novembre 2011
L'acqua come elemento di biodiversità
L'acqua come elemento di biodiversità.
Il Consorzio Parco del Rio Vallone, sito in regione Lombardia, ha ottenuto un finanziamento di € 200.000,00 dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del bando "Tutelare e valorizzare la biodiversità - anno 2010".
Il progetto finanziato, che si svilupperà nell’arco di un triennio (ottobre 2010- ottobre 2012), è intitolato “L’acqua come elemento di biodiversità: incremento delle aree umide in microstazioni di elevata valenza ecologica”, ed ammonta nel suo complesso a € 330.000,00.
Le azioni di progetto, da distribuirsi su tutto il territorio del parco, sono volte all'incremento della Biodiversità e sono un segno tangibile dello sforzo fatto dal Parco proprio nell'Anno Internazionale che l'ONU ha dedicato alla varietà del patrimonio naturale, purtroppo in forte declino.
Si prevedono in sintesi:
• la riqualificazione delle sponde del Rio Vallone;
• la creazione di diversi piccoli stagni (per cui i suoli argillosi del Parco sono particolarmente votati) posizionati ad hoc lungo i corridoi naturali esistenti onde favorire l'arrivo e lo spostamento di specie animali e vegetali;
• la riqualificazione delle zone boscate limitrofe alle zone di intervento con particolare riguardo al contenimento delle specie esotiche;
• l'introduzione di alcune specie vegetali acquatiche in via di estinzione in collaborazione con il Centro Flora Autoctona del Parco Regionale del Monte Barro, che provvederà a riprodurre in laboratorio le piantine necessarie, partendo da esemplari raccolti in loco per non disperdere il patrimonio genetico locale, con una fornitura prevista di 7500 piantine.
• interventi divulgativi e di educazione ambientali sull’ambiente delle “pozze” e sulla tematica dell’acqua come ambiente naturale.
Già da ora si è dato luogo ad una indagine, antecedente all’intervento,finalizzata alla localizzazione di nuove aree umide quali “microstazioni di elevata valenza ecologica “ ovvero luoghi ideali per la conservazione e l’incremento di rettili ed anfibi.
Riportiamo qui alcune prime considerazioni conclusive della indagine svolta da Anna Rita Di Cerbo e Gianpiero Calvi che, per chi è interessato ad approfondire l’argomento, è riportata in allegato ed è altresi scaricabile dal sito del parco.
Nel suo insieme, il PLIS del Rio Vallone presenta un paesaggio tipico dell’alta pianura lombarda, con aree agricole, contornate da canali irrigui e filari, fasce boschive residue e nuclei urbani di media estensione.
Tuttavia, nel suo sviluppo da nord a sud sono riconoscibili elementi di discontinuità dovuti a differenze di carattere geomorfologico, idrografico ma soprattutto al diverso grado di sfruttamento del territorio.
Nella sua porzione più settentrionale, infatti, il parco conserva ancora elementi di una certa naturalità che gradualmente vanno a perdersi nella porzione meridionale. Qui il territorio
assume una valenza prettamente urbanizzata e i lembi di aree verdi restano frammenti isolati di limitata estensione.
La presenza di una fitta rete di infrastrutture viarie, fra le quali l’autostrada A4 che taglia praticamente il PLIS, inoltre si pone tra gli elementi di discontinuità più importanti poiché contribuisce in maniera rilevante alla frammentazione e all’isolamento degli habitat, soprattutto per la piccola fauna.
Va ribadito che la connettività dei frammenti è indispensabile per favorire gli scambi tra le popolazioni ed incrementare la biodiversità, ma anche la dimensione e la forma dei
frammenti sono elementi di cruciale importanza in questo senso. Il PLIS del Rio Vallone presenta un discreto numero di siti idonei, o potenzialmente idonei, all’erpetofauna, distribuiti principalmente nella zona centrale e meridionale del Parco.
Sono stati rilevati i seguenti elementi di criticità:
Regime idrico: diversi siti visitati nel corso di questa indagine si sono presentati secchi, senza o con pochissima acqua. Lo stesso Rio Vallone era praticamente secco.
Qualità delle acque: le specie di anfibi a maggior valore faunistico ed ecologico sono esigenti dal punto di vista ambientale, in particolare per la qualità delle acque. La maggior parte delle pozze permanenti rilevate e analizzate presentano livelli qualitativi medio bassi, poco idonei all’insediamento di popolazioni importanti di anfibi.
Isolamento dei siti: le aree sopra descritte si trovano calate, come già evidenziato nell’introduzione, in una matrice agro-urbana caratterizzata da una fitta rete infrastrutturale di strade a grande e medio scorrimento, vere e proprie barriere per la piccola fauna, che determina l’isolamento, parziale o totale, dei siti.
