ECOLOGIA ED ENERGIA
giugno 2012
A8 - Piante per bonificare terreni contaminati
Il fitorimedio è una tecnica di bonifica che vede le piante come principali attrici nel risanamento di matrici contaminate, questa tecnologia sfrutta le capacità di alcune specie, sia erbacee che arboree, di interagire con gli inquinanti presenti nel suolo o nelle acque.

Il processo di "rimedio" può essere svolto, a seconda dei casi, mediante l'attuazione di differenti processi .
Questi processi sono stati sperimentati in USA fin dal 2001, ottenendo ottimi risultati ed ora cominciano a fare capolino come possibile soluzione anche nel nostro Paese.

La realtà italiana è diventata con il passare degli anni ricca di casi di difficile gestione. Ci sono molti ettari di terreno ancora pieni di amianto, aree industriali abbandonate a se stesse che necessitano di urgenti interventi di bonifiche e siti di interesse nazionale da ripulire scaricati sulle spalle delle pubbliche amministrazioni comunali.
Spesso le tecniche di bonifica utilizzate sono talmente distruttive per i terreni da distruggere ogni possibilità di presenza di ogni forma di vita. Troppo spesso utilizzate per star dietro agli interessi economici che gravitano attorno ai siti da decontaminare: dall’apertura di un nuovo centro commerciale a evitare una multa da parte della Comunità europea. Eppure, è ormai accertato che ci sono altri sistemi. Tra cui, per combattere l’inquinamento del sottosuolo le tecniche vegetali.

Nel caso di inquinanti organici si utilizzano piante in grado di tollerarli, assorbirli metabolizzarli e renderli meno tossici. I metalli pesanti non sono biodegradabili quindi le piante possono eliminarli assorbendoli dal terreno e dalle acque contaminate. Il fitorimedio trova applicazione anche per la purificazione dell’aria e nelle strategie di mitigazione.

«L’utilizzo delle piante per la decontaminazione», spiega Paolo Sconocchia, direttore della sezione energia dell’Arpa di Terni, «rappresenta per l’Italia un grande passo avanti. In questi anni, del resto, sono tante le comunità scientifiche e i poli di ricerca universitari che hanno sperimentato le fitotecnologie e selezionato piante e alberi da piantare in modo da ottenere la giusta interazione tra specie botaniche e microrganismi dei terreni».«Per questo motivo», prosegue Sconocchia, «quando non c'è fretta si possono cercare, a seconda dei casi, le soluzioni migliori. Individuando con successo la pianta più adatta a svolgere la decontaminazione. Sono centinaia, per fortuna, le piante che si prestano a svolgere diverse operazioni. Tra queste, le più utilizzate sono le felci per la capacità di accumulo dei metalli, ma anche la comune canna di fiume, utilizzabile in un secondo tempo come biocombustibile».
A partire dal 2008 il dipartimento di scienze dell’ambiente forestale e delle sue risorse dell’Università della Tuscia, l’istituto di biologia agro-ambientale del Cnr e Arpa Umbria hanno attivato il progetto "REMIDA" per promuovere una nuova strategia di approccio al problema della bonifica dei siti contaminati; basato sulla piantumazione di pioppi. I vantaggi sociali ed ambientali dell'impiego di questa tecnologia sono molteplici, e sono legati ai bassi costi di gestione del sistema che si basa su un processo "solar driven" che trae cioè dal sole la principale fonte di energia e rende grande la differenza tra i costi di questi interventi rispetto a quelli basati su tecnologie tradizionali.
Dal punto di vista ambientale c'è il grande vantaggio di operare "in situ" con tecnologie che limitano la movimentazione di terra e di conseguenza la produzione di polveri prevenendo in questo modo fenomeni di dispersione di sostanze contaminanti; inoltre con l'affermarsi della vegetazione si realizza una efficace messa in sicurezza del sito garantendo un controllo dei fenomeni di erosione e di percolazione dei contaminanti provocati delle acque meteoriche. «Si tratta», spiega il rappresentante dell’Arpa, «di un metodo che prevede la coltivazione di specie arboree a rapido accrescimento per la bonifica dei terreni e la produzione di biomassa. A questo scopo, le piantagioni di pioppo sono l’ideale perché oltre a crescere in fretta, hanno un costo molto contenuto. Al momento», aggiunge Sconocchia, «stiamo effettuando la piantumazione su tre siti pubblici, dove sono coinvolte due aree del Comune di Foligno e un sito di interesse nazionale a Terni, legato all’industria della chimica e dell’acciaio. Quest’ultimo richiede maggiore attenzione, sia per la dimensione del sito che per il grosso impatto che ha sugli abitanti. Per questo, con la parte della piantagione che coltiveremo a biomassa, abbiamo anche intenzione di rifornire di energia un campo da calcio che si trova nelle vicinanze».
La gestione delle spese legate agli interventi di bonifica diventano dei veri e propri investimenti, che attraverso opportune scelte tecnologiche risultano sostenibili ed accettati a livello sociale, ambientale ed economico.

Fonti: ARPA Umbria Istituto di BIometeorologia, Natura Ecologia, Fitorimedio di Clerici dal Corriere della sera
Anna Zacchetti
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