NATURA
giugno 2012
LO STAMBECCO
fotoLo stambecco (Capra ibex, Linnaeus 1758) è stato a lungo apprezzato per i suoi poteri medicinali: le varie parti del corpo di questo animale, ed anche il suo sterco, erano utilizzati nelle cure tradizionali di qualsiasi malattia: le corna, ridotte in polvere, furono utilizzate come rimedio contro l'impotenza ed il suo sangue come rimedio per i calcoli renali. Lo stomaco infine fu indicato per combattere la depressione.
100.000 anni fa, lo stambecco viveva in tutte le regioni rocciose dell'Europa centrale. E' stato anche fonte d'ispirazione per le genti del neolitico che lo disegnavano nelle grotte in cui vivevano come appare infatti nelle pitture murali della grotta di Lascaux in Francia. Fino al XV secolo, era presente lungo tutto l'arco alpino, ma lo sviluppo delle armi da fuoco segnò ben presto la sua fine in quei territori.
Il maschio arriva a pesare fino a 100 kg e può misurare anche un metro al garrese. Ha lunghe ed imponenti corna anellate che raggiungono una lunghezza di un metro ed un peso di più di 10 kg.
Lo stambecco vive abitualmente oltre il limite della vegetazione arborea; le caratteristiche degli zoccoli, perfettamente adatti a questo tipo di habitat, gli consentono di far presa sulle rocce e di trovare sempre un buon punto di appoggio anche sulle pareti più ripide. Per quanto sorprendente, per un animale di tale stazza, lo stambecco è un ottimo saltatore, capace di balzare diversi metri in avanti e verso l'alto, anche da fermo.
Lo stambecco è un animale essenzialmente diurno ed è attivo già prima del sorgere del sole. Dalle prime ore del giorno fino all'imbrunire, trascorre le sue giornate sulle terrazze erbose e ben esposte al sole.
Vegetariano, può mangiare fino a 20 Kg di erba, ma si ciba anche dei germogli di ginepro, di rododendri, di muschi e di licheni, pur non essendo facili da digerire. Lo stambecco ha bisogno di sale e in natura se lo procura leccando determinate rocce come gli scisti. Si abbevera poco, accontentandosi spesso della rugiada mattutina.
In primavera si nutre di arbusti dei quali apprezza soprattutto i germogli e che bruca drizzandosi sulle zampe posteriori. Durante il periodo invernale si ciba della rara vegetazione composta principalmente da muschi e licheni.
Il colore del mantello dello stambecco cambia con il variare delle stagioni. Nel periodo estivo il pelo è corto, di colore beige o bruno chiaro. In autunno cade lentamente ed è sostituito da una spessa pelliccia con peli più lunghi di un colore bruno scuro, quasi nero: questa calda pelliccia lo proteggerà dal freddo della montagna ed il colore più scuro assorbirà meglio i raggi del sole. Una muta si renderà poi necessaria alla fine dell'inverno, nei mesi di maggio e giugno. Gli stambecchi si sbarazzeranno della pelliccia grattandosi contro le rocce e contro i tronchi degli alberi e non è raro, in questo periodo, trovare dei ciuffi di pelo intrecciati sugli arbusti e sulle rocce. La muta è anche all'origine del fastidioso prurito che gli stambecchi maschi cercano di alleviare aiutandosi con le loro lunghe corna. Il pelo estivo degli stambecchi è di colore grigio ferro su tutto il dorso, fino al ventre che invece è di colore bianco. Le zampe sono di un colore bruno scuro, quasi nerastro come anche la banda mediana sul dorso è di colore scuro, molto vicino al nero. Dal mese di novembre in poi, il pelo dei maschi si scurisce e diventa marrone scuro.
Il pelo delle femmine è di un beige giallastro o castano chiaro, salvo il ventre che rimane piuttosto biancastro e le zampe che sono bruno scuro. Esso si scurisce leggermente in inverno, ma comunque, sia in estate che in inverno, il mantello della femmina è più chiaro di quello del maschio.
Alla nascita, il pelo dei piccoli stambecchi è invece di colore beige rossastro, più chiaro di quello delle femmine: resterà tale fino all'età di due anni.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti
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