luglio 2009
Nucleare, divulgazione scientifica ed emotività
Parlando a Milano, durante il primo appuntamento dei “Dialoghi sull’energia”, organizzati da A2A alla Casa dell’Energia, Chicco Testa ha lamentato la carenza di professionisti dell’informazione sui temi energetici, con particolare riguardo al nucleare, cosa che ostacola i dibattiti pubblici razionali e generalizzati. Fin qui nulla di strano; la tesi è condivisibile e si può discuterne. Ma poi Testa si è spinto oltre e ha enfatizzato la necessità di far leva su una emotività favorevole al nucleare che sfrutti le paure dei cambiamenti climatici e della sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Come chiedere ai giornalisti di ingannare i lettori perché il fine giustifica i mezzi …
Agli ambientalisti Testa imputa la contraddizione di opporsi a una fonte di energia elettrica in grandi quantità che non genera CO2, e al mondo politico e al pubblico in genere, invece, la contraddizione di vincolare la sopravvivenza del sistema produttivo e dello stile di vita italiano a personaggi inaffidabili come il leader libico Gheddafi e a situazioni non controllabili direttamente come il rapporto Russia-Ucraina (1 ).
Ebbene, il nostro umanista hegeliano ignora, o meglio nasconde il fatto che per produrre le 40 tonnellate/anno di Uranio che servono per alimentare un EPR da 1.600 MW, come quelli che si vorrebbero costruire in Italia, occorre partire da qualcosa come 8.000.000 di tonnellate di roccia, equivalenti alla piramide di Cheope, che vanno prima estratte, macinate, poi diluite con 1.400.000 metri cubi di acqua e 22.000 tonnellate di acido solforico, per ottenere alla fine 350 tonnellate di Yellowcake, un ossido che contiene lo 0,7% di uranio fissile, più l’equivalente, appunto, di una piramide di Cheope all’anno di scarti.
Poi quest’uranio va arricchito per incrementare la parte fissile, cioè l’Uranio 235, almeno al 3,5%. L’arricchimento avviene per centrifugazione trasformando l’uranio in gas, l’esafluoruro di uranio. Per fare questo servono 370 tonnellate di fluoro, gas molto leggero, altamente volatile e che alla fine del processo è altamente radioattivo, impossibile da smaltire e che comporta una gestione molto onerosa.
Finalmente si ottengono 40 tonnellate di Uranio combustibile in forma di Bi-Ossido di Uranio, oltre che 250 tonnellate di uranio impoverito, che poi tanto povero non è, dato che contiene ancora lo 0,3% di uranio fissile, quindi radioattivo.
In conclusione, per far funzionare un EPR per un anno si consumano 190.000 TEP con l’immissione in atmosfera di 670.000 tonnellate di CO2. Poca cosa, dato che ciò corrisponde a soli 56grammi di CO2 per kWh che verrà prodotto. Se però consideriamo che la costruzione della centrale è responsabile dell’emissione di altri 12grammi di CO2/kWh e che la gestione delle scorie comporta un “debito” stimato tra i 30 e i 65grammi di CO2/kWh arriviamo a una cifra che oscilla tra i 96 e i 134grammi di CO2/kWh, circa un terzo delle emissioni di un ciclo combinato a gas (2 ).
Ma la pacchia dura fino a che dura la disponibilità di minerale con concentrazioni di uranio piuttosto elevate. Man mano che la purezza del minerale di uranio diminuirà, ci vorrà più energia fossile per estrarre l’uranio e le emissioni di CO2 arriveranno inevitabilmente a eguagliare le emissioni di una centrale a gas.
Per quanto riguarda la paure della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, questa è una delle più forti pressioni ideologiche e mediatiche operate per convincere gli italiani della necessità dell’energia nucleare: il petrolio proviene in prevalenza dai paesi arabi, il gas dalla Russia di Putin e dalla Libia di Gheddafi, tutti paesi politicamente inaffidabili, per non parlare del Venezuela di Chavez e della Bolivia di Morales che nazionalizzano le industrie del petrolio e del gas.
Ebbene, pochi sanno che su un fabbisogno mondiale annuo di circa 70.000 tonnellate di Uranio, solo 20.000 tonnellate, pari al 28%, provengono da paesi cosiddetti “stabili”, quali Australia, Canada, USA. Altre 20.000 tonnellate arrivano da Kazakhstan, Russia, Niger, Namibia e Uzbekistan, Paesi non particolarmente “stabili” e, infine, 30.000 tonnellate necessarie a equilibrare il fabbisogno dei reattori nucleari provengono dagli arsenali militari Russi in smantellamento.
Ora, caro Chicco, perché l’amico Putin dovrebbe essere inaffidabile quando ci vende il gas e diventare affidabile quando ci fornisce l’Uranio? Forse non ti sei accorto che il tuo sogno è già realtà e ora pretendi che i “professionisti dell’informazione” assecondino le tue menzogne facendo leva sull’emotività favorevole della gente. Ne conosciamo un altro che ha deliri analoghi … ma questa è un’altra storia.
(1) Vedi il report di Francesco Ranci su Quotidiano Energia del 16 Giugno 2009
(2) vedi "Secure energy, civil nuclear power and global warming" Oxford Research Group, 2007
Sergio Zabot