NATURA
settembre 2011
Ciapa el camel!
Nessun riferimento ad un motto a sfondo razzista inventato da un …..tristemente famoso assessore regionale lombardo che ha avuto qualche problemino con la giustizia per tangenti e altro, quanto piuttosto una libera traduzione dall’inglese all’italiano di quanto sta accadendo in questi mesi nella lontana Australia.
Una premessa: nelle vaste ed aride distese dell'Australia, si aggira quella che viene considerata la più grande popolazione di cammelli selvatici.
Questi animali furono introdotti in Australia nel tardo XIX secolo per trasportare materiali e forniture, il loro numero è esploso a circa 1 milione ed anche se gli ambientalisti hanno a lungo lottato per cercare di ridurre il loro numero, si stima che la loro crescita sia di circa il 10 per cento all'anno e che con questi ritmi il loro numero raddoppia ogni nove anni.
L’impegno degli ambientalisti è motivato dal fatto che i cammelli bradi costituiscono una minaccia incredibile per gli ecosistemi locali e per le attività agricole: privi di predatori naturali, usano le risorse alimentari e di acqua sottraendole agli altri animali selvatici locali, calpestano terreni, sfondano recinzioni, devastano magazzini, ecc.
Inoltre non solo i cammelli selvatici devastano gli ecosistemi locali, ma ogni cammello è responsabile di circa una tonnellata di emissioni di gas serra all'anno, in quanto a causa del loro processo di assimilazione rilasciano in aria una quantità significativa di metano; con una vita media di oltre 30 anni, ogni cammello selvatico può produrre più di 30 tonnellate di emissioni di gas serra durante la propria vita.
In questi mesi in Australia si stanno varando norme finalizzate all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica anche attraverso il meccanismo degli incentivi e dei crediti per emissioni di anidride carbonica.
Tale programma denominato ‘Carbon Farming Initiative’ è indirizzato in particolar modo ad allevatori e investitori in agricoltura e propone un sistema di crediti per emissioni, ottenibili per esempio piantando alberi o modificando le modalità di coltivazione in modo ecocompatibile.
Evidentemente anche i cammelli selvatici entrano in tale meccanismo e vi sono incentivi/ crediti da ottenersi attraverso la eliminazione fisica di questi animali: ‘Carbon credit’ da ottenersi attraverso l’abbattimento del maggior numero possibile di cammelli!
Inoltre c’è chi propone di organizzare cruenti safari , chi di abbatterli dagli elicotteri, chi recuperando ricette provenienti da altri luoghi, propone la sua carne come base per una nuova gastronomia.
Sergio Saladini
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