settembre 2009
Gli incentivi pubblici per l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili
Le incentivazioni pubbliche per l’efficienza energetica e la promozione di fonti rinnovabili sono articolate in accordo con i differenti livelli di governo del territorio. In questo breve scritto mi limito ad analizzare il livello nazionale e quello regionale.
Gli incentivi statali, si articolano in due iniziative principali: gli sgravi fiscali del 55% sull’imposta per gli interventi di riqualificazione energetica negli edifici e il Conto Energia per gli impianti fotovoltaici.
Con l’attuazione degli sgravi fiscali, vi è stato un risparmio di 615.000 MWh termici con costi per lo Stato stimati intorno ai 360 milioni di euro all’anno. Di fatto, questa operazione è a costo zero per lo Stato, se consideriamo l’IVA immediata che altrimenti non ci sarebbe stata, le entrate fiscali dei servizi correlati, l’emersione del “nero” e l’indotto di 200.000 occupati anti-ciclico rispetto alla crisi e quindi ai mancati sussidi di cassa integrazione.
Il Conto Energia per il fotovoltaico, per contro, ha incentivato l’installazione di 39.520 impianti per quasi 500MW installati a tutt’oggi, con 600.000 MWh/anno di produzione potenziale, anche se solo un terzo di questi impianti è attualmente collegato alla rete. Gli incentivi netti erogati nel 2008 sono stati all’incirca 60 milioni di euro con 186.000 MWh prodotti (l’energia da FV viene pagata ai singoli produttori mediamente 420€/MWh, però dato che essa viene prodotta nelle ore di punta, nelle negoziazioni della Borsa Elettrica questa energia vale prezzi che superano quasi sempre i 100€/MWh).
Analizzando gli incentivi erogati dalle singole Regioni, le somme destinate all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili ammontano a circa 500 Milioni di Euro che però provengono da Fondi POR-FESR, quindi fondi statali e comunitari, ripartiti su 7 anni, dal 2007 al 2013. Si tratta di contributi in conto capitale una tantum, con procedure di assegnazione piuttosto lunghe e complesse.
Parecchie Regioni mettono a disposizione fondi propri per incentivare l’efficienza energetica e le rinnovabili, sempre con la modalità dei contributi in conto capitale. L’Umbria ha investito 6 milioni di euro a favore delle imprese; il Lazio ha finanziato con 6 milioni euro interventi di riqualificazione degli edifici privati; l’Abruzzo dà 600 euro di contributo a fondo perduto ai cittadini per cambiare le caldaiette autonome; la Calabria finanzia al 100% i tetti fotovoltaici; la Campania mette a disposizione 34 milioni di euro per impianti FV fino a 1MW per le microimprese; il Friuli Venezia Giulia incentiva la manutenzione straordinaria delle abitazioni con riqualificazione energetica; la Toscana, il Veneto e la Valle D’Aosta danno contributi all’efficienza per 2 milioni di euro; il Molise dà incentivi per alloggi ecologici, la Provincia di Trento eroga contributi al 35% per i privati e le imprese e all’80% per gli enti pubblici per interventi di riqualificazione degli edifici con l’upgrade di classe energetica.
Non mancano le curiosità: l’Abruzzo dichiara, nel bando d’incentivazione per la sostituzione delle caldaiette autonome, che l’accesso all’incentivo avverrà in ordine cronologico di arrivo delle domande, ma poi istituisce una commissione di tre membri per redigere la graduatoria cronologica, cosa per la quale basterebbe un normale impiegato. Il Friuli V.G. adotta un originale criterio di valutazione: le domande di contributo sono elencate in ordine di costo dell’intervento proposto; il 70 per cento delle risorse disponibili è destinato agli interventi collocati nella parte superiore della graduatoria, a partire dall’intervento di maggior costo e il residuo 30 per cento delle risorse disponibili è destinato agli interventi collocati nella parte inferiore della graduatoria a partire dall’intervento di minor costo. In Lombardia, un bando congiunto tra la Regione e l’Unione delle Camere di Commercio per incentivare con 1,236 Milioni di Euro impianti solari termici per le PMI, è talmente complicato che va praticamente deserto e la Regione è costretta a prorogare il bando.
