gennaio 2011
Biodiversità: l’Europa non ha raggiunto l’obiettivo fissato per il 2010
Un nuovo rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) esamina i principali strumenti politici attualmente applicati in Europa, le minacce per la biodiversità e le conseguenze che la gestione di queste minacce hanno sui maggiori tipi di habitat.
Il nuovo report Assessing biodiversity in Europe – the 2010 report predisposto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) conferma che l’UE non ha raggiunto l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010. Prendendo in considerazione lo stato e l’andamento della biodiversità in Europa e le implicazioni di questi trend per le politiche di gestione della biodiversità, la relazione fornisce anche dei consigli su come migliorare l’efficacia delle politiche. Esamina i principali strumenti politici attualmente applicati in Europa, le minacce per la biodiversità e le conseguenze che la gestione di queste minacce hanno sui maggiori tipi di habitat.
Prende altresì in considerazioni gli effetti sulla biodiversità da parte di problematiche trasversali quali il turismo e la pianificazione urbana. Il report è basato sugli indicatori SEBI 2010 (Streamlining European 2010 Biodiversity Indicators), oltre che su altri rilevanti fonti informative nazionali e regionali.
“Per cambiare – afferma la professoressa Jacqueline McGlade, Direttore esecutivo dell’Agenzia europea – per prima cosa dobbiamo ampliare la conoscenza pubblica e riconoscere il ruolo chiave che la biodiversità ha nel sostenere le nostre società e la nostra economia. In secondo luogo, i decisori politici hanno bisogno di comprendere cosa comporta la perdita di biodiversità e come è possibile bloccarla: questo non si può fare se non si integra l’ambiente con l’economia”.
La biodiversità europea è drammaticamente diminuita negli ultimi due secoli. Oggi, la maggior parte della biodiversità europea deve fare i conti con un territorio molto costruito e molto abitato e con ambienti marini ampiamente sfruttati, con forti pressioni che derivano dalle pratiche agricole, dalla silvicoltura e dalla pesca.
Le maggiori minacce sono rappresentate dalla distruzione degli habitat, dalla diffusione di specie invasive, dall’inquinamento, dall’aumento dell’estrazione di acqua, dal crescente impatto dei cambiamenti climatici.
Le politiche adottate e attuate a livello internazionale ed europeo hanno determinato un impatto positivo su alcuni aspetti della biodiversità: per esempio la copertura boschiva è aumentata in maniera significativa negli ultimi vent’anni nel nord Europa e lo stato di molti corsi d’acqua è migliorato a seguito di una riduzione dell’inquinamento industriale ed agricolo. Anche i piani di recupero attivati per molte specie minacciate hanno avuto un certo successo.
Le misure di conservazione, là dove attuate con successo, hanno avuto un impatto positivo. Tuttavia, una larga porzione di habitat e specie registra ancora uno stato di conservazione sfavorevole, dimostrando che è necessario intensificare gli sforzi di conservazione. Le attività di conservazione da sole non sono sufficienti per affrontare la perdita di biodiversità, perché molte delle cause derivano dai settori al di fuori del controllo degli interventi di conservazione. Altri settori che impattano sulla biodiversità, come il commercio, l’agricoltura, la pesca, i trasporti, la salute, il turismo e il settore finanziario, devono mettere in conto il valore economico della biodiversità e devono essere ridisegnati per supportare la conservazione della stessa biodiversità.
Gli ecosistemi d’acqua dolce sono tra gli ecosistemi sottoposti alle maggiori pressioni in Europa, con il declino quali-quantitativo degli habitat e della ricchezza di numerose specie. Le zone umide sono diminuite del 5% tra il 1990 e il 2006, sebbene la superficie interna coperta dalle acque sia cresciuta di quasi il 4.4%.
Gli ecosistemi montani in Europa sono diversi per habitat e specie ma sono anche particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti nelle pratiche agricole, del turismo, dello sviluppo infrastrutturale, del clima. Sono state istituite strutture internazionali per proteggere e gestire in modo sostenibile le area montane; tuttavia, il valore degli ecosistemi montani e la loro utilità per l’economia di pianura, inclusa la fornitura idrica, non sono ampiamente riconosciuti.
Gli ecosistemi boschivi in Europa hanno subito un drammatico declino, sebbene negli ultimi 20 anni il fenomeno del disboscamento si sia ampiamente invertito. Il declino è attualmente limitato solo a poche regioni e in alcune aree si è verificata una significativa espansione boschiva. Circa il 3% delle foreste europee sono protette sotto l’aspetto della conservazione della biodiversità; 25% delle foreste europee sono escluse dalla raccolta di legno e sono sempre più comuni i progetti di certificazione e gestione sostenibile dei boschi. La perdita di biodiversità boschiva in Europa continua, tuttavia, con il declino - in alcune zone - degli uccelli e dei mammiferi tipici delle aree boschive.
Gli ecosistemi marino costieri hanno perso biodiversità in modo considerevole negli ultimi decenni, a causa principalmente dell’erosione, del sovrasfruttamento della pesca marina e dell’inquinamento. 45% degli stock di pesce sono fuori dei limiti biologici di sicurezza. Le specie aliene invasive rappresentano una minaccia in crescita all’interno degli ecosistemi marini europei.
Gli ecosistemi agricoli dominano una gran parte del paesaggio europeo e la biodiversità, nelle aree agricole, è diminuita significativamente. Per esempio, gli uccelli nidificanti in terreni agricoli sono diminuiti del 50% dal 1980. Tuttavia si sono visti in Europa esempi di cambiamento positivo: la riduzione delle eccedenze di azoto dovuta ad una più attenta applicazione dei fertilizzanti e una più ampia comprensione della gestione rispettosa dell’ambiente, così come l’agricoltura biologica e le misure agroambientali, che possono supportare la biodiversità agricola.
Le praterie in Europa stanno sperimentando un considerevole declino nella loro biodiversità. Questo è principalmente causato dalla perdita e dal degrado degli habitat, dovuto ad un’agricoltura intensiva o dall’abbandono dei terreni agricoli.
I cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico e le specie aliene invasive sono tutte minacce significative. Le praterie montane stanno peggiorando in estensione e sono in cattive condizioni; la loro caratteristica biodiversità sta mostrando significativi e gravi peggioramenti dal 1990.
Gli ecosistemi urbani sono raramente integrati nel concetto ampio di biodiversità. Per di più, l’urbanizzazione e l’espansione urbana incontrollata sono fattori significativi che hanno effetti sulla biodiversità in Europa, attraverso il cambiamento nell’uso del suolo.
Il concetto di “infrastruttura verde” sta ottenendo un riconoscimento in Europa e potrebbe rafforzare la gestione sostenibile delle zone urbane e peri-urbane naturali, aumentando il contatto con la natura, riducendo lo stress urbano e aiutando l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Maddalena Bavazzano ARPA Toscana