EDITORIALE
ottobre 2009
L'ex EXPO: ora spazio alla sobrietà.
La vicenda dell’EXPO è stata e continua ad essere molto travagliata sia per quando riguarda gli aspetti legati al gruppo dirigente, sia per quanto riguarda i finanziamenti attribuiti, ma quel che più è evidente è che il progetto stesso che subisce continui aggiornamenti che oramai lo hanno portato ad essere assai diverso da quello contenuto nel dossier di candidatura , sulla base del quale ci era stato assegnato l’incarico per la esposizione del 2015.
Il 9 di settembre è stato presentato un nuovo “Conceptual Plan” firmato da cinque architetti. Jacques Herzog, Ricky Burdet, Joan Bisquets, William McDonough , Stefano Boeri con funzione altresì di coordinatore del gruppo.
Il nuovo dossier ( che non è un progetto compiuto) dichiara di “voler abbandonare una concezione oggi superata di Esposizioni Universali che si basavano su complicati sistemi di rappresentazione e sulla presenza di grandi (e spesso dopo l’evento inutilizzabili) monumenti di architettura”.
Ciò avverrà “realizzando a Milano un paesaggio inedito di monumentale leggerezza e naturale bellezza….un grande parco Botanico planetario aperto ai cittadini di Milano e del mondo….un grande Parco agroalimentare strutturato su una griglia di tracciati ortogonali, circondato da canali d’acqua e punteggiato da grandi architetture paesaggistiche”.
Il grande spazio sarà strutturato sulla base della città romana ovvero secondo due assi generatori (cardo e decumano) con al centro un grande foro che “ospiterà chiunque voglia sostare per riposarsi,osservare i padiglioni, gustare il cibo e gli alimenti coltivati e distribuiti dalle diverse nazioni”.
Il primo asse sarà di un chilometro e quattrocento metri, in linea con il tracciato storico del Sempione ed ospiterà un grande Boulevard pedonabile e ciclabile, il secondo asse “ che riprende le geometrie dei tracciati agricoli che circondano Milano, sarà il riferimento per la suddivisione dei lotti destinati ai Padiglioni degli espositori Nazionali… -ove saranno ospitate-... le coltivazioni esemplari della propria sovranità alimentate e quelle che ogni paese sviluppa per affrontare le problematiche dell’alimentazione: campi agricoli sperimentali, orti, giardini,serre, padiglioni di trasformazione del cibo….i diversi padiglioni saranno raggruppati in relazione alla loro condizione geoclimatica… -ovvero- i principali biomi planetari quali la foresta tropicale, la tundra, il paesaggio mediterraneo, i climi estremi dei poli, il deserto..”.
Vi saranno inoltre grandi padiglioni tematici “ che affronteranno le questioni aperte e le nuove sfide della alimentazione planetaria: la denutrizione, la genetica, l’agricoltura di prossimità, lo spreco di cibo dei paesi ricchi, la coltivazione biologica..”.
L’intera area sarà circondata da una serie di percorsi navigabili che, grazie alla fitodepurazione , raccoglierà le acque dei canali lì presenti e le depurerà.
Sono inoltre stati rivisitati e ridefiniti i precedenti progetti relativi alle vie d’acqua ed alle vie di terra.
Nel primo caso si è focalizzata l’attenzione “sul recupero e la riqualificazione dello straordinario patrimonio di cascine pubbliche e comunali che punteggiano tutti i bordi di Milano e sorgono in connessione con la trama dei corsi d’acqua che scorrono nel territorio”.
Le cascine sono” luoghi deputati all’agricoltura di prossimità e alla distribuzione dei prodotti agricoli, ma anche spazi già oggi utilizzati come presidi per l’accoglienza e l’integrazione delle fasce più deboli della popolazione milanese… mediazione tra città e campagna…ma anche spazi comunitari destinati ad accogliere (con una rete di apposite strutture ricettive, come agriturismi e bed&breakfast) una parte dei visitatori”.
Analogamente è stato ripensato il progetto delle vie di terra, “ individuando nel cuore della città un percorso pedonale e ciclabile ( in parte già esistente) che unisce tutti i principali luoghi della cultura, dell’arte e della scienza presenti a Milano”.
La Società EXPO 2015 dichiara inoltre che promuoverà una serie di grandi concorsi internazionali di progettazione che coinvolgeranno oltre i Paesi e le istituzioni invitate, anche gli architetti,i designer, gli artisti, gli agronomi di ogni parte del mondo.
Difficile esprimere un parere compiuto su quello che più che un progetto, appare oggi come un documento direttore, salvo che risulta del tutto diverso da quello iniziale, sicuramente la crisi economica mondiale e la conseguente scarsità di risorse disponibili per realizzare il progetto expo 2015 hanno portato i responsabili a riformularlo con maggiore sobrietà, ma a mio parere c’è di più.
La tante critiche ricevute hanno lasciato il segno ed oggi si può parlare di una riformulazione che ha eliminato inutile costose opere -quasi una fiera campionaria 2- inoltre si è introdotto il concetto di “EXPO diffusa sul territorio” partendo da quanto già c’è in termini di elementi strutturali (le cascine, i navigli, le piste ciclabili, le opera d’arte, i musei).
Poco si dice sul dopo EXPO: le aree, così riccamente infrastrutturate diverranno sede di nuova urbanizzazione?, si andrà verso una rivalorizzazione agricola dell’area? vi sono le condizioni per dotare Milano di una grande serra/ parco botanico? E perché limitare il progetto all’interno dei confini di Milano città?
E’ necessario saperlo prima e ad ogni buon conto la vigilanza ed il contributo di critiche e di idee deve continuare da parte di tutti.
Sergio Saladini

 
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