Mediamente tutti questi i programmi di incentivazione pubblica in conto capitale prevedono contributi che oscillano dal 30% al 50% dei lavori eseguiti. Ciò vuol dire che i contributi in conto capitale producono un effetto moltiplicativo di un fattore 2 o al massimo 3. I bandi sono in genere complessi, lunghi da gestire sia nella fase di valutazione, ma soprattutto nella fase di erogazione dei contributi. Infine, la caratteristica ad intermittenza di questi bandi con data di scadenza, obbligano i professionisti e le imprese a periodi di lavoro intensi, intervallati da lunghi periodi di attesa per i responsi o tra un bando e l’altro.
Questi bandi inoltre distorcono i mercati delle nuove tecnologie che si cerca di incentivare: se il contributo concesso ad una determinata tecnologia è elevato, e possibile che i prezzi di quella tecnologia subiscano aumenti considerevoli che annullano in parte l’effetto del contributo stesso. Ciò è dovuto alle forti richieste delle tecnologie incentivate per periodi brevi e al pericolo, per i distributori, di riempire i magazzini di prodotti che, finita l’incentivazione, rimangono invenduti.
Ma anche in presenza di una quota consistente di contributo, occorre comunque possedere la rimanente parte della somma necessaria dell’investimento, oppure farsela prestare da un istituto di credito, cosa che rende poco appetibile il contributo iniziale, dato che gli interessi bancari sulle somme prestate possono uguagliare la quota stessa di contributo. La liquidazione dei contributi poi, in situazioni in cui le amministrazioni pubbliche non sono in grado di adattarsi ai picchi di lavoro indotti da questo tipo di bandi, assume tempi “biblici” e non di rado occorre aspettare anni per ottenere gli agognati contributi.
Questi argomenti fanno ritenere che per gli interventi di efficientamento energetico e per la realizzazione di impianti di fonti rinnovabili, i contributi pubblici in conto capitale siano il peggior sistema di incentivazione esistente.
Qualcuno tuttavia sembra averlo capito. La Regione Piemonte infatti ha istituito un sistema di incentivazione in conto interesse contribuendo per il 50% degli interessi sui prestiti bancari per le imprese e per il 60% per i privati. Con uno stanziamento di circa 6 milioni di Euro, il Piemonte riesce a mobilitare almeno 60 milioni di investimenti.
La Provincia di Milano è andata anche oltre creando delle partnership pubblico-private con gli istituti di credito per erogare prestiti rigorosamente senza interessi ai cittadini interessati a investire in risparmio energetico e fonti rinnovabili. Gli interessi sulle somme prestate sono ripartite 50-50 tra la Provincia e le Banche e i cittadini possono accedere all’intero importo necessario ad effettuare gli interventi restituendo solo il capitale prestato. Condizione per ottenere il prestito è che i risparmi ottenuti siano congruenti con le rate di rimborso del prestito in modo che l’operazione sia “indolore” per i cittadini. Inoltre gli artigiani o le imprese che effettuano i lavori, devono dichiarare e sottoscrivere l’entità del risparmio che gli interventi produrranno. Con questo sistema occorrono mediamente 15 giorni dalla presentazione della richiesta alle Banche per espletare le pratiche ed erogare i prestiti e i cittadini sono garantiti sul risultato dell’operazione. In due anni, con una spesa di 1.350.000 Euro la provincia di Milano ha mobilitato 15 milioni di investimenti a favore delle Piccole Imprese, quindi anche con una funzione anticiclica rispetto alla crisi economica e finanziaria in corso.
Sergio Zabot