luglio 2010
Quarantotto, sessantotto, settantotto.
E’ nel linguaggio comune fare riferimento ai moti del 1848 dicendo “ è successo un quarantotto” per significare che è scoppiata la rivoluzione, si è rivoltato il mondo, ecc., oltre cento anni dopo si è detto qualcosa di simile facendo riferimento ala rivoluzione culturale che investì il mondo intero “c’e stato il sessantotto”.
Oggi se il D.L. “misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” recentemente emanato dal Governo diverrà legge si potrà a buona ragione dire che “ è scoppiato il settantotto”, facendo riferimento sia ai pesanti contenuti modificati dell’attuale assetto organizzativo della parte pubblica in tutte le sue articolazioni sul territorio ed a molte altre modificazioni incidenti sui sistemi retributivi e gli organici pubblici, sulle capacità di spesa e di erogazione di servizi dei soggetti pubblici, sulle concessioni, sullo stato sociale, ecc.
Enti e consorzi di comuni che la cultura amministrativa e politica italiana aveva realizzato al fine di cogliere bisogni ed esigenze differenti esistenti sul territorio, dopo il dl 78 sono cancellate o destinate ad esserlo nel giro di breve tempo , negando loro il decreto: legittimità, risorse e strumenti operativi.
Stiamo parlando di Comunità Montane, Parchi regionali, Consorzi di servizi, solo per citare alcune tipologie e questo mentre contemporaneamente alle Regioni ed agli Enti locali vengono ridotte drasticamente le risorse senza nemmeno distinguere tra Enti virtuosi e con i bilanci a posto, quindi in grado di investire in opere e produrre servizi ed Enti deficitari sia per quanto riguarda il bilancio sia per il grado di erogazione di servizi.
La scelta di sovrapporre la volontà statale su quella di tutti gli altri Enti pubblici è indice, con tutta probabilità, del grado di drammatica crisi economico-finanza nel nostro paese sin qui negata; qualcosa di analogo abbiamo già vissuto con il decreto Amato che, nottetempo, spazzolò risorse dai conti correnti di tutti i privati cittadini, attraverso una imposizione coatta, o per lo meno ne è una evoluzione ipocrita, giacché “non mette le mani nelle tasche dei cittadini” ma li obbliga, se vorranno avere risposta ai loro bisogni individuali e famigliari, a metterle loro stessi per pagare servizi e beni prima ottenuti gratuitamente dallo Stato o dagli Enti locali.
Inoltre alcune ricchezze e valori ambientali oggi tutelati attraverso la specifica missione attribuita ad Enti quali Comunità Montane, Parchi regionali, Consorzi di servizi, non avranno più lo stesso grado di tutela contro speculazioni, consumi di territorio, sfruttamento di risorse pubbliche, ecc.
Altra soluzione quale, per esempio, quella di attribuire alle Regioni l’onere di ristrutturare la articolazione pubblica sul territorio nel segno della migliore efficienza ed al fine di ottenere riduzioni di spesa, definite dallo Stato centrale in misura differente da Regione a Regione, non sono state nemmeno prese in considerazione giacché il federalismo dichiarato è una cosa, quello praticato un'altra.
O forse il D.L. è anche una mossa anticipata nei confronti di quella esplosione della spesa che in molti si aspettano qualora il federalismo cominciasse ad operare nei modi che, la Lega partito di governo, rivendica, mirando così a rendere impossibile, per lo meno ora, l’attivarsi di tale nuova dinamica.
Auguriamoci infine che il settantotto possa divenire anche un po’ quarantotto ed un po’ sesantotto spingendo cittadini, Enti, forze politiche, sindacati a ritrovare la capacità e la lungimiranza non solo di contrastare queste misure, ma di proporre soluzioni ed ipotesi di governo della difficile situazione economica e sociale, nel senso del rigore, dell’equo sacrificio, della trasparenza, della solidarietà.
Sergio Saladini