dicembre 2009
La cicogna e gli uccelli migratori
Il simbolismo della cicogna
Quale sovresso il nido si rigira,
Poi c’ha pasciuti la cicogna i figli,
E come quel ch’è pasto la rimira;
Cotal si fece, e sì levai i cigli,
La benedetta immagine, che l’ali
Movea sospinte da tanti consigli.
(Dante, Paradiso XIX, 91-96)
Come quasi tutti gli animali, la cicogna ha avuto significati e simbologie particolari presso i popoli antichi, in questo attratti dal suo aspetto e, soprattutto, dal suo comportamento affascinante. Queste simbologie resistono tuttora ed è grazie anche a loro se oggi questa specie ha potuto riprendersi dal rischio di scomparire a causa dell’invadenza umana.
Dall’antichità ai giorni nostri, dall’Estremo Oriente all’Europa Centrale, la cicogna ha mantenuto il suo significato di portatrice di buona fortuna e di benessere ed il suo arrivo è sempre salutato con gioia e felicità.
In Tessaglia, antica regione della Grecia, l’uccisione di una cicogna era punita con la pena di morte; presso i mussulmani la cicogna era considerata sacra in quanto dono del Profeta.
Per gli Egiziani, così come per i Greci ed i Romani, la cicogna rappresentava la pietà filiale in quanto era credenza che al nido gli individui giovani nutrissero i genitori ed inoltre, durante la migrazione li trasportassero poiché stanchi e più vecchi.
Nella sua opera Geroglifici lo scrittore egizio Orapollo, trattando l’argomento dell’interpretazione simbolica della scrittura egizia scrive: “Quando vogliono simboleggiare un uomo che ama il padre rappresentano una cicogna; essa, infatti, dopo essere stata allevata dai genitori, non li abbandona, ma rimane con loro fino a quando hanno raggiunto l’estrema vecchiaia e se ne prendono cura”.
Claudio Eliano, scrittore latino vissuto tra il 170 e il 235 d.C., descrive così nella sua opera Della natura degli animali, la pietas dei figli verso i genitori riferendosi alle cicogne: “Le cicogne vogliono assicurare il nutrimento ai loro genitori, quando sono diventati vecchi, e lo fanno con molto impegno. Eppure non c’è nessuna legge umana che imponga loro questo sacrificio, ma solo un istinto naturale, ed è questo che le spinge ad amare anche i loro figli. Eccone una prova: quando la cicogna, ormai adulta, ha bisogno di offrire del cibo ai figli ancora implumi e teneri dentro il nido e per un caso fortuito quello viene a mancare, essa allora rigurgita il cibo del giorno prima e li nutre. Sento dire che gli aironi fanno la stessa cosa, e anche i pellicani. Mi è stato riferito inoltre che le cicogne migrano insieme con le gru per sfuggire ai rigori dell’inverno e, quando la stagione fredda è passata, entrambi questi uccelli fanno ritorno alle loro dimore e ciascuno riconosce il proprio nido, così come ogni uomo riconosce la propria casa. Alessandro di Mindo afferma che quando le cicogne arrivano alla vecchiaia si trasferiscono sulle isole dell’Oceano e là mutano il loro aspetto in sembianze umane, ottenendo così una ricompensa per la loro pietà verso i genitori; mi sembra di intuire che ciò sia dovuto al fatto che gli dei vogliono mantenere in quelle isole un modello umano di pietà e di elevatezza spirituale, dal momento che non è possibile che esso esista in qualche altra regione illuminata dal sole”.
Nella simbologia cristiana la cicogna che si nutre di serpenti assume una connotazione positiva, in quanto libera i campi dai serpenti pericolosi e Plutarco, nella sua opera Iside e Osiride, così ne riferisce: “I Tessali onorano le cicogne perché giunsero quando la terra aveva generato un’infinità di serpenti che esse sterminarono; sicché quella popolazione creò una legge che punisce con la morte tutti coloro che uccidono una cicogna”.
Inoltre nel Medioevo essa viene indicata come incarnazione di Cristo ed infatti in alcuni sigilli ecclesiastici e religiosi si può osservare raffigurata una cicogna mentre combatte con un serpente o mentre lo tiene nel becco; in queste raffigurazioni quindi la cicogna simboleggia Cristo che combatte contro i demoni e i vizi.
Molte sono le credenze popolari riguardanti le cicogne, una di queste le attribuisce il potere di far cadere pietre preziose dal camino della casa su cui costruiscono il nido.
Ma forse la simbologia che ancora oggi la cicogna più rappresenta è quella di portatrice di neonati, come infatti testimoniato dalle ricorrenti immagini che la raffigurano con il fagottino nel becco; in questo senso diventa quindi rappresentativa l’immagine di una grande cicogna posta, nel 1910, sul portale dell’ufficio delle nascite del municipio di Dresda, in Germania.
Nell’antichità la cicogna era sacra in Grecia alla dea Era e alla dea Giunone, simboli della Grande Madre, generatrice di vita; da questa simbologia si è probabilmente ispirata la leggenda dei paesi del nord che indicano la cicogna come portatrice di bambini attraverso i camini delle case, credenza poi diffusasi anche nei paesi del sud Europa.
Tra le varie fantasie simboliche attribuitele si può aggiungere anche la leggendaria fedeltà coniugale, specchio del suo comportamento e delle sue abitudini.
In Turchia ed in molte regioni orientali la cicogna è rigorosamente protetta, tanto che la si può osservare girare liberamente per le strade, rendendosi utile nell’eliminazione dei vari piccoli animali fastidiosi ed, in alcuni casi, nocivi.
Anche in Estremo Oriente la cicogna assume significati particolari. In Cina si narra che quando la Regina degli Immortali abbandona il Palazzo della Montagna di Giada, per discendere sulla Terra, è attorniata da un seguito numeroso; fra le divinità minori che la accompagnano vi sono la Cicogna Blu, la Tigre Bianca, il Cervo e la Tartaruga, che rappresentano tutte la longevità.
Anche in Giappone rappresenta l’immortalità; le si attribuisce, infatti, una vita lunghissima e si racconta che quando raggiunge i seicento anni smette di nutrirsi e si limita solo a bere poca acqua, mentre al compimento dei duemila anni diventa tutta nera.
In alcuni popoli, però, essa ha assunto anche un significato negativo. I latini ne fecero un emblema della derisione a causa del crepitare del suo becco, mentre nella cristianità le si attribuiscono anche atteggiamenti equivoci e beffardi, come riferisce San Girolamo.
Quando, per nutrirsi, tiene nel becco un pesce inoffensivo viene paragonata addirittura al demonio nell’atto di impadronirsi di un’anima.
Infine Collin de Plance nel suo Dictionnaire Infernal riferisce che nella magia occidentale esisteva un demone, chiamato Chax o Scox, che veniva rappresentato con le sembianze di una cicogna.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti