dicembre 2011
Biomasse: piano d'azione UE e legislazione nazionale.
Parte seconda
Del tema in esame se ne è occupata, in primis, la UE, in particolare attraverso un “piano d’azione per la biomassa” finalizzato ad alleggerire la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili diversificando la offerta energetica, a ridurre le emissioni di gas serra a produrre nuova occupazione, ed anche a premere verso il ribasso sul prezzo del petrolio come conseguenza della flessione della domanda.
Nel piano di azione, che risale al dicembre 2005, i settori nei quali si prevede di privilegiare l’uso della biomassa sono: la produzione di calore, la produzione di elettricità ed i trasporti attraverso l’uso di biocarburanti.
L’offerta di biomassa, secondo l’UE, dovrà essere stimolata attraverso forme di aiuto alle colture energetiche; anche i rifiuti hanno un potenziale energetico non interamente sfruttato ed a tale proposito la Commissione europea sta elaborando una strategia di prevenzione e riciclaggio dei rifiuti, nonché una proposta di revisione generale della normativa in materia di rifiuti oltre ad una nuova attenzione ai sottoprodotti animali.( corpi interi, parti di animali o prodotti di origine animale) non destinati al consumo. Centrale l’interessamento finalizzato alla crescita del patrimonio boschivo ed in particolare all’uso della legna e degli scarti finalizzati alla produzione di combustibili solidi
L'Unione europea eroga contributi destinati a risolvere problemi strutturali di ordine economico e sociale mediante i cosiddetti fondi strutturali ai quali destina una quota consistente dei suoi bilanci. Sono strumenti polivalenti (finanziari, di programmazione, di pianificazione, ecc.) creati per cofinanziare e programmare, in modo pluriennale, gli interventi sul territorio. Tali fondi sono recepiti a livello nazionale attraverso programmi che delineano le misure di ripartizione degli stessi, alle quali si accede mediante bando. Per accedere all'incentivo finanziario si richiede, tra gli innumerevoli requisisti, ( quello) di attrarre (altri investimenti) che altrimenti non sarebbero proposti. Per lo sviluppo rurale, in particolare, è previsto il Fondo Europeo per lo sviluppo agricolo (FEASR) che sostiene i Piani di Sviluppo Rurale e quindi anche il settore agroenergetico.
( fonte www.dailyenmoveme.com Luca Salici)
Nella memoria dell’Autorità per l’ energia elettrica ed il gas, presentata in occasione della l’audizione alla Commissione Agricoltura del 27 ottobre 2009 si sosteneva che “ Il ruolo delle biomasse (come combustibile per la produzione elettrica, produzione termica e produzione di biocarburanti) è di gran lunga il più rilevante nel contesto delle fonti rinnovabili; infatti oltre il 50% del potenziale massimo teorico di sviluppo delle rinnovabili è legato alle biomasse e dunque il loro sviluppo è il più determinante ai fini del raggiungimento dell’obiettivo europeo definito nel Climate Package.
….Ciò nonostante… fino ad oggi l’attenzione dei sistemi di incentivazione è stata più rivolta ad altre fonti rinnovabili, quali il solare fotovoltaico o l’eolico; ciò è singolare anche in considerazione del fatto che tali fonti, pur meritevoli, presentano, a differenza delle biomasse, una filiera di produzione fortemente basata sull’importazione della componentistica, ed apportano quindi un contributo più modesto di valore aggiunto nazionale.
... La motivazione di tale singolarità risiede probabilmente nel ricorso alle tariffe elettriche quale modalità principale di acquisizione delle risorse finanziarie per l’incentivazione; una modalità che evita il ricorso a risorse del bilancio pubblico, ma che presenta tuttavia aspetti di non equità redistributiva, più volte segnalati dall’Autorità. Si tratta di aspetti connessi all’attuale meccanismo di tipo parafiscale, che fa gravare gli oneri dell’incentivazione per le rinnovabili (peraltro maggiorati in bolletta dall’IVA) sui consumi di energia elettrica.
Nel nostro paese convivono di fatto diversi meccanismi per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, ivi incluse le biomasse, in particolare:
- Tariffe incentivate per fonti rinnovabile ed assimilate (CIP 6).
- Sistema dei certficati verdi per le fonti rinnovabili (CV);
- Sistema di feed-in tariffs per impianti da fonte rinnovabile di potenza inferiore a 1 MW;
- Contributi a fondo perduto ( a livello locale) per alcune fonti rinnovabili.
I principali vantaggi della produzione energetica da biomasse in Italia sono, come più volte richiamato:
- il potenziale di produzione,significativamente superiore alle altre fonti rinnovabili
- il possibile forte contributo in termini di valore aggiunto e quindi di PIL, ancora una volta significativamente superiore alle altre fonti rinnovabili.
Tuttavia per garantire il conseguimento di tali vantaggi la legislazione ha intrapreso un percorso basato sulle intese di filera o contratti quadro ( artt. 9 e 10 del D. legislativo 102/ 2005) ovvero sulle cosiddette “filiere corte” caratterizzate da prodotti ottenuti entro un raggio di 70 km dall’impianto che li utilizza per produrre energia elettrica ( art.1 comma 382 della L. 296/2006), percorso che si è rivelato di complessa attuazione.
Sempre nello stesso documento della Autorità si propone un approccio significativamente diverso da quello oggi praticato.
“... il solo riferimento territoriale, comune sia alle intese di filiera o contratti quadro sia alle filiere corte, non è sufficiente a giustificare, anche in una visione di diritto comunitario, un privilegio o comunque una disparità di trattamento. Sarebbe invece ben più giustificato un riferimento all’efficienza energetica dell’utilizzo delle biomasse.
E’ noto infatti che la produzione di energia da biomasse, in funzione dei processi utilizzati nelle fasi di concimazione, coltivazione, trasformazione, trasporto ed utilizzo, induce consumi energetici di fonti convenzionali anche molto rilevanti; alcune analisi svolte da istituti di ricerca portano a stimare che tali consumi possano variare da pochi punti percentuali fino a valori prossimi al 100% dell’energia prodotta dalle biomasse. E’ evidente che la prossimità territoriale è uno dei fattori che concorre a tale efficienza , ma non l’unico. Il sistema integrato di gestione e di controllo previsto dal regolamento (Ce) n. 73/2009 del 19 gennaio 2009 ben si presterebbe, con gli opportuni interventi aggiuntivi, al monitoraggio dei consumi indotti da iniziative di produzione di energia da biomasse, secondo parametri predefiniti standardizzati.
La qualificazione di progetti più meritevoli dal punto di vista energetico potrebbe ben giustificare un sistema premiale sia rispetto alla normativa comunitaria che ai principi della concorrenza, garantendo inoltre l’effettivo conseguimento dei vantaggi della produzione energetica da biomasse.
Un tale schema di incentivazione avrebbe inoltre il pregio di stimolare una progettualità di sistema non limitata alle fasi finali dell’utilizzo della biomassa, con ricadute anche in termini di innovazione tecnologica ed organizzativa.”
(segue)
Sergio Saladini