novembre 2011
IL MONDO DEGLI INSETTI
I Mantoidei
IL MONDO DEGLI INSETTI di Gianluca Ferretti
I Mantoidei
Le mantidi sono insetti medio-grandi, da 15 a 160 millimetri; la maggior parte ha colorazioni verdi o brune, ma alcune specie tropicali hanno colorazioni molto vivaci, con protuberanze sul corpo che le mimetizzano incredibilmente con l’ambiente in cui vivono. Alcune assomigliano a tal punto a certi fiori che diventa difficilissimo distinguerle; è il caso della mantide orchidea (Hymenopus coronatus) che è diffusa nell’arcipelago indonesiano e in Malaysia e che, come suggerisce il nome, assomiglia in modo indistinguibile alle orchidee su cui vive. In genere sono alate, con le ali posteriori variamente colorate e a volte ornate con macchie e ocelli; raramente sono attere.
Hanno un piccolo capo molto mobile di forma triangolare, fornito di due grandi occhi; sul capo sono presenti due brevi e filiformi antenne e un apparato boccale masticatore molto robusto.
Il primo paio di zampe anteriori sono profondamente modificate e sono definite raptatorie; esse sono utilizzate esclusivamente per la cattura delle prede e la posizione caratteristica con cui vengono tenute ha ispirato il loro nome. Quando le tengono, in posizione di riposo, sollevate davanti al capo sembra che preghino e da qui il loro nome di mantide religiosa (Mantis religiosa) o un’altra specie il cui nome scientifico è Iris oratoria.
La tecnica di caccia varia a seconda delle prede, nella maggior parte dei casi la mantide si avvicina lentamente e quando la preda è abbastanza vicina, allunga in modo fulmineo le sue zampe anteriori, definite per questo raptatorie, chiudendole su di essa e bloccandola. Dopodiché la mantide comincia a nutrirsi della sua vittima, iniziando di solito dalla testa. Le prede di cui si nutre sono molteplici, dalle mosche alle farfalle, a qualsiasi altro tipo di insetto, ma la preda preferita sono le cavallette. Si è infatti osservato che quando una mantide cattura una cavalletta, anche di grosse dimensioni, compie dei comportamenti veramente particolari. Innanzitutto le si avvicina il più possibile, poi, invece di far scattare subito le sue zampe raptatorie, inizia a compiere una serie di movimenti che sembra mirino ad ipnotizzare la vittima: comincia ad alzare il protorace, apre le ali a volte sbattendole e divarica le zampe, mettendo in mostra due ocelli, uno bianco e uno nero, situati sulla parte interna delle zampe stesse; infine produce un particolare rumore, come una specie di soffio, strofinando le ali contro l’addome. La cavalletta, che è comunque un animale agile e scattante, resta immobile quasi come fosse impietrita e non tenta nemmeno un accenno di fuga. Una volta che si ritrova tra le zampe raptatorie della mantide, essa non ha più scampo.
Le mantidi si riproducono deponendo una ooteca, un insieme di uova tenute assieme da una secrezione spumosa che si indurisce in breve tempo assumendo consistenza spugnosa; queste ooteche vengono deposte di solito sui rami o tra le rocce.
È noto che le femmine uccidano il maschio durante l’accoppiamento, cominciando a divorarlo dalla testa. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che anche alcune femmine rinchiuse insieme tendono a mangiarsi a vicenda; questo può spiegare che per le mantidi ogni essere vivente è istintivamente un potenziale nemico, anche quelli appartenenti alla propria specie, e quindi questo comportamento non è solamente una esigenza fisiologica legata alla necessità di sfamarsi.
Nell’antichità i Greci la chiamavano mantis che significa “profeta, indovino, vate”; per i Latini aveva lo stesso significato, infatti essi ritenevano che la mantide fosse in grado di indovinare e indicare il luogo verso cui un viaggiatore avrebbe dovuto dirigersi, suggerendogli la via più sicura da percorrere.
Come precedentemente accennato, la sua tipica posizione con il torace eretto, i femori sollevati e la tibia delle zampe raptatorie rivolta verso il basso, ricorda e simboleggia il fedele che prega; in alcuni casi la sua comparsa ha però anche assunto una valenza negativa in quanto si credeva che fosse annunciatrice di disgrazie e carestie. Tra i Romani, ad esempio, era credenza che il suo sguardo portasse malasorte e malattie.
Al giorno d’oggi la mantide religiosa assume quasi esclusivamente il significato di “mangiatrice d’uomini”, a causa della sua abitudine di divorare il partner durante l’accoppiamento.
Secondo i Boscimani, una popolazione dell’Africa meridionale, il dio-mantide donò agli animali selvaggi i loro nomi e i loro colori; poiché nel linguaggio primitivo il “dare un nome” aveva il significato di creare, la mantide simboleggia quindi colei che crea. Fra i Bantù, una popolazione dell’Africa sud-equatoriale, le mantidi erano considerate dei-antenati o comunque emissari degli dei e se per caso un esemplare fosse entrato in una capanna, si riteneva che il dio-antenato avesse fatto visita ai suoi discendenti. Anche in Africa però le mantidi possono assumere una simbologia negativa; presso gli Ottentotti, popolazione dell’Africa meridionale, essa aveva il significato di messaggera del diavolo.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti