NATURA
febbraio 2012
LA LINCE
fotoNel corso del XVIII e XIX secolo la lince (Lynx lynx) è stata praticamente sterminata in tutta l’Europa centrale con fucili da caccia, veleno e trappole, poiché ritenuto un animale nocivo; a partire dagli anni ‘70 sono stati avviati progetti di reintroduzione e di conseguenza l’areale di questo felide ricominciò ad ampliarsi. Come spesso accade agli animali che sfuggono al dominio dell’uomo e dal carattere elusivo, anche la lince, come il lupo, è stata protagonista di leggende e racconti del passato; caratterizzata a volte in modo positivo, basti ricordare il modo di dire “occhio di lince”, per denotare una vista straordinaria o in modo negativo, come avviene nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri che pone il felino come simbolo del VI canto dell’Inferno; nella mitologia germanica la lince era considerata sacra, a differenza di quella cristiana che la riteneva un essere diabolico.
Il peso di una lince si aggira sui 20-26 kg, con valori massimi di 30 kg per i maschi e attorno ai 16-20 kg per le femmine. Tra i grandi predatori delle Alpi è il più piccolo, con lunghezze medie di 85-130 cm e altezze al garrese di 55-100 cm e al tempo stesso si presenta come il più vulnerabile. Le zampe sono relativamente lunghe rispetto alle dimensioni del corpo, come suo adattamento ad ambienti ricchi di neve. La coda è corta e tozza, lunga solo 20-25 cm e all’apice delle orecchie porta due ciuffi auricolari. L’organo di senso più sviluppato è la vista, che nell’oscurità è circa sei volte più sensibile di quella umana, seguito da un udito molto fine, mentre l’olfatto è utilizzato principalmente nella comunicazione intraspecifica. Gli artigli delle zampe anteriori sono particolarmente sviluppati, utilizzati per immobilizzare la preda, sono tenuti ritirati durante la locomozione all’interno di apposite guaine membranacee in modo che non si consumino. La dentatura è corta e potente e permette di uccidere le prede per soffocamento attraverso un solo morso letale alla gola. Da un punto di vista delle esigenze ecologiche la lince si può ritenere strettamente legata ad ambienti forestali, di cui sfrutta la copertura per avvicinarsi alle prede, o che utilizza nei suoi lunghi spostamenti. L’abbondanza di prede, la presenza di rifugi e di siti adatti per l’allevamento della prole e una copertura nevosa non superiore ai 40-50 cm sono i principali parametri ecologici che influenzano la scelta dell’habitat da parte di questo felide. Essendo in grado di sopraffare le sue prede da sola la lince vive solitaria, distribuendosi sul territorio con sovrapposizioni di territori maschili con quelli femminili. Il periodo degli accoppiamenti si colloca tra febbraio ed aprile, dopo una gravidanza di circa 70 giorni, tra maggio e giugno vengono ala luce da 1 a 4 piccoli, ciechi, all’interno di una tana ben protetta. La femmina si occupa da sola dell’allevamento della prole, allattandola per 2-3 mesi e portando successivamente i cuccioli con sé nelle battute di caccia. I giovani rimangono con la madre fino a dieci mesi, cioè fino al periodo degli amori successivo: è in questo momento che le giovani linci attraversano la fase più delicata della loro esistenza; andando in cerca di nuovi territori a loro sconosciuti sono facilmente vittime di incidenti, come investimenti stradali e ferroviari, attacchi di cani e atti di bracconaggio. La lince è un animale attivo in qualsiasi ora del giorno, ma più frequentemente verso il crepuscolo e l’alba, in quanto le potenziali prede sono in attività durante questi due periodi della giornata. Quando la lince ha a disposizione una preda fresca trascorre il giorno in un luogo tranquillo, spesso in zone dirupate e impervie in vicinanza della preda o anche a centinaia di metri o addirittura qualche chilometro dal cadavere della preda stessa: la visita alla carcassa avviene in serata e nelle prime ore della notte e il cadavere viene ricoperto tra un pasto e l’altro con foglie secche, erba o neve, a seconda delle stagioni. La preda più ambita è il capriolo, seguita dal camoscio che costituiscono assieme, da un punto di vista nutrizionale il 98% dell’intera alimentazione. Un maschio adulto di lince mangia circa 3 kg di carne al giorno, mentre una femmina con i piccoli arriva quasi a 5, mediamente cattura una preda ogni 5-6 giorni. La lince inizia a cibarsi partendo dai quarti posteriori, procedendo verso la schiena ed il collo, prediligendo le masse muscolari e rivoltando la pelle man mano che avanza con il pasto. È da notare come questo felino, non essendo provvisto di una adeguata flora enzimatica intestinale, non è in grado di digerire il rumine degli ungulati di cui si ciba e quindi non si nutre mai dell’apparato digerente delle sue vittime. La lince caccia all’agguato, facendo della sorpresa la sua arma principale; la tecnica di caccia consiste in un’alternanza di movimenti circospetti con appostamenti per cogliere anche i più piccoli segnali della presenza della sua preda. Si avvicina di soppiatto il più possibile con un unico balzo o pochi salti, la afferra con gli artigli delle zampe anteriori, la atterra e le sferra un morso letale alla gola. Se la preda viene mancata al primo balzo il carnivoro interrompe immediatamente il suo tentativo, in quanto non è in grado di compiere una lunga caccia all’inseguimento. Tutt’oggi non è chiaro quali siano i criteri che la spingono a predare certi animali piuttosto che altri, sembra che non ci sia una selezione per classi di età e di sesso e che non ci sia selezione nei confronti di individui ammalati o deboli: facendo leva soprattutto sulla sorpresa la lince preda particolarmente quegli animali che si espongono eccessivamente a causa del loro comportamento imprudente. È interessante notare come quando si verifica una ricolonizzazione di un certo territorio in cui la lince era scomparsa da tempo, in una zona quindi dove le potenziali prede non erano più abituate alla presenza di questo predatore, la predazione da parte del felide è facilitata dalla mancanza del comportamento antipredatorio da parte degli ungulati. Tuttavia l’equilibrio preda-predatore, dopo un periodo di assestamento della durata di qualche mese, si instaura nuovamente: ciò che la natura ha infatti creato in migliaia di anni non può perdere di validità solo perché la lince è stata assente per circa un secolo.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti
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