ECOLOGIA ED ENERGIA
maggio 2013
FRACKING
fotoIn questi anni l’industria estrattiva del petrolio è alla ricerca di nuove fonti che possano, in qualche modo, allungare i tempi della disponibilità per tale fonte energetica non rinnovabile.

Una delle metodologie più diffuse è quella del fracking ovvero la ricerca ed estrazione del petrolio o del gas naturale, intrappolati nelle rocce profonde (depositi scistosi). Ciò avviene pompando fluidi ad alta pressione il cui compito è quello di fratturare la roccia liberando il petrolio che viene poi spinto in superficie.

La frattura idraulica viene creata dal pompaggio del liquido nel pozzo, con una forza sufficiente per aumentare la pressione oltre il grado di rottura della roccia sottostante. Questo causa una o più crepe in cui il fluido entra ampiandole ancora di più. Per mantenere aperta la crepa anche dopo l'arresto del pompaggio si aggiunge al fluido un materiale solido, normalmente sabbia setacciata, che viene portato dal fluido nelle fratture e impedisce loro di richiudersi completamente, creando un passaggio ad alta permeabilità per il fluido, petrolio o gas, da estrarre.

Tale operazione in effetti è molto più complicata di quanto sembra, in quanto si deve, in primis trivellare, scavare un pozzo, ben più in profondità delle falde acquifere, inserire segmenti di tubi rivestiti di cemento ed acciaio attraverso i quali scorre, ad alta pressione, il liquido pompato dall’esterno che spinge fuori dalle rocce il petrolio o il gas.

Il pericolo per l’ambiente, nonostante tutte le precauzione utilizzate sono tanti: la fuoriuscita di gas all’esterno, le perdite di liquido nelle sezioni di roccia che ospitano la falda acquifera, a causa di rotture delle tubazioni, la composizione del fluido usato per penetrare nella roccia ricca di idrocarburi, che oltre all’acqua, in percentuale 80-85%, contiene sabbia, ceramica artificiale, additivi chimici. Tutto questo materiale viene per lo più smaltito in pozzi e solo in piccola parte riciclato. Molti i pericoli per i lavoratori addetti al trasporto del liquido ritornato in superficie a causa del contenuto tossico, tanto che molti lavorano con una maschera antigas.

Altro possibile pericolo conseguente alla iniezione di liquidi ad alta pressione è quello di poter scatenare terremoti, come alcuni scienziati ritengono sia avvenuto, con riferimento al sisma di magnitudo 5,7 che il 6 novembre 2011 colpì la zona di Prague, al centro dello Stato dell’Ocklaoma.

Tra le tante cattive notizie , forse, una buona: a sud della città di Buffalo, nello Stato di New York si trova una cascata dietro alla quale si trova una fiamma da sempre attiva conosciuta
come la fiamma eterna.

Nelle immagini superiori, la “fiamma eterna” dietro al velo di una cascata nel parco di Chesnut Ridge County Parck.

Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori di cui fanno parte Giuseppe Etiope dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e altri geologi dell’Università dell’Indiana ha dimostrato che il gas che alimenta la fiamma eterna scaturisce direttamente dalla roccia madre, uno scisto di antichissima formazione posto, centinaia di metri in profondità, scaturendo direttamente in superficie.

Ciò testimonierebbe l’esistenza nel sottosuolo di serbatoi in pressione in cui il gas è trattenuto e fuoriesce con continuità senza bisogno ai alcuna procedura di fratturazione delle rocce come oggi invece avviene nelle tecnologie industriali utilizzate; analoghe zone potrebbero essere presenti in svariate località del pianeta dove si potrebbe ricavare gas senza interventi di perforazione e fratturazione.



Fonti: wikipedia, www.pressconnects.com , National geographic italia marzo 2013..
Sergio Saladini
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