ECOLOGIA ED ENERGIA
ottobre 2010
ALLUVIONE SOVERATO, 10 ANNI DOPO, CIRF:CONVIVERE CON I FIUMI UNICA SOLUZIONE
"Migliorare le condizioni dell'ecosistema. Oggi invece locale notturno sorge a pochi metri dal luogo della tragedia".
"L'anniversario della tragedia di Soverato è un'occasione per fare un serio bilancio di cosa si è fatto per migliorare le politiche di difesa del suolo nel nostro Paese e di cosa è cambiato in questi 10 anni. Poco a Soverato, dove ancora non si conoscono con certezza le cause dell'alluvione, dove le strategie per aumentare la sicurezza consistono esclusivamente nella spesa di somme ingenti per la pulizia dell'alveo, dove non è stato effettuato uno studio approfondito sull'intero sistema fluviale, ma ci si è limitati arealizzare un argine in moduli di cemento che difende certamente la strada dal torrente ma non il torrente dalle auto, dal momento che uno di questi moduli è ormai da anni spostato per consentire l'accesso a una strada, in pieno alveo, che porta a un rimessaggio di barche e a un locale notturno sorto a pochi metri dal luogo della tragedia." E' quanto si legge in una nota diramata dal *CIRF, Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale*, che, ricordando la tragedia calabrese di dieci anni fa, ha richiamato l'attenzione sugli interventi realizzati in questi anni. "Poco è stato fatto anche nel resto d'Italia, come emerge nel periodico ripetersi di eventi calamitosi e nell'incremento dell'entità dei danni provocati dalle inondazioni e delle spese ordinarie e straordinarie. Piuttosto che puntare a una reale messa in sicurezza del territorio e a un corretto equilibrio tra esigenze di crescita e tutela della natura, si è privilegiata la logica degli interessi economici, utilizzando gli interventi strutturali per occupare le aree di pertinenza fluviale e incrementare a dismisura la crescita edilizia. È quindi necessario, come il CIRF chiede con forza da anni, un cambiamento deciso dei presupposti alla base delle politiche di difesa del suolo. Si deve abbandonare l'utopia di una "messa in sicurezza" di tutto il territorio, imparando a "convivere" in maniera intelligente e programmata con i fiumi. Bisogna inoltre - conclude la nota - inseguire una maggiore sicurezza dei fiumi incrementando la loro naturalità, assecondando le dinamiche fluviali per migliorare le condizioni dell'ecosistema e al tempo stesso ridurre il rischio idraulico e le spese, de localizzare strutture a rischio, puntare al riequilibrio del ciclo sedimentario e restituire spazio al fiume allontanando gli argini. È auspicabile che questo insieme di soluzioni non continuino a caratterizzare solamente alcuni interventi sporadici o isolate "buone pratiche" da mostrare nei convegni, ma che rappresentino una modalità sempre più diffusa di governo del territorio. Affinché quei 13 morti non rimangano solo una memoria ingombrante".
Marco De Amicis

 
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