febbraio 2011
Come interviene ARPAT nel caso di ritrovamenti di tartaruga esotica
Nell’ambito della sua attività di monitoraggio della biodiversità marina (specialmente rivolta ai grandi vertebrati marini cetacei, tartarughe e squali) l’Area Mare di ARPAT interviene spesso per il recupero di esemplari di tartarughe marine, vivi e/o morti, catturati accidentalmente da tutti i tipi di attrezzi da pesca o spiaggiati sulle coste toscane
A volte può capitare di ritrovare delle tartarughe esotiche, che vivono di solito nei nostri acquari o nelle fontane delle piazze nelle nostre città, quindi in acqua dolce, che nuotano in mare, seppur vicino alla costa. Come è possibile?
Era già successo nella primavera del 2009 (a Livorno, presso i tre Ponti) ed è successo ancora lo scorso 17 novembre 2010, sempre in prossimità di Livorno, a Castiglioncello: la Capitaneria di Porto chiama l’Area Mare di ARPAT perché ha trovato una tartaruga in mare; “ ma questa volta”, dice il delegato o il responsabile di turno che mi telefona “è viva, dottoressa, ed è anche molto piccola, sarà al massimo 15 centimetri di lunghezza”…mi sorge un dubbio, forse non è una tartaruga marina…
Spesso succede, infatti, che diverse persone acquistino le piccole tartarughe verdi in esposizione alle fiere, mercatini o nei negozi di animali, e se le portino a casa; quando diventano grandi, però, la vasca si fa troppo stretta e molte delle stesse persone che le hanno acquistate tempo prima (si stima circa il 99,9% delle persone) decide di sbarazzarsene. Tale specie vive in acque dolci ed, essendo spesso alcuni esemplari liberati (abbandonati) dai proprietari in bacini idrici di vario tipo (stagni, laghetti, fiumi o torrenti), può capitare che queste tartarughe vengano trasportate fino al mare, soprattutto in concomitanza o subito dopo periodi di piogge abbondanti come è successo ultimamente in Toscana. A volte può addirittura capitare, come per la tartaruga recuperata a marzo dello scorso anno (che aveva un amo conficcato sul bordo della bocca che è stato rimosso senza difficoltà e conseguenze per l’animale), che queste tartarughe vengano pescate! La stessa sorte, insomma, che tocca spesso alle tartarughe di mare che vengono ritrovate, anche senza vita, intrappolate nelle reti dei pescatori o catturate dagli ami dei palangari.
Nell’ambito della sua attività di monitoraggio della biodiversità marina (specialmente rivolta ai grandi vertebrati marini cetacei, tartarughe e squali) l’Area Mare di ARPAT interviene spesso per il recupero di esemplari di tartarughe marine, vivi e/o morti, catturati accidentalmente da tutti i tipi di attrezzi da pesca o spiaggiati sulle coste toscane, collaborando con progetti preesistenti (come ad esempio il progetto spiaggiamenti del Centro Studi Cetacei di Milano, o il progetto sugli spiaggiamenti dei grandi cetacei dell'università di Padova) e coordinandosi con altre realtà e soggetti locali.
Tartaruga dalla orecchie gialle (Trachemys scripta scripta)
Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Famiglia: Emydidae
Genere: Trachemys (7 specie)
Specie: scripta (18 sottospecie)
Sottospecie: scripta
Origine: USA- Virginia meridionale e Florida
Foto da wikipedia
Tartaruga dalla guance rosse (Trachemys scripta elegans)
Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Famiglia: Emydidae
Genere: Trachemys (7 specie)
Specie: scripta (18 sottospecie)
Sottospecie: elegans
Origine: USA- areale del Mississippi fino al Golfo del Messico
Si tratta di animali che possono essere ritrovati in natura dopo essere stati rilasciati (abbandonati) dai proprietari.
Descrizione: l’animale adulto ha una lunghezza del carapace di 12-25 cm; le femmine (fino a 28 cm) sono più grandi dei maschi (13-18 cm se cresciute in cattività).
Il guscio (carapace) degli animali più piccoli è di colore verde chiaro ma con l’aumentare delle dimensioni diventa di colore verde molto scuro, talvolta quasi nero.
I maschi hanno unghie più lunghe, carapace appiattito, coda lunga e larga alla base; le femmine hanno unghie corte, carapace bombato e coda corta e sottile. Le due specie si distinguono per la presenza delle caratteristiche macchie di colore rosso intenso ai lati dell’occhio (per la T.s. elegans) e di macchie di colore giallo, più o meno nella stessa posizione, per la T.s. scripta.
Presenza in città: fontane, laghetti, bacini idrici.
Indole: trascorre molte ore a riscaldarsi al sole, al minimo rumore si getta in acqua dove rapidamente si nasconde sul fondo.
Alimentazione: caratterizzata da una dieta molto variegata, il periodo giovanile si distingue per uno spiccato orientamento carnivoro, mentre da adulto si può considerare onnivoro opportunista (insetti, vegetali, altro).
Riproduzione: non è stata verificata la capacità di riprodursi nelle condizioni climatiche del nostro paese.
Legislazione La Trachemys scripta elegans da qualche anno è entrata in Allegato B del Regolamento CE n° 338/97 del 09.12.1996. Secondo questa legge è vietata l'importazione di questa specie nella Comunità Europea. Queste tartarughe sono entrate a far parte di questo allegato non perché in via di estinzione, ma perché, nel corso degli anni sono state importate a migliaia, e, una volta troppo grandi, liberate nei nostri corsi d'acqua, si sono adattate ai nostri climi ed hanno seriamente minacciato l'esistenza delle tartarughe palustri europee Emys orbicularis. Essendo in allegato B, chi le dovesse eventualmente riprodurre in cattività, è tenuto a denunciarne la nascita al Corpo Forestale dello Stato. Anche per la Trachemys scripta scripta dal 24 ottobre 2001 (Regolamento CE 2087/2001) sono vietate le importazioni per lo stesso motivo (a tutela, cioè, della “nostra” tartaruga palustre).
Diversi centri accolgono questo tipo di tartarughe per cura ed, in alcuni casi, reintroduzione nei paesi di origine; alcuni esempi: Centro Carapax di Massa Marittima (Grosseto), il Centro di Recupero Animali Selvatici “l’Assiolo” del WWF in loc. Ronchi (MS).
Cecilia Mancusi, Area Mare Arpat