora ultraterrena riservata agli eroi morti in guerra.
Nella cristianità il cigno, a causa del suo candido piumaggio, della sua predilezione per le acque limpide, della sua innocenza e purezza non poteva che essere paragonato alla figura di Cristo e dei santi.
Al cigno è dedicata una delle costellazioni più belle e appariscenti presenti sulla volta celeste, nella quale è rappresentata ben visibile una grande croce; le stelle Deneb (α Cygni ) e Albireo (β Cygni) formano il braccio orizzontale, mentre le stelle comprese tra δ ed ε, detta anche Geniah, formano quello verticale. Il punto di contatto tra i due bracci è rappresentato da Sadr (γ Cygni).
Ma il cigno ha assunto anche simbologie negative e demoniache; il cigno nero australe, infatti, col suo colore rammenta le tenebre del peccato e di conseguenza diventa simbolo di lussuria, del tradimento e dell’impurità.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006