gennaio 2012
Gli animali della montagnai
Le montagne sono un ambiente ostile e pericoloso, con pareti a strapiombo, rocce aride, vegetazione rada e temperature estreme. Eppure sono anche popolate da molte specie animali che proprio qui trovano il loro habitat naturale. Oltre al recente ritorno del lupo nelle vallate alpine le zone montuose stanno a poco a poco riprendendo parte di quel patrimonio naturale che era stato depredato dall’uomo: il ritorno della lince, la presenza dell’orso e del gipeto sono chiari segni di come la montagna non sia un ambiente inospitale e privo di vita, ma un ecosistema complesso e ricco di biodiversità.
È noto come l'inverno sia una stagione particolarmente dura per la fauna alpina, con lo scarseggiare del cibo e la neve che rende difficoltoso ogni spostamento. In questo periodo dell'anno, la priorità assoluta è il risparmio di energie vitali.
Sugli organismi viventi che popolano le montagne sono quindi le basse temperature e le basse pressioni atmosferiche a imporre dei limiti qualitativi e quantitativi.
È notevole l'adattamento alla vita d'altitudine, benché la buona stagione sia di breve durata, mediante il letargo o la diapausa: stadi di quiescenza e di inattività più o meno lunghi, che permettono la sopravvivenza di numerose specie, ad esempio delle marmotte, in cui intervengono positivamente sia il rifugio entro tane, sia notevoli riserve di grasso che l'animale accumula durante la breve estate. I periodi di quiescenza determinano, nei soggetti, una notevole riduzione di tutti i fenomeni metabolici e del ricambio. Molti animali riducono pertanto le loro attività all'unica indispensabile: la ricerca del cibo. Il resto del tempo restano in ozio o vanno in letargo.
Altrettanto importante, per le specie che ne sono soggette, è la muta che, com'è noto, è caratteristica sia di mammiferi (es.: ermellino), sia di uccelli (es.: pernice bianca). In questi animali, la pelliccia o le penne e le piume, si presentano “intonate” all'ambiente, a seconda che si tratti del periodo stagionale nevoso (livrea bianca) oppure del periodo a suolo scoperto (livree grigio-brune). La muta invernale comporta, nello stesso tempo, un infoltimento dei peli e delle piume, a protezione contro le basse temperature, mentre il mutamento “mimetico” del colore può essere legato a una funzione protettiva nei confronti dei predatori.
È noto che in numerose specie animali d'alta montagna si osserva, con una certa frequenza, il fenomeno del melanismo. Le forme melaniche, ossia quelle variazioni con colorazioni tendenti al bruno-nero di tutto l'animale o limitate soltanto a particolari zone (punte delle orecchie, zampe e coda), sembrano essere in relazione alla maggior esposizione della parte alle basse temperature, per cui l'animale supplirebbe allo scarso apporto di calore endogeno colorando tali zone di bruno o nero con la funzione di assorbire più completamente le radiazioni solari.
Riguardo ai fenomeni della riproduzione, si è accertato che numerose specie ovipare (come ad esempio alcune salamandre, lucertole ed alcuni coleotteri crisomelidi) si trasformano, in alta montagna, in vivipare od ovovivipare. Si è oggi d'accordo nell'intravedere, in questa trasformazione, una conseguenza soprattutto del rallentamento del metabolismo, dipendente dalla severità del clima.
Anche la partenogenesi, frequente fra gli artropodi alpini, e il meiotterismo (riduzione dimensionale delle ali in numerosi insetti) sono fenomeni di adattamento. Nel primo caso viene assicurata la riproduzione senza l'intervento di un individuo maschile fecondatore.
Circa la riduzione delle ali si sono portate in causa numerose ipotesi, quali ancora la riduzione del metabolismo, non attuale, ma durante l'evoluzione che ha accompagnato i periodi glaciali e la frequenza di forti venti che renderebbero difficile il volo a specie ad ali ampie.
Naturalmente, nei riguardi della fauna alpina, sono condizioni essenziali la struttura della vegetazione e lo stesso substrato, il quale ora più secco ora meno, ora addirittura acqueo, determina spesso anche l'isolamento di specie animali.
La fauna presente negli ambienti montani è dunque varia e diversificata: alcune specie incontrano la nostra diffidenza, come gli insetti coleotteri, altre sono talmente piccole che neppure le vediamo. Eppure, nel meraviglioso mondo della natura, ogni specie, anche la più piccola, ha il suo posto.
Solo pochissimi insetti, e soprattutto alcune splendide farfalle, come l'apollo (Parnassius apollo), suscitano l'ammirazione degli uomini. Delle altre farfalle diurne e notturne meno appariscenti, di collemboli, di coleotteri carabidi, invece, non ce ne accorgiamo nemmeno.
Numerose sono anche le specie di uccelli che nidificano in montagna: alcune si sono adattate particolarmente bene alle dure condizioni di vita d'alta quota, come per esempio la pernice bianca, che in inverno sfoggia una livrea bianca e si nasconde sotto la neve per proteggersi dal freddo.
Tanti altri animali d'inverno, quando le temperature diventano sempre più rigide e le risorse alimentari scarseggiano, vanno in letargo. Tra questi il più conosciuto è la marmotta, altri, come il camoscio, sono provvisti di una membrana particolare tra le dita delle zampe che impedisce loro di sprofondare nella neve.
Vi sono inoltre anfibi e rettili, spesso finiti nell’immaginario collettivo con una connotazione negativa, come le salamandre e le vipere, ma al giorno d’oggi bisognosi di una protezione speciale perché specie particolarmente a rischio, a causa della scomparsa dei luoghi adatti alla loro sopravvivenza: molte zone umide sono state prosciugate e numerosi sentieri interrotti per costruire strade.
Anche i pesci devono sopportare ormai condizioni di vita avverse. Troppi corsi d'acqua sono stati canalizzati, deviati ed inquinati. Inoltre spesso i ruscelli sono asciutti, perché l'acqua viene utilizzata per generare energia idroelettrica.
Il patrimonio naturalistico delle zone montuose è unico ed irripetibile ed una corretta conoscenza dei delicati equilibri che regolano i rapporti tra gli animali di questi ambienti, delle interazioni prede-predatore, delle strategie di sopravvivenza adottate da ciascuna specie è alla base di tutte le opere di conservazione e tutela del patrimonio montano.
Tra gli animali che popolano le zone montuose vanno in primo luogo citati i carnivori predatori, in quanto all’apice delle catene alimentari ed indispensabili ad una autoregolazione degli equilibri preda-predatore. Oltre al lupo che negli ultimi anni è risalito lungo la dorsale appenninica per ritornare a frequentare anche parte del sistema alpino, si può apprezzare il ritorno della lince e la maggior presenza dell’orso, grazie a programmi di reintroduzione che stanno avendo in territorio italiano buoni risultati.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti