NATURA
aprile 2012
A 2 . IL CAMOSCIO
fotoIl camoscio (Rupicapra rupicapra, Linnaeus 1758) è probabilmente l'animale alpino più conosciuto. Nella tradizione popolare delle genti delle Alpi si ritrova spesso sotto la diretta protezione dello spirito della montagna; ciò non ha comunque impedito che divenisse oggetto di una caccia talvolta spropositata.
In genere si possono osservare, in branco o da soli, balzare velocemente di roccia in roccia con un'agilità impressionante. Un maschio adulto arriva a misurare fino ad 130 cm in lunghezza, e può raggiungere un peso di 50 Kg. Il camoscio può essere riconosciuto per le corna, di circa 17 cm, ripiegate ad uncino nella parte superiore, e per le due strisce scure lungo il volto. Ha anche un'altra striscia di pelo sul dorso, che viene familiarmente chiamata "barba", e che in inverno raggiunge i 15-20 cm di altezza. Il camoscio ha la possibilità di rizzare il pelo della striscia dorsale, in modo da apparire più imponente e con ciò avvantaggiarsi nelle relazioni sociali. Sfortunatamente, la "barba" del camoscio non è apprezzata solo dai suoi simili, ma ha goduto di grossa popolarità anche tra i cacciatori, che per anni l’hanno ricercata per foderarsi i cappelli.
Il camoscio è un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Bovidi, il suo manto è dotato di peli duri e ruvidi, di colore bruno dorato in estate; in inverno diventano morbidi e quasi completamente neri. Il camoscio abita i pendii montani delle Alpi e dell' Appennino abruzzese, dove vive una sottospecie nota come camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata). Questa specie differisce da quella alpina soprattutto per le corna che sono molto più lunghe; per la sua mole sensibilmente più slanciata e per il mantello più rossiccio in estate e marrone scuro in inverno. I camosci si nutrono essenzialmente di erba in estate, di licheni e muschi d'inverno e di germogli di alberi. Vive in branchi composti dalle femmine con i giovani e i piccoli dell'anno, mentre i maschi adulti in estate conducono vita solitaria per poi riunirsi al branco nel periodo autunnale quando inizia il periodo degli amori. In questa fase avviene la lotta tra i maschi adulti che si contendono il diritto di accoppiarsi con le femmine adulte del branco. A fine inverno, i maschi adulti verranno allontanati tornando così a vita solitaria.
Tra gli adattamenti specifici di questo ungulato all’ambiente montano si può notare come questo animale mantenga una temperatura interna di 39,5°C per difendersi dai rigori invernali. Anche il cuore di grosse dimensioni, 350 g, contro i 280 g di quello umano, e l’elevato numero di globuli rossi rendono possibile una rapida ed efficiente ossigenazione del sangue anche in alta quota dove l’aria è più rarefatta. La parete del cuore è più spessa di quella della maggior parte dei mammiferi della stessa taglia; può quindi resistere ad un ritmo di più di 200 battiti al minuto per un tempo relativamente lungo. I bordi esterni degli zoccoli sono affilati e duri così che gli animali possono sfruttare anche le più piccole sporgenze della roccia per sostenersi durante gli spostamenti; la parte anteriore punta verso il basso consentendo una migliore aderenza sul ghiaccio. La presenza di una plica cutanea interdigitale consente una migliore andatura sulla neve: appoggiando su una superficie più estesa il camoscio sprofonda meno sui substrati molli; la suola della zoccolo, morbida, gommosa e concava aumenta l’attrito e riduce la possibilità di scivolare.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti
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