
L’orso bruno (Ursus arctos) in origine era distribuito in tutto il continente europeo e la sua progressiva scomparsa da gran parte dell’areale originario è avvenuta in concomitanza con la parallela crescita della popolazione umana. Gli habitat maggiormente idonei alla presenza dell’orso si sono ridotti e frammentati a causa delle progressive opere di deforestazione e di trasformazione agricola del territorio e la specie, come molte altre, ha conosciuto una persecuzione diretta da parte dell’uomo, prima con la caccia, poi con gli abbattimenti illegali. La corporatura dell’orso è pesante e robusta, il mantello si presenta bruno scuro con riflessi rossicci e sfumature nere, grigie e beige. La coda, lunga 12-15 cm è scarsamente visibile perché coperta dai lunghi peli della parte posteriore del dorso. Il peso, come la colorazione e le dimensioni è fortemente variabile ma si mantiene mediamente al di sotto dei 180 kg per i maschi e i 130 kg per le femmine. Variazioni considerevoli di peso interessano l’orso anche stagionalmente: in autunno prima di entrare in letargo si hanno le punte massime di peso, mentre al risveglio del semiletargo si registra un calo anche del 20-25%. I piccoli alla nascita pesano da 300 a 400 grammi, ma l’accrescimento è molto rapido, tanto da pesare nel giro di tre mesi già 3 kg. La lunghezza totale risulta di 130-250 cm, con un altezza al garrese di 75-120 cm ed una circonferenza toracica massima di 105-135 cm. Essendo un plantigrado l’orso si sposta appoggiando sul terreno l’intera pianta del piede e l’andatura con cui si muove più frequentemente è il trotto o passo alternato con una velocità media di 10-12 km/h; in caso di necessita riesce comunque a raggiungere i 40-50 km/h. La zampa anteriore presenta un palmo liscio e nerastro, costituito da uno spesso pannicolo adiposo ricoperto da epidermide ispessita denominato cuscinetto palmare. Tale cuscinetto è separato da un solco ricoperto da corti peli dalle 5 dita, allineate, disposte a ventaglio e caratterizzate da piccole callosità di forma ovale denominate cuscinetti digitali portanti 5 robusti unghioni non retrattili. La zampa posteriore è formata da un cuscinetto plantare simile a quello dell’arto anteriore ma di dimensioni maggiori portante anch’esso 5 unghioni non retrattili. In generale il mantello è composto dai peli di giarra, più esterni, rigidi e lunghi da 5 a 15 cm, e dai peli di borra o lanugine, cioè peli corti da 1 a 5 cm, morbidi e contorti che fungono da rivestimento e protezione termica. La pelliccia si presenta folta durante il periodo invernale, mentre nel corso degli altri periodi dell’anno sono presenti zone in cui i peli diventano radi. La muta avviene una sola volta all’anno ed è unica e totale; essa avviene verso la metà di giugno e si conclude verso la fine di luglio. La dentatura, legata al regime alimentare onnivoro dell’orso, è composta da 36-38 denti a seconda che sia assente o presente il terzo premolare inferiore. Sulle Alpi l’orso bruno frequenta gli ambienti boschivi collocati nella fascia altitudinale compresa tra i 300 e i 1400 metri; una delle caratteristiche più frequenti degli habitat maggiormente utilizzati dall’orso è lo sviluppo superficiale dei versanti, cioè l’accidentalità del terreno. È probabile che in aree con forte presenza antropica l’orso prediliga le zone più ripide in quanto in genere sono meno frequentate dall’uomo. Anche se da un punto di vista sistematico l’orso bruno appartiene all’ordine dei carnivori, a causa delle sue abitudini alimentari, deve essere considerato un animale dalla dieta onnivora, con una spiccata predilezione per gli alimenti di tipo vegetale. La sua grande capacità di adattamento alle situazioni alimentari locali, come la frequentazione di discariche di rifiuti umani, ha portato questo urside ad essere definito come opportunista ecologico. Anche da un punto di vista anatomico si può notare come l’orso bruno si sia adattato ad una dieta vegetariana: il tubo digerente risulta più lungo rispetto a quello dei carnivori obbligati, per facilitare la digestione del materiale vegetale. Giornalmente un esemplare adulto oltre alle sostanze di origine vegetale, come piante erbacee, frutti secchi e bacche, può consumare anche quasi 30 kg di carne al giorno; l’assunzione di proteine animali si basa non solamente su ungulati selvatici e domestici, ma anche su insetti, soprattutto formiche e vespe e micromammiferi, spesso trovati morti e non predati direttamente. Va inoltre ricordato che, in qualsiasi mese dell’anno incontri animali morti, l’orso se ne ciba, anche se l’attività necrofaga è più intensa in primavera, soprattutto quando vengono perlustrati i ripidi canaloni alla ricerca di carcasse di ungulati travolti dalle slavine invernali. Nonostante sia un animale di indole solitaria l’orso bruno è dotato di una discreta vita sociale, che si rivela più intensa in primavera inoltrata quando i maschi cominciano a cercare attivamente le femmine. È difficile comprendere effettivamente se i maschi cerchino le femmine in base ad una memoria storica delle zone frequentate da queste ultime o se, come più probabile soprattutto in popolazioni consistenti, si limitino a seguire le tracce odorose lasciate sul terreno. La maturità sessuale è raggiunta già a 42 mesi di vita, ma la completa maturità, cioè la capacità sociale di partecipare attivamente agli amori sopraggiunge solo più tardi, circa a 4-5 anni. I piccoli nascono dopo circa 7-8 mesi di gestazione, quando la madre è ancora nella tana di svernamento (gennaio-febbraio) e alla nascita pesano solo 300-400 grammi, ovvero 1/500 del peso della madre. La loro crescita è molto rapida: a tre mesi di vita, quando iniziano ad allontanarsi dalla tana possono pesare già più di 5 kg e a sei mesi avranno già raggiunto i 10 kg. Alla fine di maggio gli orsacchiotti hanno una pelliccia scura e quasi sempre un evidente collare di peli biancastri: in questo momento, come tutti i cuccioli, sono pieni di vita e giocano frequentemente, sempre sorvegliati dalla madre che corregge severamente gli atteggiamenti che ritiene eccessivi e pericolosi. I cuccioli rimangono con la madre fino all’età di 15-17 mesi quando hanno ormai raggiunto discrete dimensioni e acquisito sufficienti nozioni per affrontare la vita in modo indipendente, grazie agli insegnamenti materni. Come tutti gli animali che vivono in quota con l’arrivo della stagione invernale anche l’orso si ritrova a dover affrontare condizioni ambientali sfavorevoli, dovute principalmente alle temperature rigide e alla carenza di vegetali posti alla base della sua dieta; proprio per questi motivi il plantigrado ha elaborato una strategia comportamentale particolarmente utile, che consiste nel trascorrere questo difficile periodo protetto all’interno di una tana in uno stato di inattività più o meno completa. In questa delicata fase annuale di vita l’orso può riprendere momentaneamente l’attività fisica e in alcuni casi abbandonare il proprio rifugio per poi ritornarvi o trovarne uno nuovo. Il riposo invernale dell’orso è diverso quindi da quello proverbiale delle marmotte e non può essere definito un letargo in senso stretto, ma una ibernazione, intesa come una riduzione stagionale specializzata del metabolismo. Durante l’inverno quindi l’attività dell’orso è pressoché ridotta al minimo, mentre nelle altre stagioni questo urside è capace di grandi spostamenti che lo portano ad utilizzare aree vitali particolarmente estese dove poter reperire molteplici e diversificate fonti di cibo.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006