Gli interventi proposti in questa fase e in quelle successive (interventi gestionali nei siti già presenti) tenderanno anche a rimuovere o mitigare queste criticità.
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Da oltre 10 anni, sulla spinta delle nuove politiche europee sulla conservazione della natura concretizzatesi nel progetto Rete Natura 2000, le connessioni ecologiche fra aree naturali e protette hanno assunto una valenza e un’importanza fondamentale anche nel nostro paese.
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L’isolamento comporta un generale impoverimento ecologico, indipendentemente dalla qualità ambientale delle aree naturali. Questo perché le popolazioni animali hanno bisogno di scambi continui fra loro e una comunità biologica è viva ed efficiente solamente se i flussi di emigrazione e immigrazione sono pienamente attivi a compensare gli eventuali squilibri fra tassi di natalità e mortalità.
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Gli obiettivi e le azioni proposte di seguito sono in accordo con le linee e le azioni definite nell’ambito della RER (Regione Lombardia, 2010, pp. 276-279). In particolare il PLIS del Rio Vallone è considerato un elemento di secondo livello della RER con importante funzione di connessione ecologica (Regione Lombardia, 2010, p. 276). Infatti nell’area della Brianza orientale, caratterizzata da una urbanizzazione diffusa all’interno di una matrice sostanzialmente agricola, la valle del Rio Vallone rappresenta uno degli elementi con caratteri di continuità atti a fungere da corridoi ecologici per la fauna.
Tra le indicazioni per la realizzazione della RER citiamo i seguenti punti, riguardanti il fiume Adda, il fiume Lambro, la dorsale verde Nord Milano il torrente Molgora e il Rio Vallone:
1. creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici;
2. ripristino di zone umide laterali;
3. mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi.
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Gli elementi che formano una rete, e di cui si dovrebbe tenere conto anche nell’ambito del progetto di riqualificazione ambientale del territorio del PLIS del Rio Vallone, sono i seguenti:
- Core Areas (Nodi): aree che costituiscono habitat favorevole per determinate specie di interesse, immerse entro una matrice ambientale indifferente o ostile.
- Buffer zones: “aree cuscinetto” che proteggono le aree “core” da influenze esterne potenzialmente dannose
- Stepping stone: elementi di paesaggio discontinui, aree puntiformi o sparse, microambienti, importanti per sostenere specie in transito
- Corridoi ecologici: Fasce lineari e continue di paesaggio, che permettono una continuità ecologica fra habitat naturali, scambi genetici, dispersione delle specie
In questa prima fase del progetto, lo studio è stato finalizzato all’individuazione di aree puntiformi (stepping stones) maggiormente idonee per la creazione di nuove zone umide per gli anfibi. A questo scopo sono state individuate le core areas - aree di maggiore interesse sotto il profilo erpetofaunistico - sulla base dei rilievi e delle informazioni raccolte. Sono state inoltre valutate le connessioni già esistenti, considerando i boschi, i filari e i corsi d’acqua, come corridoi primari e secondari della rete.
In particolare, la selezione delle aree oggetto degli interventi si è basato sui seguenti criteri:
- incremento delle connessioni tra gli ecosistemi attraverso il potenziamento delle zone umide preesistenti, secondo una logica coerente con la rete ecologica regionale.
- presenza di specie focali (Rana dalmatina, Rana latasei, Triturus carnifex, Lissotriton vulgaris) nelle aree o in zone limitrofe al Parco;
- individuazione dei terreni di proprietà o gestiti direttamente dal parco;
- valorizzazione naturalistica o azioni di compensazione in aree gestite da enti pubblici o privati oppure associazioni presenti sul territorio.
La creazione di nuove zone umide rappresenta un primo step per la realizzazione di una rete ecologica a scala sovra comunale, ma non è sufficiente per le finalità generali del progetto, ossia incrementare la biodiversità nel territorio del parco.
Per questo, gli interventi successivi dovranno essere finalizzati alla valorizzazione delle aree umide preesistenti per le quali sono state rilevate, nel corso del presente studio, alcune problematiche di carattere ambientale e gestionale. Particolare attenzione andrà poi posta all’incremento delle connessioni tra le diverse aree, con la previsione di potenziare i corridoi ecologici. In tal caso, la pianificazione dovrà essere fatta di concerto con i forestali del Parco per indirizzare, sotto quest’ottica, gli interventi di rimboschimento. Sulla base dei criteri esposti in precedenza, dei rilievi effettuati e delle informazioni raccolte sono stati individuati 9 siti in cui effettuare gli interventi nei tre settori del parco.
Sergio Saladini