NATURA
luglio 2011
Le foreste italiane
Da un recente rapporto prodotto da WWF Italia ( a cura di Massimiliano Rocco) giungono notizie rassicuranti sullo stato di salute dei boschi italiani, infatti nonostante gli incendi ed i tanti rischi connessi ala cementificazione, risulta che circa il 30 % della superficie nazionale è attualmente coperto da selve : dato in crescita se riferito all’immediato dopoguerra e superiore a quanto riscontrabile in altri paesi Europei quali Germania, Francia, Regno Unito.
Questo, più che essere legato alla virtuosità degli italiani, è il portato di un processo storico che ha visto il legno essere utilizzato sempre meno quale “carbone vegetale” e le popolazioni montane abbandonare l’utilizzo ( e purtroppo la cura) del bosco trovando occupazione e residenza in zone urbane.
Il rovescio della medaglia è però costituto, come dice Fulco Pratesi in un recente articolo sul Corriere della sera, “dall’'importazione di risorse che danneggiano i patrimoni forestali, specialmente nelle aree tropicali. Oltre all'olio di palma, onnipresente nei prodotti delle nostre industrie cosmetiche e alimentari, ottenuto a spese delle foreste vergini dell'Asia sudorientale, il Wwf denuncia l'importazione di legnami tropicali dall'Africa e dal Sudest asiatico, un settore in cui l'Italia occupa i primi posti e che si svolge in massima parte priva dei controlli del Fsc (Forest Stewardship Council) che garantiscono una produzione sostenibile del legname messo in commercio”.
Insomma “virtuosi” a spese dei paesi più poveri e meno protetti nei confronti delle grande compagnie internazionali.
Va però segnalato che qualcosa si muove a livello planetario, infatti esiste un accordo internazionale, Il Redd - Reducing emissions from deforestation and forest degradation, sulla base del quale i Paesi potenzialmente produttori di legname, si impegnano a non tagliare gli alberi, a non fare procedere la deforestazione ed in cambio, i Paesi ricchi, che vogliono, tra l’altro, ridurre le emissioni di gas serra, compensano i mancati guadagni.
Tornado al nostro paese ed allargando l’analisi a tutti gli aspetti produttivi riconducibile ad una corretta gestione ed utilizzo delle risorse ambientali osi segnala che Trentino Alto Adige, Basilicata e Friuli Venezia Giulia si collocano ai primi tre posti nella classifica virtuosa delle regioni più verdi d'Italia, sulla base dell’ Indice di Green Economy 2011 redatto di Fondazione Impresa, mentre nelle ultime posizioni si collocano Liguria, Lazio e Puglia.
Recentemente Fondazione Impresa ha aggiornato l’«Indice di Green Economy», portando gli indicatori da nove a 21 e suddividendoli alla luce dei principali settori coinvolti nell’economia verde: energia, agricoltura biologica, imprese e prodotti, trasporti, edilizia, rifiuti e turismo sostenibile.
In particolare per quanto riguarda l’ agricoltura biologica, i primi posti della classifica sono occupati da Basilicata, Sicilia, Calabria, Sardegna, Marche, Umbria e Puglia. La Regione leader, ovvero la Basilicata conta 570 operatori e 56 aziende zootecniche ogni 100 mila abitanti a fronte della media nazionale di circa 80 operatori ed 11 aziende.
Per quanto riguarda il turismo sostenibile ai primi posti risultano Umbria, Sardegna, Trentino Alto Adige, Calabria ed Abruzzo. Riguardo la diffusione di alloggi agrituristici e Bed &Breakfast le regioni meridionali mostrano i valori migliori, sono tuttavia sopravanzate nell’indicatore che esprime la diffusione di piste ciclabili, dove eccelle il Trentino Alto Adige insieme a Lombardia e Veneto.

Le regioni settentrionali hanno registrato le migliori prestazioni nel settore dei rifiuti con valori tra il 56,8% e il 42,6% per la raccolta differenziata, contro la media italiana del 30% ed in particolare si ricorda il dato relativo alla Lombardia ove si smaltisce in discarica solo l’8% dei rifiuti, contro la media nazionale del 49%.
In allegato, con riferimento a quanto detto sulle foreste, abbiamo riportato copia del rapporto redatto dal WWF Italia “ Lo status delle Foreste, gli impegni per un pianeta sempre più verde”.

Gioba Marzin
Gioba Marzin
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