NATURA
dicembre 2012
GLI ANIMALI DELLA MONTAGNA
La vipera, La salamandra nera, Il tritone alpestre, La rana rossa
La vipera
La vipera comune (Vipera aspis (Linnaeus 1758)) è il più comune viperide italiano. Frequenta ambienti generalmente ben soleggiati quali i margini di coltivi, incolti, radure e pascoli cespugliati. Lunga al massimo 80 centimetri, presenta testa triangolare ben distinta dal collo, con l'apice del muso leggermente rivolto all'insù (caratteristica che la distingue dalle altre vipere italiane), ed occhi di dimensione media con la pupilla verticale. La colorazione varia dal grigio al marrone-rossiccio e concede la possibilità al rettile di mimetizzarsi con l'ambiente circostante. Come le altre vipere presenti in Italia la vipera comune è vivipara; nascono da 5 a 20 piccoli di 15-20 cm, che sono autosufficienti e possiedono già ghiandole velenifere. Possono raggiungere anche i vent'anni di vita.
Si ciba prevalentemente di topi, lucertole e piccoli uccelli. Si tratta di un animale territoriale. A volte goffa, lenta nei movimenti e di indole tranquilla, reagisce fulmineamente se calpestata o molestata. Il suo veleno è molto attivo nei confronti dei piccoli animali, dal momento che contiene sia neurotossine che emotossine, tuttavia raramente si configura mortale per l'uomo, pur richiedendo soccorso immediato e provocando effetti anche seri. A rischio sono prevalentemente i soggetti esposti alle reazioni allergiche, quelli emotivi, gli anziani ed i malati affetti da patologie croniche, nonchè i bambini. Sempre appartenete al genere Vipera in montagna è possibile trovare anche il marasso (Vipera berus (Linnaeus 1758)), rettile prettamente alpino. A differenza della vipera comune predilige zone fresche di alta quota a partire dai 1200 fino ai 2500 metri di altitudine e frequenta i pascoli alpini purché ricchi di rifugi naturali come rocce, ginepri e rododendri. Le popolazioni presenti in alta quota si riproducono solamente ogni 2-3 anni.



La salamandra nera
La salamandra nera (Salamandra atra, Laurenti 1768) presenta particolari adattamenti per fronteggiare l'ambiente dell'alta montagna che l'hanno fatta entrare per due volte nel libro dei record. A differenza degli altri anfibi, provvede alla riproduzione senza portarsi mai all'acqua: la femmina conserva i piccoli (generalmente due) nel proprio corpo per deporli solo dopo il termine delle metamorfosi, quando cioè i giovani sono già in grado di respirare autonomamente. Quindi, il secondo fatto eccezionale è che la lunghezza della gestazione può arrivare fino ai tre anni, ben più lunga anche di quella dell'elefante, che è al massimo di 760 giorni.
Il vantaggio che la salamandra ha derivato da queste strategie riproduttive è che i piccoli restano protetti dai predatori e anche dal pericolo più grande per i normali girini, cioè che il loro stagno possa ghiacciarsi o prosciugarsi.
La salamandra alpina vive in luoghi umidi, quali i boschi montani, e si può trovare fino ad altezze di 3000 metri. È di colore completamente nero e raggiunge una lunghezza di 18 cm. Si ciba principalmente di scarafaggi, ragni e millepiedi. I momenti di maggiore attività sono collocati durante, o subito dopo, i temporali estivi o nelle prime ore del mattino quando l’umidità è elevata; nei periodi freddi invece non sono attive in superficie.
Con un altro dei suoi adattamenti all'habitat, spesso iberna in gruppo, nascondendosi in rifugi sotterranei.


Il tritone alpestre
Il tritone alpestre (Triturus alpestris (Laurenti, 1768)) presenta dieci sottospecie diffuse in Europa, con una sottospecie alpina che rivela una distribuzione altitudinale compresa tra i 1300 e i 2100 metri di quota. Questa sottospecie è molto legata all’acqua e spesso una parte della popolazione adulta può stazionare nelle raccolte di acqua temporanee durante l’intero anno, ove possibile. Gli individui che rimangono legati all’acqua durante tutto l’anno presentano una certa attività anche nei mesi più freddi a differenza di quelli che stazionano sottoterra, in quanto la presenza del ghiaccio solo sulla parte superficiale della raccolta d’acqua permette una discreta attività negli strati profondi rimasti allo stato liquido. Piuttosto frequente è il fenomeno della neotenia, cioè il raggiungimento della maturità sessuale con il mantenimento delle caratteristiche da larva.

La rana rossa
La rana di montagna (Rana temporaria, Linnaeus 1758) o rana rossa deve il suo nome scientifico alla caratteristica macchia bruna sulla tempia. Può cambiare colore a seconda dell’ambiente in cui vive, ma anche per stimoli psichici, come paura, ira, ecc; è tra i primi anfibi che si risvegliano dal letargo invernale, dato che teme poco il freddo.
Si nutre di insetti, vermi, chiocciole, ma anche di piccole lucertole.
Può misurare al massimo 10 centimetri, depone le uova in masse tondeggianti nelle pozze d'acqua temporanee, e la metamorfosi, (in condizioni favorevoli), si compie in poco più di due mesi. Le sue abitudini sono tipicamente terragnole e la si può ritrovare spesso molto distante da una fonte di acqua, nascosta ad esempio nel sottobosco di conifere dove vi è una buona umidità ambientale.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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