NATURA
maggio 2012
a.7 IL DAHU
fotoIl dahu, un animale di pura fantasia
Il dahu (Dahutus montanus) è l'animale che meglio si è adattato alla marcia a mezza costa in montagna. Le gambe a valle più lunghe di quelle a monte gli consentono una eccezionale stabilità sui pendii ripidi; è molto conosciuto nell'area francofona europea, dalle Alpi ai Pirenei: ogni inventore ha creato il suo dahu assumendo così forme tanto diverse nel tempo.
L'uomo moderno è abituato alla scomparsa di piante e animali: l'espansione dell'asfalto e del cemento relegano la vita selvaggia sempre più lontano, diverse specie animali sono costrette a vivere in territori sempre più ristretti e in ambienti inospitali. Per il dahu, più conosciuto per la caccia subita che per gli esemplari conservati nei musei di storia naturale, le vicende sono state ancora più complicate, legate principalmente alle mutazioni delle nostre abitudini culturali. Questo mitico animale, celebre per il suo adattamento alla marcia sui fianchi delle montagne ,si caratterizza per l'asimmetria del corpo. Il dahu appartiene al nostro patrimonio faunistico e mentale ..una mappa della sua diffusione realizzata di recente sulla base dei dati paleontologici, storici, linguistici e soprattutto folcloristici permette di constatare come il dahu sia molto conosciuto nell'area francofona europea, dal Belgio ai Pirenei passando per il Lussemburgo, fino alle Alpi.
Questo mammifero passa per l' animale che si è meglio adattato alla marcia in montagna . L'asimmetria laterale delle membra ha permesso di distinguerne due tipi principali , definiti rispettivamente Dahutus montanus levogyrus (le zampe più lunghe su lato destro gli permettono facili spostamenti in senso antiorario ) e Dahutus montanus dextrogyrus (le zampe più lunghe sul lato sinistro lo rendono particolarmente abili sui pendii che girano verso destra). La riproduzione del dahu avviene soprattutto per trasmissione orale. Si nota una certa tendenza alla moltiplicazione dell'animale in presenza di gruppi sportivi, compagnie di esploratori eccetera.. Ma tutto ciò non garantisce la sopravvivenza della specie, in pericolo di estinzione per i cambiamenti dei nostri comportamenti culturali e per il miglioramento delle informazioni sugli animali selvatici. Si sa che per gli animai gli odori sono fondamentali: la percezione olfattiva è dozzine di volte superiore a quella umana e questo permette loro di fiutare da grande distanza un esemplare della stessa specie: nella stagione degli amori, in inverno, un dahu maschio che avverta l'odore di una femmina è in grado di percorrere dozzine di chilometri per incontrarla.
L'alimentazione varia a seconda delle disponibilità stagionali; appartenente all'ordine dei mustelocanidi, un gruppo che gli zoologi hanno inserito tra la faina e la volpe , il dahu è un opportunista, in grado di procurarsi da mangiare ovunque e in ogni periodo dell'anno: se d'inverno gli bastano muschi e licheni, d’estate è in grado di procurarsi erbe più delicate, piccoli frutti, gasteropodi, insetti e ragni; la ricerca del cibo è prettamente notturna.
Tra le popolazioni di montagna la caccia al dahu è tra le attività folcloristiche più apprezzate, ma per garantirne la riuscita vanno rispettate alcune condizioni. Si sceglierà di preferenza una sera di dicembre o di gennaio, quando le temperature sono molto rigide, poiché il dahu è costretto a muoversi per non soccombere al gelo. Le condizioni possono variare a seconda delle regioni e secondo le tradizioni, ma alcuni elementi comuni sono: un manto nevoso sufficiente per individuare le tracce dell' animale, una notte senza luna, un luogo lontano dalla civiltà, la presenza di uno specialista, un sacco di juta inumidita per catturare la bestia, un pugno di sale in fondo al sacco, un richiamo (fischietto o altro), una grande pazienza e un’ottima compagnia di amici. Le tecniche divergo tra di loro: certe scuole consigliano di aspettare che il dahu esca dalla tana per non morire congelato. Il cacciatore deve stare all'erta in un punto strategico con il sacco bene aperto, mentre i battitori, facendo il massimo rumore, gli indirizzano la bestia direttamente dentro al sacco.
Un'altra scuola prevede che si attiri il dahu con uno strumento musicale: quando l'animale è vicino bisogna provocare un rumore violento che gli generi una tale paura da fargli perdere l' equilibrio: è il momento giusto per metterlo nel sacco.
La rarità dell'animale consiglia di trattare la preda con il massimo rispetto: la pelle non deve essere assolutamente danneggiata, il pelo del dahu è molto ricercato per la produzione di speciali pennelli e la sua carne delicata è riservata ai più raffinati intenditori .i musei di storia naturale sono sempre pronti ad acquistarne le spoglie a peso d'oro, ma la caccia al dahu finisce più spesso in un lauto pasto che priva la scienza di questa specie sempre più preziosa. D’altra parte chi caccia il dahu dimostrando un particolare interesse verso questo animale, mostra anche la sua passione per il mondo selvaggio. I naturalisti, i pittori e gli scultori del medioevo hanno creato un'infinità di animali di natura misteriosa: si pensi ai bestiari, ai capitelli delle cattedrali, alle tele di J. Bosch: creare è soddisfare un sogno, permettersi una fantasia, fare un gioco per il gioco, tutte cose che l'attuale modo di vivere urbano non autorizza quasi più e il dahu rispecchia a pieno tutte queste umane esigenze; in fondo ogni inventore (e ogni cacciatore) crea il suo dahu ed ecco la ragione per cui l'animale ha assunto forme tanto diverse nel tempo.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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