ECOLOGIA ED ENERGIA
ottobre 2011
La domanda di energia prodotta da biomasse
La domanda di energia prodotta da biomasse.


L’IIED è un istituto di ricerca, indipendente e no-profit, nel campo dello sviluppo sostenibile; nel mese di agosto ha pubblicato un rapporto, a firma di Lorenzo Cutola dedicato alla energia proveniente dalle biomasse ed in particolare ai rischi connessi al sistema di approvvigionamento che tali scelte implicano.
Nel prendere atto che la parte più ricca del mondo, al fine di diversificare le fonti, sta ampliando gli impianti per produrre energia alimentati con biomasse, si è posto il problema delle conseguenze sui luoghi di produzione ( boschi), ed ha stimato che la richiesta di legno da destinare a tale fine potrebbe superare, entro breve, il 600% della capacità interna di produzione con un inevitabile ricerca di materia prima, in Africa, Sudamerica, Sud-est Asiatico.
Per i paesi del nord del mondo ciò comporterà il miglioramento per quanto attiene alla emissione di gas ed all’ effetto serra, conseguente al minor uso di fonti quali petrolio e carbone, mentre per i luoghi di origine è da prevedersi una modifica delle destinazione nella produzione soprattutto verso conifere e latifoglie, la nascita di industria per il trattamento del legno al fine di produrre cippato e pallet , beni sottoposti a processi di compattamento ed essicazione, più facilmente trasportabili: ma per quanto riguarda le conseguenze sociali?
Dice la relazione che “ se lasciato incontrollato, questo processo potrebbe aumentare la pressione per l’accesso ai terreni” (locazione? acquisto?) ed a soffrirne sarebbe la sicurezza alimentare in alcuni dei paesi più poveri del mondo, ciò in quanto se il sistema dei diritti locali è debole “ le persone potrebbero perdere la terra da cui dipendono i loro mezzi di sussistenza”.
Una delle ragioni per le quali ci si orienta alle forniture provenienti dal sud del mondo sono i tassi di crescita degli alberi; nelle foreste naturali dei climi temperati i tassi di crescita variano da 1 a 4 m3 per ettaro/anno, le conifere provenienti dai paesi sub tropicali crescono al ritmo di 10-30 m3/ettaro/anno, sino ad arrivare agli eucalipti provenienti dalle aree tropicali che possono raggiungere tassi di crescita fino a 60 m3/ettaro/anno.
In conclusione l’espandersi di questo tipo di produzione nei paesi del sud del mondo potrà portare alcuni benefici quali:
1. la creazione di stabili posti di lavoro, conseguenza anche del nascere di industrie dedicate alla filiera;
2. la produzione, anche in loco, di energia pulita ed a basso costo;
3. la vendita, all’occidente, di crediti verdi.
Di contro:
1. possibile accaparramento selvaggio di aree, acquistate o in concessione;
2. sottrazione da parte di privati o dello stato,di aree destinate, tradizionalmente, alla agricoltura di sussistenza con conseguente pericolo per la sopravvivenza di interi villaggi;
3. snaturamento culturale di popolazioni sino ad ora identificatesi con il proprio territorio, per quanto povero e selvaggio.
Il rapporto conclude valutando che vi è certamente bisogno di maggior controllo pubblico ( anche internazionale) e di un continuo dibattito su ciò che i piani per l’energia proveniente dalle biomasse nel Nord del mondo, significano per i paesi in via di sviluppo ed in genere nel sud del mondo.
Sergi Saladini
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