EDITORIALE
aprile 2009
Le priorità nell'intervento pubblico: bisogni di tutti o della maggioranza dei cittadini, Stato Costituzionale o Stato Etico ?
Il caso dei tumori da Amianto
Furoreggiano sui quotidiani inchieste per sapere dagli italiani quali sono le priorità che,secondo loro, il governo dovrebbe affrontare : quasi in tutti i casi il problema dell’occupazione e quello del costo della vita sono le preoccupazioni principali, l’ambiente segue a ruota mentre la sicurezza, scivola “a mezza classifica”, le morti sul lavoro e le malattie professionali invalidanti sembrano interessare a pochi.
Ciò a fronte di statistiche davvero impressionanti: in particolare ci ha colpito l’incidenza delle morti provocate dalla contaminazione da polveri di amianto e dalla successiva insorgenza del tumore: ogni anno ne muoiono oltre 3000, tre volte di più delle cosiddette “morti bianche” ovvero delle vittime di incidenti sui luoghi di lavoro.
Il Governo ed in particolare il Presidente del Consiglio sembrano muoversi e legiferare non in base ad una individuazione razionale dei bisogni e dei diritti di tutti, ma a bisogni percepiti dalla maggioranza di essi o sulla base di “principi etici” e anche qui lo zelo è esercitato esclusivamente su alcuni temi – cari soprattutto alla Santa Sede- come nel caso della fecondazione assistita o del testamento biologico, mentre altre priorità non vengono riconosciute né come azioni di buon governo, né in base ai principi a base dell’ etica adottata “per il bene dei cittadini”.
Visto che coraggiosi giornalisti , associazioni ed anche pezzi dello Stato continuano a cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica, il parlamento ed i governanti sulla gravità di questo fenomeno e sui ritardi delle risposte di Stato e regioni, anche noi nel nostro piccolo diamo il nostro contributo, parlandone.
L’Associazione Italiana malati di Cancro, Parenti e Amici ci informa che Il mesotelioma è una rara forma di tumore a carico della pleura o del peritoneo, le membrane che rivestono il torace e l’addome. Queste membrane rivestono rispettivamente i polmoni e gli organi addominali…. Il più diffuso è il mesotelioma pleurico…. Aver svolto un’attività lavorativa, durante la quale si è venuti a contatto con l’amianto, o asbesto, può influire sul rischio di sviluppare il mesotelioma. La maggior parte di coloro che sviluppano il mesotelioma ha svolto un’attività lavorativa, durante la quale è venuto a contatto con l’amianto, o ha vissuto in zone in cui lo ha inalato o ingerito. Il tempo di latenza tra esposizione e manifestazioni cliniche può essere molto lungo. Altri fattori di rischio sono: frequentare soggetti che lavorano a contatto con l’amianto”.
Spiega l’ISPESL ( Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro che “ l'Italia è stata uno dei maggiori produttori ed utilizzatori di amianto fino alla fine degli anni '80. Nonostante l'uso dell'amianto sia stato completamente bandito nel 1992, l'Italia sopporta oggi le conseguenze dei livelli di esposizione cui ha dato luogo l'uso intenso del materiale dal secondo dopoguerra nei settori della produzione industriale di manufatti in cemento-amianto, di manufatti tessili contenenti amianto, della cantieristica navale, della riparazione e demolizione di rotabili ferroviari e dell'edilizia”.
Ad oggi risulta che vi siano ancora 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire.
In un recente articolo-inchiesta pubblicato sul Corriere della Sera Alessandra Mangiarotti ricorda alcuni dei casi di contaminazione e da questa sua inchiesta appare che oggi le contaminazioni non riguarda più solo quanti lavoravano in aziende ove specificamente si maneggiava il materiale, ma anche custodi di palazzi a contatto con rivestimenti di amianto ai tubi del riscaldamento, semplici condòmini di appartamenti ove si era fatto, nelle realizzazioni interne, un uso eccessivo di amianto e –caso davvero sorprendente – una Preside che si è ammalata “ per colpa delle polveri dell'Eternit in quanto il ….cortile e il tetto (di un capannone) erano fatti con gli scarti della lavorazione che venivano regalati».
