
Questi uccelli hanno la testa, e in genere anche il collo, privi di penne; hanno una distribuzione che comprende la parte meridionale degli Stati Uniti, l’America centro-meridionale, l’Africa, l’Eurasia ad eccezione delle aree più settentrionali e l’Australia.
Tra le varie specie di ibis, l’ibis sacro (Threskiornis aethiopica) è quella più conosciuta, soprattutto per essere stata venerata e tenuta in grande considerazione dagli antichi Egizi. L’ibis sacro era, infatti, molto diffuso in passato in quella regione, mentre oggi si è molto ridotto e compaiono numerosi solo in alcune aree a sud del Sahara.
Nell’Antico Egitto l’ibis sacro era considerato un essere purificatore, in quanto ripuliva l’ambiente non solo dai serpenti e dai rettili, da sempre simboli negativi, ma anche dalle carogne.
Scriveva Eliano nel suo Della natura degli animali: “L’ibis è per natura un uccello molto aggressivo, oltremodo vorace, che mangia schifosissimi cibi se è vero, come dicono, che si nutre di serpenti e di scorpioni. Ma quelli li digerisce senza difficoltà e questi li può defecare molto agevolmente. È molto raro vedere un ibis malato. Questo uccello ficca il becco dappertutto, non bada al sudiciume ma vi si aggira sopra, andando in cerca persino là di qualcosa da mangiare. Quando però torna nella sua dimora prima si lava e si pulisce accuratamente”. Si dissetava, invece, con acqua purissima, tanto che è riportata l’usanza dei sacerdoti egizi che si purificavano solo con l’acqua in cui si fosse dissetato un ibis sacro.
In Egitto questo uccello ispirò l’immagine del dio Thot, raffigurato con corpo umano e testa di ibis sacro, sulla quale capeggiava una falce lunare; Thot era il dio della luna ed era paragonato a questo uccello sacro in quanto era credenza che l’ibis impiegasse tanti giorni a covare le uova quanti la luna ne impiega per compiere ogni ciclo delle sue fasi. Poiché inoltre la luna scompare per poi ricomparire periodicamente, l’ibis sacro venne considerato anche il simbolo della rinascita a di una nuova vita dopo la morte.
Il dio Thot era considerato il Verbo e si narrava che fosse stato lui ad inventare la scrittura; in questo senso l’ibis assunse il ruolo di mediatore celeste, con l’incarico di fornire ai sacerdoti l’interpretazione delle cose divine, ai sovrani la saggezza e la moderazione e ai comuni mortali le ispirazioni positive. In pratica l’ibis-Thot assunse il significato di Parola-creatrice.
L’ibis come Verbo, come distruttore dei serpenti demoniaci, come purificatore, come giudice dei morti, come simbolo di rinascita a un’altra vita avrebbe dovuto essere una figura molto attraente per la cristianità che, al contrario, lo vide piuttosto come un simbolo negativo. Probabilmente il fatto di essere stato così venerato da una religione pagana e per le sue abitudini alimentari non del tutto salutari, venne invece demonizzato.
Nel Physiologus così si legge:”Secondo la legge l’ibis è impuro. Non sa nuotare ma ha la propria dimora lungo le sponde dei fiumi e degli stagni, e non può immergersi negli abissi dove nuotano i pesci puri, ma soltanto dove vivono i pesciolini impuri”.
Altre due specie di ibis sono diffuse in Europa: il mignattaio (Plegadis falcinellus)e l’ibis eremita (Geronticus eremita). Entrambe le specie hanno il caratteristico becco sottile, lungo e arcuato; si nutrono principalmente di pesci, crostacei, anfibi, insetti e anche di alcuni vegetali. Sono entrambe specie migratrici: il primo nidifica sugli alberi e migra in Africa nel periodo autunnale per tornare in Europa meridionale in aprile; il secondo, dal caratteristico ciuffo di penne sulla nuca, nidifica in cavità tra le rocce e migra in direzione sud, ma le aree in cui sverna sono ancora scarsamente conosciute.
L’ibis eremita è considerata una specie a rischio critico di estinzione a livello europeo ed è per questo inserita nella Red List dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources).
Appartiene a questo gruppo anche la spatola (Platalea leucorodia) dal caratteristico becco largo e appiattito, con l’estremità più piatta e larga a ricordare appunto una spatola. In Europa nidifica soprattutto in Spagna meridionale e nei Balcani.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006