ottobre 2010
LA RILEVAZIONE ISTAT SULLE RISORSE IDRICHE 2008
La recente normativa relativa alla risorse idriche promuove il passaggio dalla gestione pubblica a quella privata dei servizi idrici pubblici. Contemporaneamente nella società civile fervono iniziative e dibattiti al fine mantenere accessibile alla collettività questo importante bene pubblico.
L’esigenza di regolamentazione della materia parte con l’esecutivo Zanardelli che promuove l’approvazione della legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti. Successivamente, con la legge Galli n. 36 del 1994 si riorganizza il servizio, introducendo il concetto di ciclo integrato dell'acqua e quindi la necessità di un unico gestore per l'intero ciclo e si inizia il processo di privatizzazione.
Nel 2000 è il Testo Unico Enti locali che prevede tre modalità di affidamento per la gestione del servizio idrico: S.p.a., S.p.a. miste pubblico-private e infine alle S.p.a. pubbliche tramite affidamento diretto.
Infine nel 2009, con la conversione in legge del decreto Ronchi, vengono approvate le norme sulla privatizzazione dell'acqua.
In questo contesto diventa interessante, per valutare le grandezze che interessano il comparto, esaminare il censimento dell’ISTAT, riferito al 2008, relativo alle risorse idriche ad uso civile.
La rilevazione ha l’obiettivo di fornire informazioni statistiche sui prelievi di acqua per uso potabile, i volumi sottoposti a trattamenti di potabilizzazione, l’acqua immessa nelle reti di distribuzione comunale e l’acqua erogata ai cittadini e sulla stima delle acque reflue trattate per depurarle prima della reimmissione nell’ambiente.
L’analisi è stata svolta per Ambito territoriale ottimale (Ato) cioè effettuando una delimitazione del territorio nazionale ad opera delle autorità regionali allo scopo di organizzare la gestione unitaria dei servizi idrici di competenza delle Regioni.
I prelievi di acqua per uso potabile ammontano nel 2008, a livello nazionale, a 9,1 miliardi di metri cubi d’acqua, in crescita rispetto al 2005 e al 1999. Gli incrementi più importanti si registrano nelle regioni del Nord-est e del Centro, mentre nelle altre ripartizioni si osservano riduzioni dovute alla carenza generalizzata di precipitazioni negli anni centrali del periodo 1998-2008.
Nel 2008 il 32,2% dell’acqua prelevata è stata sottoposta a trattamenti di potabilizzazione. La quota di acqua potabilizzata dipende dalle caratteristiche idrogeologiche dei territori da cui sono captate le acque. Dove sono disponibili una pluralità di fonti vengono utilizzate per prime le acque sotterranee che, essendo di migliore qualità, non richiedono di norma processi di potabilizzazione. Al contrario, le acque superficiali devono essere sottoposte a trattamento di potabilizzazione nella quasi totalità dei casi.
In Italia, nel 2008, sono stati immessi nella rete 136 metri cubi di acqua per abitante ed erogati 92 metri cubi di acqua per abitante. Nelle prime posizioni della graduatoria si trovano la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia, la Valle d’Aosta e il Lazio.
Nel 2008, a Bologna, Firenze, Milano e Venezia le dispersioni di acqua sono state inferiori al 35%, mentre Catania, Napoli, Padova, Roma e Torino hanno avuto dispersioni di rete superiori al 50%. Le dispersioni di acqua dovrebbero essere ridotte al minimo, poiché l’acqua potabile è un bene di massima importanza per il benessere e la vitalità della popolazione presente e futura. Nell’anno considerato, in Italia, per ogni 100 litri di acqua erogata si prelevano il 65% di litri in più. Queste dispersioni sono dovute alla necessità di garantire una continuità di afflusso alle condutture e alle adduzioni di acqua all’ingrosso concesse a imprese industriali, a prelievi non autorizzati e a perdite alle condotte o a una mancata regolazione del prelievo al variare periodico delle necessità.
Le Regioni che hanno maggiormente potenziato gli impianti di depurazione dal 1998 al 2008 sono state nell’ordine l’Umbria, la Basilicata, la Lombardia, la Liguria e la Sardegna. La depurazione delle acque reflue è importante per prevenire l’inquinamento delle falde sotterranee, dei corpi idrici (fiumi, laghi), delle acque marino costiere e per garantire il benessere sanitario delle popolazioni.
Nel 2008 la capacità degli impianti di depurazione urbana esistenti soddisfa il 75% della potenzialità necessaria, mentre la capacità effettivamente utilizzata è pari al 59% delle necessità di depurazione. Il Trentino Alto-Adige è la regione che dispone della quota maggiore di impianti di depurazione rispetto alle necessità, mentre tra le regioni ancora lontane dall’obiettivo di controllare e depurare le acque reflue domestiche si trovano la Calabria, la Sicilia e il Veneto.
Il servizio idrico comprende la gestione della fonte di approvvigionamento, dell’acquedotto, della rete di distribuzione dell’acqua potabile, della rete fognaria e dell’impianto di depurazione delle acque reflue. Alla fine del 2008 i gestori dei servizi idrici operanti in Italia sono 3.351, di cui 114 sono affidatari del servizio idrico integrato (dal prelievo all’erogazione e alla depurazione). Le Regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana hanno quasi concluso la loro riorganizzazione per ottenere una gestione integrata dei servizi idrici, con oltre il 90% della popolazione passata da gestione comunale o privata a gestione integrata. Seguono il Veneto, le Marche, la Liguria e la Lombardia che hanno realizzato solo parzialmente l’applicazione delle riforme previste (legge Galli n. 36/1994). Alla fine del 2008 i gestori dei Sistemi idrici integrati – quei sistemi che coprono l’insieme dei servizi pubblici di prelievo, adduzione, e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue - coprono una popolazione residente di più di quaranta milioni di abitanti, pari al 68% della popolazione italiana.
Elia Bova