edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
aprile 2010
Gli scarti che diventano risorse.
Bucce e semi di pomodoro lavorato possono produrre fino a 40.000 MWh di energia all’anno.
E’ quanto emerso nel convegno “Il Pomodoro Colto” tenutosi nell’ambito di Vegetalia AgroEnergie, il Salone delle fonti rinnovabili in programma alla Fiera di Cremona
Cremona, 20 marzo 2010 – La recente approvazione al Senato degli emendamenti nel testo della Legge comunitaria 2009, che hanno di fatto modificato il decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152, consente la giusta valorizzazione dei sottoprodotti dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’attività forestale, che vengono a pieno titolo nobilitati a ruolo di “risorsa”, diventando opportunità di reddito per gli operatori agricoli.
La dimostrazione, dati alla mano, si è avuta stamattina a Cremona nell’ambito di Vegetalia AgroEnergie, grazie al convegno “Il Pomodoro Colto”, organizzato in collaborazione con AITA (Associazione Italiana Tecnologia Alimentare), che ha focalizzato l’attenzione sull’utilizzo dei sottoprodotti della lavorazione del pomodoro a fini energetici.
In particolare, l’agronomo Angelo Lomonaco ha evidenziato che solo nel nord Italia vengono lavorati oltre 2,5 milioni di tonnellate di pomodori; da questo processo risulta “scartato” il 3% della produzione (75.000 tonnellate).
Considerando che un impianto per la produzione di energia avrebbe bisogno di circa 15.000 tonnellate di questo tipo di sottoprodotto per produrre 1 MW di energia, risulta evidente che il potenziale energetico derivante dalla lavorazione del pomodoro è di oltre 5 MW (in cinque diversi impianti). Ciò significa una produzione che può toccare i 40.000 MWh all’anno.
Questi dati testimoniano quanto siano importanti i sottoprodotti agricoli per la produzione di energia da fonti rinnovabili, e sottolineano ancora una volta il ruolo fondamentale che gioca l’agricoltura in questo settore.
Paolo Bodini