
La plastica è un materiale versatile e durevole, il mondo moderno non ne può fare a meno. Tuttavia, proprio per la sua durabilità pone però seri problemi di smaltimento.
La Commissione Europea ha recentemente pubblicato un Libro verde allo scopo di lanciare una discussione articolata su come rendere più sostenibili i prodotti di plastica nell'intero ciclo di vita e ridurre l'impatto dei rifiuti di plastica sull'ambiente. (vediARPATnews 066-13)
Diverse fonti concordano che la plastica rappresenta la frazione merceologica preponderante dei rifiuti rinvenuti in mare (dal 60 all’80% del totale, con punte del 90-95% in alcune regioni secondo l’Unep – agenzia per l’ambiente dell’ONU), una presenza particolarmente dannosa per diverse specie animali come cetacei, tartarughe, pesci, uccelli marini, etc. (vedi ARPATnews 046-11).
Il mare ha cominciato gradualmente a trasformarsi in una gigantesca "zuppa di plastica" - oggi non un solo chilometro quadrato di acqua di mare è priva di particelle di plastica, anche a causa dei tempi lunghissimi di decomposizione dei rifiuti di plastica nel mare. (vedi infografica del Museo del Design di Zurigo)
ARPAT, nell'ambito del progetto Gionha, ha approfondito la situazione dei rifiuti antropici sui fondali marini, con particolare riferimento alla situazione toscana (vedi report conclusivi del progetto sull'argomento).
Questa infografica che pubblichiamo, realizzata negli Stati Uniti, bene sintetizza queste problematiche, sia evidenziando l'estensione del fenomeno, che i tempi necessari per la decomposizione della plastica (centinaia di anni) che l'impatto sugli animali marini.
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