«In tre casi su dieci, uomini e donne in pari misura, ci si ammala e si muore di mesotelioma (il cancro della pleura causato quasi esclusivamente dall'amianto) o cancro ai polmoni a causa di esposizioni extra professionali», spiega – sempre sulle colonne del Corriere della sera- Alessandro Marinaccio, responsabile del Registro nazionale dei mesoteliomi dell’ISPELS.
Ricordiamo che la legge 257 del 27 marzo 1992 imponeva alle regioni un censimento e che ad oggi, dopo diciassette anni quattro Regioni ancora non l’hanno terminato: Calabria, Lazio, Sicilia e Provincia autonoma di Trento ed anche le altre hanno per lo più prodotto indagini parziali e realizzate con metodi diversi che rendono quasi impossibile confrontare i risultati, si può solo dire che dei 23 mila siti segnalati ben 15 mila sono situati nella regione Marche; da ricordare inoltre che mancano nel dispositivo legislativo sanzioni per gli enti locali ed i privati inadempienti.
Davvero efficace l’indagine di Alessandra Mangiarotti presso le Regioni, sempre dal suo articolo apprendiamo che « quando arriveranno (tutti i dati) non è detto che saranno incrociati con quelli epidemiologici per attuare piani di intervento mirati e urgenti», dice Pietro Comba, dell'Iss.
La legge impone una conferenza l'anno. Dal '92 ne è stata fatta solo una. La competenza, dicono dall'Ambiente, è della Commissione nazionale amianto del ministero della Salute. Ma da lì non sono arrivati né dati né risposte.
Per quanto riguarda le risorse destinate alle bonifiche dei siti, piccoli o grandi che siano ed esclusi i fondi per il Programma nazionale bonifiche, il ministero dell'Ambiente nel 2001 ha stanziato 9 milioni per ulteriori risanamenti e per una mappatura completa. Altri 5 milioni sono stati previsti dalla Finanziaria 2008, di recente però annullati. Alcune Regioni hanno stanziato fondi propri. Il Veneto sta per approvare 15 milioni di incentivi. (La Lombardia — aveva stanziato un milione per il 2006-2007, ma la delibera è stata sospesa.)
I piani regionali impongono ai proprietari degli immobili di denunciare all'Asl la presenza di manufatti in amianto friabile, alcuni anche quelli di cemento-amianto. Non tutti i Comuni hanno però inviato le lettere informative. E quando l'hanno fatto non tutti i cittadini hanno risposto, dice Pietro Membri, presidente dell'associazione degli amministratori di immobili Anaci.
Mentre in Francia sono previste sanzioni per proprietari e amministratori (nell'atto di vendita bisogna attestare che nell'abitazione non è presente amianto) in Italia tutto tace», spiega il senatore Pd Felice Casson, firmatario di una proposta di legge che prevede tra l'altro anche l'indennizzo delle vittime civili. L'autodenuncia ha un costo a carico del privato: bisogna chiamare un'impresa certificata, fare una valutazione del rischio. Solo per un sopralluogo si va dai 150 ai 200 euro. Se poi si deve procedere alla bonifica, ad esempio di un tetto, si parla di migliaia di euro tra rimozione e smaltimento in discarica. Quelle autorizzate sono poche, le più grandi in via di esaurimento. Quelle individuate per sostituirle, come in provincia di Cremona, sono già diventate bersaglio della protesta dei cittadini. E quelle abusive ormai non si contano. Non è un caso che, come rivela uno studio dell'ospedale Montaldi di Napoli, un record di vittime da esposizione ambientale si registri proprio nelle aree dell'emergenza rifiuti: lì le persone colpite da mesotelioma sono aumentate del 50% in cinque anni. Più di nove su dieci non avevano mai lavorato in fabbrica”.
Un altro modo, questo, per leggere, affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti che, sostiene il Primo Ministro, è stata ormai superata ed archiviata.
Cosa ci aspettiamo? Che la Politica recuperi corrette modalità e processi di individuazione delle vere priorità concedendo il meno possibile alla “percezione” dei bisogni o alla pura ricerca del consenso ( vedi piano casa) rimettendo in primo piano i principi costituzionali su cui si fonda la razionalità laica dello Stato.
Sergio Saladini

 
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