settembre 2009
L'intervento dell'Area mare ARPAT su due delfini spiaggiati sull'arenile di Tombolo
L'area Mare di ARPAT si occupa dal 1985 di indagine e valutazioni sulla risorsa ittica demersale [Si definiscono demersali quelle specie di organismi marini che nuotano attivamente ma si trattengono nei pressi del fondale, sul quale o nei pressi del quale trovano il nutrimento] all'interno del progetto ministeriale GRUND e quello Comunitario
MEDITS. Si occupa inoltre di biodiversità marina ed all'interno di questo settore, in particolare, rientrano le attività di monitoraggio dei grandi vertebrati marini (avvistamento, spiaggiamento e/o cattura accidentale di squali, tartarughe e cetacei).
Per gli squali il responsabile area mare Fabrizio Serena è coordinatore di un progetto denominato MEDLEM, un progetto iniziato molti anni fa a livello italiano ed adesso allargato a tutto il bacino mediterraneo. Il protocollo del progetto MEDLEM e la scheda di rilevamento dati relativa è stata trasmessa in modo ufficiale al RAM (Reparto Ambientale Marino della Capitaneria di Porto) e a molti istituti a livello mediterraneo; recentemente il progetto è stato inserito sul sito di ARPAT che ospita anche la banca dati on-line alla quale i colleghi anche stranieri possono accedere per inserire i propri dati previa richiesta di una password.
Per quanto riguarda i cetacei l’Area Mare di ARPAT collabora con progetti preesistenti, come ad esempio il progetto spiaggiamenti del Centro Studi Cetacei di Milano, o il progetto sugli spiaggiamenti dei grandi cetacei dell'università di Padova. Il gruppo area mare, distribuito lungo tutta la costa toscana, può funzionare, coordinandosi naturalmente anche con altre realtà e soggetti locali, come una rete di raccolta dati ed intervento sugli eventi di spiaggiamento e cattura accidentale di questi animali. Il compito di ARPAT, in questo senso, è quello di intervenire, applicare i protocolli, compilare la scheda di rilevamento dati ed indirizzare l'esemplare od eventuali campioni a enti attrezzati per l’intervento (Università di Siena, Università di Padova, Musei di Storia naturale ecc.). L’attività sui cetacei si limita solo allo studio delle abitudini alimentari (attraverso l'analisi del contenuto stomacale) e dell'età (attraverso lo studio e l'analisi dei denti), argomenti specifici dell’attività di Area Mare, che già svolge sui pesci, e che hanno lo scopo di fornire informazioni per lo studio e la ricostruzione della rete trofica marina. A questo proposito, interessante è la recente costituzione a cura della Regione Toscana dell'Osservatorio Toscano dei Cetacei (OTC) a cui ARPAT potrà dare significativi contributi, anche di coordinamento tecnico delle conoscenze disponibili.
Anche per quanto riguarda le tartarughe l’attività di ARPAT, come per i cetacei, è quello di intervenire sull'animale, raccogliere le informazioni, compilare le schede ed, eventualmente, conservare ed analizzare il contenuto stomacale. In questo l’attività è svolta in collaborazione con l'Acquario comunale di Livorno, che, anche se in fase di ristrutturazione, continua a funzionare quale centro abilitato e riconosciuto per la toscana (progetto tartarughe, CTS, CITES, ecc.) per recuperare, ospedalizzare, mantenere in cattività, marcare e liberare le tartarughe marine.
Nell’ambito delle attività dell’Area Mare descritte si colloca l’intervento del 2 giugno u.s. su due delfini della specie Stenella striata (Stenella coeruleoalba) che si sono spiaggiati, ancora vivi, sull’arenile del Tombolo della Giannella, nel comune di Orbetello. Sul posto sono tempestivamente intervenuti i volontari dell’AMA (Accademia Mare Ambiente “Sub Mascioli”) di Porto Santo Stefano e dell’Argentario Scuba Point e, grazie al loro prezioso ed instancabile lavoro, uno dei due delfini, un giovane di circa 120 centimetri di lunghezza, è riuscito a riprendere il largo. Le condizioni dell’altra stenella, un giovane maschio di 150 cm di lunghezza, sono apparse peggiori, dal momento che non nuotava e non galleggiava in modo autonomo, ed è stato quindi trasportato in una insenatura del canale proprio sotto il ponte Santa Liberata. Qui è rimasto tutto il giorno e la notte del 3 giugno.
La mattina del 4 giugno, grazie alla disponibilità di Roberto Salvadori, è stato trasferito in una vasca (non utilizzata al momento) della vicina avannotteria degli impianti di acquacoltura della Orbetello Pesca Lagunare dove è rimasto fino alla sera del 5 giugno, quando poi è deceduto.
Per tutto il periodo di “degenza” il delfino è stato costantemente seguito, giorno e notte, dai numerosi volontari, dai veterinari della usl 9 e dai veterinari esperti provenienti dallo Zoomarine di Roma e dall’Acquario di Genova, dal personale della capitaneria di Porto, dai Vigili del Fuoco, dai biologi dell’Area Mare di ARPAT, da De Pirro consulente del Parco della Maremma. Le condizioni del delfino sono apparse critiche ma stazionarie, ed il fatto che si trattasse di un subadulto ha fatto sperare in una possibile ripresa.
Al delfino sono stati somministrati farmaci specifici e sono stati eseguiti alcuni prelievi di sangue per il profilo clinico completo (analisi biochimiche, elettroforesi, emogramma); i campioni di sangue sono stati anche inviati all’estero per le specifiche analisi virologiche, soprattutto in relazione al morbillivirus (patologia comunque non trasmissibile all’uomo), agente virale che colpisce questi animali e di cui si registra un preoccupante allarme in tutto il Mediterraneo.
Nella serata del 5 giugno u.s. la carcassa del delfino è stata trasportata presso il museo dei Fisiocritici di Siena dove è stata eseguita la necroscopia e dove verrà custodito lo scheletro dell’animale. Dai primi risultati dell’esame utoptico non sono emerse chiare indicazioni sulle cause di morte: gli organi sono apparsi in buono stato, non sono stati evidenziati traumi interni, lesioni o versamenti di sangue e nessuna ostruzione a livello stomacale. Sulla stenella sono inoltre stati prelevati specifici campioni di organi e tessuti che andranno a far parte della Banca Tessuti dell’Università di Padova, coordinata dal Prof. B. Cozzi, specifico progetto in collaborazione con il dipartimento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata e Igiene Veterinaria dell’Università di Padova.
ARPA Toscana