NATURA
settembre 2012
L'aquila reale
fotoL'aquila reale
L'aquila reale (Aquila chrysaetos, Linnaeus 1758) è uno dei più grossi rapaci presenti in montagna, con un'ampiezza alare superiore ai due metri. Si ciba principalmente di galliformi, quali le pernici, piccoli mammiferi, specialmente lepri e marmotte, ma anche di volpi. All'occasione, non disdegna le carogne di animali vittime di valanghe o di altre tragedie naturali. La vista di questo uccello ha guadagnato fama proverbiale: è dimostrato che l'aquila riesca a vedere una lepre alla distanza di un chilometro. Un tempo l'aquila reale viveva nelle zone temperate dell'Europa, nella parte nord dell'Asia, nel nord America, nord Africa e Giappone. In molte di queste regioni l'aquila è oggi presente solamente sui rilievi montuosi, ma nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. È assente in Islanda e Irlanda dove è in corso un tentativo di ripopolamento con 35 uccelli rilasciati dal 2001. In Italia è presente sulla dorsale appenninica e sull'arco alpino, in rilievi della Sardegna e della Sicilia.
L'aquila reale predilige zone aperte o semi-aperte, situate ad un'altezza compresa tra i 1500 ed i 3000 metri. Nidifica sempre sotto il limite della vegetazione arborea, generalmente su sporgenze rocciose o, più raramente, su alberi alti. Di norma, ogni coppia costruisce diversi nidi.
Le aquile sono rapaci monogami che vivono in coppie, fedeli per la vita. Ogni coppia domina su un territorio che spazia dai 50 ai 100 km² e che difende nel miglior modo possibile, mentre gli uccelli ancora immaturi vagano per tutte le Alpi.
Ha una lunghezza di 74 - 87 cm; la coda misura dai 26 ai 33 cm; il suo peso varia dai 2,9 kg, ai 6,6 kg; la femmina è del 20% circa più grande del maschio.
Le sue parti superiori sono di color bruno castano, con penne e piume copritrici più pallide, le parti inferiori sono di color castano scuro, la testa invece è di color castano dorato. A questa caratteristica si riferisce il nome "chrysaetos", che in greco vuol dire "aquila d'oro". Il giovane è spesso scuro con chiazze bianche. In volo ha ali sollevate e spinte leggermente in avanti.
Emette poche grida, tranne in periodo riproduttivo, che sono simili ai versi di un cane.
La deposizione avviene tra febbraio e aprile con covate in genere di due uova, ma il secondo nato è destinato quasi inevitabilmente a morire; infatti fratello maggiore non soltanto gli impedisce di nutrirsi, tenendolo lontano dal cibo, ma lo aggredisce anche a colpi di becco fino a infliggergli ferite mortali. L'incubazione dura circa 43-45 giorni e generalmente è svolta dalla femmina della coppia.
I piccoli iniziano a volare dopo 65-70 giorni e diventano indipendenti dopo 160-170 giorni. Le femmine iniziano la propria nidificazione dai 3 ai 6 anni circa.
L'aquila ha a disposizione due modi per cacciare: all'agguato e in volo, in ogni caso cerca solitamente di sorprendere le prede. Di solito la caccia è compiuta da entrambi gli individui della coppia: un'aquila vola bassa per mettere paura la preda e l'altra dall'alto cerca di catturarla.
La dieta di questo rapace è composta prevalentemente di mammiferi ed uccelli, in alcune aree sono catturati in misura considerevole anche i rettili. Tra i mammiferi preferisce i roditori, lepri, marmotte, conigli selvatici e scoiattoli; invece tra gli uccelli, si nutre sopratutto di galliformi; durante la stagione invernale si nutre prevalentemente di carogne.


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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