edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
gennaio 2011
Da Cancun a Durban.
Le reazioni al cosiddetto accordo di Cancun sono di moderata soddisfazione da parte di tutti i partecipanti e della stampa che infatti ha titolato :” trovato l’accordo, un capolavoro di diplomazia”, “trovato l’accordo alla convention dell’ONU sul clima”, “ Cancun , mezza vittoria al vertice Onu” e così via.
Egualmente positivo il giudizio delle associazioni ambientaliste e dagli addetti ai lavori: Maria Grazia Midulla del WWF sostiene che "L'inserimento della definizione di obiettivi vincolanti, sia pure in una formula molto generica che lo definisce come una possibilità, rappresenta un passo avanti importante";
Fabrizio Vigni, Presidente nazionale degli ecologisti democratici: “è’ un importante passo in avanti: dalla conferenza di Cancun, dopo la battuta a vuoto dello scorso anno a Copenaghen, arriva finalmente una svolta positiva nell’impegno per il clima. Con il coinvolgimento anche dei paesi che non avevano sottoscritto il protocollo di Kyoto, a partire da Stati Uniti e Cina, si sono ora poste le basi per un accordo globale che consenta una consistente riduzione delle emissioni già entro il 2020”.
Qualche voce un po’ più prudente si leva a anche nel nostro ministero all’ambiente e il direttore generale Corrado Clini, osserva che l’accordo, se pur da apprezzare“ è ancora lontano dall'indicare una strategia concreta capace di bloccare la crescita della temperatura a un livello in cui i danni siano sufficientemente limitati. Per arrivare a un impegno vincolante si è scelta infatti l'unica strada percorribile: ogni Paese indicherà volontariamente lo sforzo che è disposto a fare” .
Il nostro ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, osserva poi che, in questi termini così ampi e poco vincolanti, il risultato poteva essere centrato anche l’anno passato a Copenaghen.
Nel compromesso raggiunto a Cancun, si sostiene che “ Kyoto dovrà continuare la sua operatività anche dopo la scadenza naturale, il 2012 e che i paesi che vi aderiscono decideranno quanto tagliare le loro emissioni di CO2 in un range compreso da a un minimo del 25 a un massimo del 40%.
L’accordo prevede inoltre contributi “fast start” per Paesi in via di sviluppo (30 miliardi di dollari,) e poi la creazione un fondo per far decollare l’economia verde nel mondo, denominato “Green climate found,” con una dotazione di 100 miliardi di dollari l’anno, gestito per tre anni dalla Banca mondiale e da 40 Paesi membri (di cui 25 in via di sviluppo).
Unanime poi l’apprezzamento per Patricia Espinosa, ministro Messicano, che attraverso contatti individuali ha portato anche nazioni “scettiche” quali Giappone, Russia, Canada, India a trovare un punto di compromesso accettato da tutti, esclusa la Bolivia.
L’accordo di Cancun diventa ora la base da cui partire, attivando ulteriori negoziati, con l’obiettivo di raggiungere un' intesa piena in occasione della prossima Conferenza delle Parti (COP17) che si terrà a Durban in Sudafrica.
Gioba Marzin.