edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
settembre 2010
Condanna a chiusura per buona parte dei parchi nazionali
La manovra economica approvata al Senato con la blindatura della fiducia dimezza i fondi e condanna a chiusura certa buona parte dei parchi nazionali. La cifra già esigua a disposizione dei 23 parchi terrestri e delle aree marine protette, 52 milioni di euro complessivi, è finita nel tritacarne dei tagli “orizzontali” decisi da Tremonti, ancora una volta senza che la sua collega di governo Stefania Prestigiacomo abbia potuto dire la sua. I presidenti dei parchi con Federparchi hanno sottoscritto una lettera-appello al presidente della Repubblica. Domani (23 luglio) davanti al dicastero della ministra dell’Ambiente, in via Cristoforo Colombo a Roma, alcune sigle ambientaliste, partiti e operatori delle aree protette terranno un sit-in di protesta. Probabilmente avrebbero fatto meglio a protestare in via XX settembre, davanti al ministero dell’Economia.
D’altro canto l’annuncio della titolare dell’Ambiente – “Se non si reintegrano le risorse davvero sarò costretta a chiuderne la metà” – suona più come una presa d’atto che come una minaccia. In genere, ed è capitato in passati ad altri membri di questo governo, davanti a tagli di questa portata il ministro competente fa il diavolo a quattro e minaccia le dimissioni. Stefania Prestigiacomo invece si è limitata a lanciare un appello dalle pagine del Corriere della sera: "Lo so che la manovra è stata licenziata dal Senato ed arriverà blindata alla Camera – ha detto la ministra –. Per questo il mio appello è per un nuovo provvedimento che possa reintegrare le risorse per i parchi".
Legambiente prende comunque spunto dalle sue parole per avanzare una proposta: “Chiediamo al ministro Prestigiacomo un concreto segno di disponibilità politica in favore dei parchi – dichiara oggi Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell’associazione del cigno verde – Ripristini, quindi, un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria”.
Dall’associazione ambientalista arriva anche un monito alla titolare dell’Ambiente. “Non basta appellarsi al buon cuore del ministro Tremonti o alla sensibilità del capo del governo – aggiunge Nicoletti – Per salvare gli enti parco dall’estinzione servono risorse e un’attenzione politica che il ministro Prestigiacomo dovrebbe dimostrare maggiormente, passando dagli appelli ai fatti concreti. A meno che non voglia passare alla storia come il ministro che ha fatto poco per salvare un’esperienza straordinaria di conservazione della biodiversità per il futuro sostenibile del nostro Paese”.
Legambiente