NATURA
gennaio 2010
LA CICOGNA E GLI UCCELLI MIGRATORI
Le migrazioni – Prima parte
Lo studio delle migrazioni

Molti ricercatori attribuiscono al grande filosofo greco Aristotele il merito di aver portato lo studio degli uccelli al rango di vera e propria scienza; grazie all’enorme quantità di descrizioni e osservazioni ornitologiche che ha tramandato è stato possibile fare un quadro sistematico, morfologico e comportamentale degli uccelli presenti già 300 anni prima di Cristo.
Sulle migrazioni Aristotele ha trasmesso la “leggenda del letargo invernale degli uccelli” che è sopravvissuta per un tempo incredibilmente lungo, tanto che ancora nel diciottesimo secolo il sistematico svedese Linneo, padre della nomenclatura binomia per tutte le specie animali e vegetali, riportava la storia secondo la quale in autunno le rondini si immergono nelle paludi, da dove fuoriescono in primavera sottoforma di anfibi. Il naturalista francese Cuvier riteneva addirittura veritiere le dicerie secondo le quali alcuni pescatori avevano rinvenuto delle rondini rattrappite, ma ancora vive, al di sotto dello strato ghiacciato delle superfici lacustri.
Aristotele era inoltre convinto che alcune specie di uccello si trasformassero in un’altra specie per sopravvivere ai rigori invernali; sosteneva che il codirosso (Phoenicurus phoenicurus), un piccolo passeriforme che nidifica nell’area mediterranea, si trasformasse verso la fine dell’estate, attraverso un oscuro processo di trasmutazione, nel pettirosso (Erithacus rubecula). Con questa interpretazione Aristotele tentava di dare una spiegazione ad un fenomeno che accadeva regolarmente ogni anno, quando da un momento all’altro, il codirosso spariva dagli orti e dai boschi e al suo posto compariva il pettirosso. Oggi si sa che il codirosso comincia la sua migrazione in direzione sud per andare a trascorrere l’inverno in Africa settentrionale, proprio nel momento in cui il pettirosso proveniente dall’Europa settentrionale arriva a svernare sulle coste del Mediterraneo.
Sempre al tempo di Aristotele era diffusa anche un’altra leggenda secondo la quale gli uccelli migrano sulla Luna.
All’Imperatore Federico II di Svevia (1194-1250) nel suo trattato di Ornitologia De arte venandi cum avibus, si devono le prime vere indicazioni sulle migrazioni degli uccelli: egli infatti spiega correttamente che i motivi per cui gli uccelli sono costretti a migrare sono imputabili al freddo e alla scarsità di cibo. Inoltre è sempre Federico II che, correggendo le osservazioni di Aristotele, riporta che nelle a formazioni a cuneo assunte dalle gru (Grus grus) durante il volo migratorio, i vari componenti dello stormo si alternano nella posizione centrale di guida.
In seguito gli ornitologi perfezionarono le loro osservazioni, grazie anche alla possibilità di utilizzare nuovi strumenti come il binocolo e il cannocchiale. Inoltre, intorno alla metà del 1800, il perfezionamento di alcune tecniche per lo studio delle migrazioni, come l’inanellamento e l’installazione di numerose stazioni di osservazione, favorì notevolmente la comprensione degli spostamenti in massa degli uccelli. La pratica dell’inanellamento consiste nell’applicare dei piccoli anelli metallici alle zampe degli uccelli migratori, riportanti il luogo e la data della cattura, sigle alfanumeriche che riferiscano i dati dell’inannellatore e del paese di provenienza; i dati sono poi comunicati ad un ente internazionale preposto alla loro raccolta e vengono quindi inseriti in una banca dati che può essere riferita o solo ai paesi europei oppure anche a livello mondiale. Il rinvenimento di individui marcati, uccisi, catturati o solo osservati in regioni lontane da quelle di provenienza, può fornire indicazioni molto utili sugli spostamenti migratori delle varie specie. Si racconta che già il naturalista e storico latino, Plinio il Vecchio, vissuto dal 23 al 79 d.C., usasse questo metodo di marcatura per studiare gli uccelli.
Solo successivamente è stato introdotto l’utilizzo del radio-tracking che consiste in una radiotrasmittente applicata all’uccello i cui impulsi elettrici sono seguiti per mezzo di una ricevente e una antenna con raggio di ricezione di alcuni chilometri; questo metodo ha permesso di seguire a distanza gli spostamenti degli uccelli, sebbene almeno inizialmente in un raggio piuttosto ridotto; oggi grazie all’utilizzo delle tecnologie satellitari le migrazioni degli uccelli non hanno più segreti.

Che cos’è una migrazione

Oltre ai movimenti giornalieri che gli animali compiono per le loro svariate esigenze, esistono altri movimenti, regolari o irregolari, che modificano effettivamente la distribuzione di una determinata specie o di una popolazione.
Se a spostarsi sono gli individui giovani che lasciano definitivamente l’area in cui erano nati, allora si parla di dispersione; si intende con questo termine quella serie di spostamenti che hanno lo scopo di diminuire la competizione alimentare con i propri genitori, in modo da non pesare su di loro anche per le generazioni future. Questi spostamenti sono comuni in molte specie di insetti e di uccelli; tra questi la Rondine riparia o topino (Riparia riparia) i cui individui giovani tendono ad allontanarsi radialmente dalle colonie in cui erano nate.
Nel caso in cui invece le condizioni climatiche favorevoli hanno determinato una grande disponibilità di risorse trofiche e di conseguenza un enorme aumento della popolazione di una determinata specie, allora avvengono i fenomeni di emigrazione, nei quali si verificano enormi spostamenti di massa verso aree sconosciute alla specie in questione. Una conseguenza frequente di questi spostamenti sono delle grandi morie di individui o invasioni catastrofiche nelle aree di emigrazione; esempi di questi spostamenti comunque attuati sempre con lo scopo di diminuire la competizione intraspecifica, cioè tra individui della stessa specie, sono quelli dei lemmings (Lemmus lemmus), dei piccoli roditori diffusi in Asia e nel Nord America, e delle locuste (genere Locusta e Schistocerca).
La migrazione vera è propria, invece, assume significati differenti ed è legata a spostamenti regolari di andata e ritorno in aree di distribuzione ben definite; è una strategia che alcune specie hanno adottato per sopravvivere e riprodursi al meglio, in base alle risorse messe a disposizione dall’ambiente in cui vivono.
A livello evolutivo è indubbio il fatto che la nascita di questo comportamento sia stata indotta dalla scarsità o dalla totale scomparsa delle risorse alimentari, a causa di motivi legati a dissesti geologici o ai grandi cambiamenti climatici. Il ritorno nelle aree d’origine, una volta ristabilitasi la condizione iniziale, unita anche al formarsi di una certa stagionalità climatica, ha contribuito a creare questo movimento di andata e ritorno tra due aree lontane tra loro: una utilizzata per la riproduzione e caratterizzata da condizioni ambientali originarie per la specie con un’ampia disponibilità di risorse trofiche per la crescita della prole, ed un’altra utilizzata per svernare, cioè per trascorrere riposandosi e rifocillandosi dalle fatiche della stagione riproduttiva e del viaggio migratorio, quel periodo dell’anno in cui nelle zone di origine le condizioni climatiche e la disponibilità di cibo sono estremamente sfavorevoli.
La migrazione degli attuali uccelli avrebbe avuto origine a partire dalla fine dell’epoca terziaria, circa un milione e mezzo di anni fa, a causa del susseguirsi delle glaciazioni nel corso dell’era quaternaria. Le specie sedentarie, durante le glaciazioni, si ritrovarono a competere tra loro per il cibo, divenuto sempre più scarso. Il ritiro e l’espansione dei ghiacci, avvenuto almeno quattro volte nel corso dell’era quaternaria, comportò un susseguirsi di espansioni e riduzioni degli areali di distribuzione delle varie specie di uccelli. Cominciò così a crearsi, soprattutto nelle zone più lontane dall’equatore, una condizione di stagionalità, caratterizzata da estati brevi. Alcune popolazioni sedentarie, cominciarono a compiere brevi migrazioni verso le aree temperate e verso quelle circumpolari, dove l’estate ha giornate più lunghe e dove, in quel particolare momento storico, vi era una maggiore disponibilità di cibo e una scarsa presenza di predatori e competitori. Fu così che queste popolazioni restarono isolate da quelle di origine, formando in questo modo nuove specie che si adattarono lentamente alle nuove condizioni ambientali. Questa alternanza di periodi di espansione e di ritiro dei ghiacciai, con conseguente modifica dei vari ambienti, potrebbero dunque essere la spiegazione dell’evoluzione comportamentale legata ai movimenti migratori e anche dell’odierna differenziazione degli areali di distribuzione di alcune specie che non hanno una distribuzione territoriale continua e uniforme; ne sono un esempio quelli di alcune specie di piccoli uccelli insettivori come la sterpazzola (Sylvia communis) e la bigiarella (Sylvia curruca).

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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